Sesto San Giovanni, nuovo “terremoto” Falck

Finanziamento illecito, corruzione e concussione. Sono questi i reati contestati al vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, Filippo Penati (in quota al Partito Democratico) e ad una quindicina di persone, tra le quali anche un assessore del Comune di Sesto San Giovanni (Pasqualino Di Leva, oggi dimessosi dall’incarico), alle porte di Milano.

L’indagine, condotta dalla Procura di Monza, riguarda la famosa area Falck ricadente nel municipio di cui lo stesso Penati è stato sindaco dal 1994 al 2001. Secondo le ipotesi accusatorie alcuni degli indagati avrebbero promesso o elargito – tra il 2001 e il 2002 – somme di denaro (si parla di oltre due milioni di euro) al fine di agevolare il rilascio di alcune concessioni o modifiche al Piano di Governo del Territorio, nell’ambito del progetto di riqualificazione dell’area delle ex acciaierie. Quella della bonifica e della riqualificazione dell’area Falck è una storia interminabile. Già nel settembre del 2010 la Procura di Milano – nel corso delle indagini sull’area milanese di Montecity – aveva tirato in ballo i presunti “rapporti anomali” tra un architetto e la Immobiliare Cascina Rubina.

La notizia è arrivata a poche ore dal “rimpasto” avvenuto nel Consiglio di Amministrazione della Sesto Immobiliare (la società che ha rilevato l’area da Risanamento), con la nomina di Piero Gnudi a presidente e la conferma di Davide Bizzi ad amministratore delegato. Un affare immobiliare – quello della riqualificazione di circa 1,4 milioni di metri quadrati – da oltre 400 milioni di euro, su un’area dal valore di 256 milioni di euro, come da bilancio della Immobiliare Cascina Rubina, una società direttamente controllata da Risanamento. Se il progetto di Renzo Piano c’è, così come la data di inizio dei lavori fissata per la fine del 2012 appena incassata la definizione della bonifica dell’area, sembrerebbe ancora mancare l’ufficialità della partecipazione all’operazione di Intesa San Paolo, Banca Popolare di Milano ed Unicredit.

Anche l’amianto a Sesto San Giovanni. Dopo il 1995 – anno dell’avvenuta cessazione della produzione di acciaio – alcuni lavoratori, costituitisi nel “Comitato Operai ex Falck contro l’amianto”, diedero inizio ad una battaglia legale contro la proprietà, l’Inail e l’Inps, ottenendo così i benefici previdenziali previsti dalla Legge n.257/92 a tutela dell’esposizione all’amianto, molto usato durante le lavorazioni produttive di acciaio”. In merito, in una nota del 24 ottobre 2002, il Comitato ricordava “che la situazione di bonifica delle aree ex Falck a tutt’oggi evidenzia quante sostanze nocive fossero presenti all’interno degli impianti” […] “È in corso presso la Procura di Monza un processo nei confronti dell’ex sindaco Penati e dell’ex capo ufficio tecnico Schiappapietra per quanto riguarda la vicenda della bonifica dell’area Vulcano. Nel processo è indagato, tra i restanti 14 imputati, anche l’attuale proprietario dell’area Caltagirone”.

Il Gruppo Falck. Con il nome di Società Anonima Acciaierie e Ferriere Lombarde il gruppo venne fondato nel 1906, quotato in borsa nel 1963, divenendo la più grande impresa siderurgica del nostro Paese nel 1971. In seguito la crisi, che ha portato gradualmente Falck spa ad investire e spostarsi nel mercato delle energie rinnovabili, dapprima con la Sondel e successivamente – come riportato sul portale ufficiale del Gruppo – consolidare  “tutte le attività di produzione di energia da fonti rinnovabili del Gruppo Falck all’interno di Actelios spa, che ha acquisito il nome di Falck Renewables spa, divenendo uno dei più importanti pure player del settore nel panorama europeo”, nella produzione di energia da eolico, solare, biomasse e waste-to-energy.

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1 commento



  1. Viler - 20 luglio 2011 at 16:56

    che bella marmellata..
    si sono fregati i soldi delle bonifiche..speculazione ad ampio spettro..
    Ottimo post Direttò..

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