Petrolio in Basilicata, l’Eni raddoppia

Sulla Basilicata incombe l’ombra del raddoppio delle estrazioni per la sola concessione Val d’Agri dell’Eni. 208 mila barili ai quali andrebbero ad aggiungersi i 50 mila barili di greggio che la Total vorrebbe estrarre dalla concessione Gorgoglione. 258 mila barili di greggio estratti giornalmente.

“Il potenziale di produzione in Val d’Agri è molto elevato, possiamo raddoppiare la produzione con beneficio per la Regione, fiscale per lo Stato e migliorando la bilancia dei pagamenti”. Sono queste alcune delle dichiarazioni rilasciate dall’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, il 9 ottobre, nel corso di un’audizione alla X Commissione permanente del Senato della Repubblica, su Industria, Commercio e Turismo. Aggiungendo che la Basilicata ha il potenziale per diventare un “polo petrolifero per i prossimi 20-30 anni“. Sembrerebbero numeri, in realtà rappresentano la condanna a morte di un territorio, quello lucano, già fortemente penalizzato da un quindicennio di estrazioni petrolifere. Perché se il raddoppio di cui parla l’amministratore delegato della multinazionale di San Donato Milanese non dovesse essere smentito, ci sarebbe da preoccuparsi. E’ palese che ormai il Memorandum (l’ultimo accordo firmato tra compagnie petrolifere, Stato e Regione), che conteggia 136 mila barili di greggio da estrarre giornalmente dalla sola Valle dell’Agri, è tramontato, rimettendo in ballo contrattazioni e somme. Con un punto fermo: l’accordo sottoscritto nel 1998 da Eni, Regione Basilicata e Governo centrale, il quale prevede un massimo di 104 mila barili di greggio da estrarre giornalmente. Quantità che salirebbero a 208 mila. Alle quali andremmo a sommare anche i 50 mila barili di greggio giornalieri che la Total si accinge ad estrarre nella Valle del Sauro, con la concessione Gorgoglione. Il famoso progetto Tempa Rossa. E siamo a 258 mila barili di greggio da estrarre giornalmente, a fronte di un volume di affari, per le sole compagnie, che si aggirerebbe intorno ai 10 miliardi di euro e più. Introiti e trivellazioni che potrebbero ulteriormente aumentare con la possibile bocciatura da parte della Corte Costituzionale della cosiddetta moratoria bluff voluta dalla Regione Basilicata (Legge regionale n.16 del 2012), impugnata dal Governo. Al governatore lucano, Vito De Filippo, non resterà che rinegoziare gli accordi del 1998, oggi rimessi in discussione. Lo stesso potrebbero fare i sindacati, che in questi giorni hanno assistito all’arrivo di un nuovo contratto di sito, con in ballo l’illusione occupazionale ed il benessere collettivo, di un’isola felice che non c’è.

In questo modo la Basilicata – una terra che verrà ricordata solo ed esclusivamente per gli enormi danni ambientali provocati dalle multinazionali dell’oro nero – consoliderà la sua posizione di “regione-chioccia” per il fabbisogno energetico del nostro Paese. Prepararsi ad estrarre dalla sola Valle dell’Agri 208 mila barili di greggio al giorno significa ampliare il Centro olio di Viggiano, realizzare un nuovo termo-combustore, 3 nuovi depositi di olio, una quinta linea di lavorazione dedicata al gas e forse, come da indiscrezioni, anche una sesta linea per il trattamento di 26 mila barili che dovrebbero essere estratti dai monti di Marsico Nuovo. L’ampliamento del Centro olio di Viggiano ed il raddoppio delle estrazioni sono, però, vincolati all’acquisizione da parte di Eni di nuovi terreni adiacenti all’impianto, alla contestata apertura da parte dell’amministrazione comunale di Grumento Nova del pozzo di reiniezione “Monte Alpi 9 Or Deep” – nel quale dovrebbero essere sversati i reflui del Centro olio, considerando l’esaurimento del pozzo di reiniezione “Costa Molina” – e all’intoppo Taranto, che per il momento dice di no, negando le autorizzazioni ambientali, per l’ampliamento della raffineria Eni, necessaria per la lavorazione dei 258 mila barili giornalieri. Intoppi, questi ultimi, ai quali penserà la modifica dell’articolo 117 della Costituzione.

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.