La Basilicata verso la social card petrolifera

Il 19 marzo 2015 il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari, e il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, hanno firmato un accordo destinato a regolamentare il trasferimento e l’ambito di spesa di nuove risorse economiche derivanti dal “Fondo 3% delle royalties”, legato alle attività estrattive.

Un accordo per zittire gli scettici e cercare di raddrizzare l’immagine nera della Basilicata rappresentata e denunciata da inchieste giornalistiche e programmi televisivi. Questo è quello che si sono detti Simona Vicari, sottosegretario allo Sviluppo economico, e Marcello Pittella, governatore lucano al momento della sottoscrizione di una nuova intesa tra Regione Basilicata e Ministero. “Un preliminare di accordo – come viene riferito in una nota stampa pubblicata sul sito Unmig (Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse) – relativo all’utilizzazione delle risorse derivanti dal Fondo 3% delle royalties che, per il biennio 2013-2014 ammontano a circa 130 milioni di euro”.

Le misure – prevista dall’articolo 36 della legge Sblocca Italia (la n.164 dell’11 novembre 2014) – mirerebbero alla regolamentazione di fondi destinati alle misure di sviluppo economico nella Regione e alla social card, che va a sostituire il bonus carburanti. Per grandi linee, come riferisce il Ministero dello Sviluppo economico l’accordo prevede “incentivi a favore del sistema produttivo lucano; interventi nel settore del risparmio e dell’efficienza energetica; misure di sostegno al reddito mediante strumenti di incentivazione per l’accesso ad iniziative di inserimento occupazionale e sociale per i soggetti più deboli; ampliamento dei servizi offerti dagli enti locali; risorse per promuovere l’occupazione stabile e i progetti di utilità sociale”. Le cifre di cui si parla ammonterebbero a circa 75 milioni di euro derivanti dal Fondo sulle produzioni del 2013 e circa 55 milioni di euro derivanti dal Fondo sulle produzioni del 2014. Per un totale di circa 130 milioni di euro suddivisi in una serie di aree di intervento con relativi importi riportati del preliminare di accordo, ma senza riferimenti ad alcun capitolato di spesa ed un grande punto interrogativo legato alle spese di bilancio regionali. In poche parole, prima degli annunciati finanziamenti a pioggia, i cittadini lucani vedono aprirsi un’altra fumosa porta in cambio dell’aumento delle estrazioni di gas e greggio.

Infine, nelle intenzioni di Ministero e Regione c’è l’idea di individuare un gruppo di lavoro scientifico “con il compito di valutare i parametri di esercizio degli impianti produttivi presenti in Basilicata. Nello specifico dovrebbero essere approfondite le cause delle diverse anomalie accorse nell’ultimo anno al Centro olio di Viggiano, nonché porre in essere un controllo su “tutti i rifiuti solidi e liquidi prodotti dagli impianti”. Due questioni, queste, già ampiamente archiviate sia dalla Regione Basilicata, sia dalle compagnie petrolifere, sia dall’Unmig (Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse), che andrebbe del resto a gestire il gruppo di lavoro in quanto costituito nell’ambito della Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (Cirm).

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