Le prospezioni agevolate e i giacimenti marginali

Dopo royalties, aliquote e sgravi fiscali le compagnie petrolifere, nel nostro Paese, beneficiano di prospezioni agevolate. Finanziamenti a fondo perduto per incentivare il possibile sfruttamento di giacimenti marginali e non.

Insieme alla regolamentazione delle aliquote/royalties/compensazioni ambientali (che trovano fondamento nel Decreto legislativo n.625 del 25 novembre 1996, concernente “l’attuazione della Direttiva 94/22/CE relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi”, e successive “limature” nella Legge 140 del 1999 [1][2]) e delle franchigie/esenzioni dal pagamento delle aliquote (che trovano fondamento sempre nel Decreto legislativo n.625 del 25 novembre 1996, nell’articolo 19, commi 2, 3 e 6-bis), lo Stato ed i ministeri competenti in materia di idrocarburi hanno adottato un’altra misura normativa – alias agevolazione – che va ad incentivare la ricerca in terraferma ed in mare. Al centro dell’attenzione il recupero dei giacimenti marginali ed il finanziamento rivolto a vecchi e nuovi operatori presenti nel nostro Paese [3]. Da questo punto di vista, va posta particolare attenzione al Decreto legislativo n.164 del 23 maggio 2000, su “l’attuazione della direttiva n. 98/30/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale, a norma dell’articolo 41 della legge n. 144 del 17 maggio 1999”.

Le prospezioni agevolate. Il Decreto legislativo n.164 del 23 maggio 2000 pone al centro la “libertà” delle attività del settore. Lo fa con l’articolo 1 (comma 1) quando sancisce che “Nei limiti delle disposizioni del presente decreto le attività di importazione, esportazione, trasporto e dispacciamento, distribuzione e vendita di gas naturale, in qualunque sua forma e comunque utilizzato, sono libere”. Così come con l’articolo 4 (comma 1) quando sancisce che “L’attività di prospezione geofisica condotta da parte dei titolari di permessi di ricerca o di concessioni di coltivazione per idrocarburi, sia ai fini della ricerca tecnologica applicata che ai fini della ricerca e della coltivazione di riserve di idrocarburi, è libera”. Ed in quanto “libera” va incentivata con “Disposizioni per l’incremento delle riserve nazionali di gas”. Per incrementare le riserve nazionali di gas si è pensato di favorire la ricerca in terraferma ed in mare finanziando l’attività di prospezione. A dirlo l’articolo 5, che recita: “A decorrere dal 1° gennaio 2000 il 5% delle entrate derivanti allo Stato dal versamento delle aliquote di prodotto della coltivazione da parte dei titolari di concessione di coltivazione è destinato ad un contributo, in misura non superiore al 40%, relativamente al costo per rilievi geofisici di cui al presente articolo condotti dai titolari di permessi di ricerca e concessioni di coltivazione. Sono esclusi dal contributo i rilievi geologici e il riprocessamento di dati geofisici”. Nell’articolo 6, invece, viene specificato addirittura la copertura dell’onere “valutato in lire annue 7 miliardi (poco più di 3 milioni e 600 mila euro, ndr) […] a carico del “Fondo di rotazione”. Il “Fondo di rotazione”, come spiega l’articolo 5, comma 1 della Legge n.183 del 16 aprile 1987, è “È istituito, nell’ambito del Ministero del tesoro – Ragioneria generale dello Stato, un fondo di rotazione con amministrazione autonoma e gestione fuori bilancio”. In sostanza, parte delle royalties versate dalle compagnie petrolifere servono per finanziare le stesse nella fase di ricerca.

I giacimenti marginali. A regolare invece la “riabilitazione” dei giacimenti marginali è l’articolo 5 del Decreto legislativo n.164 del 23 maggio 2000, che si fonda proprio sulla loro “Incentivazione alla coltivazione […]”. L’incentivazione si applica a tutti quei “giacimenti per i quali, sulla base delle tecnologie disponibili e con riferimento al contesto economico, lo sviluppo per la messa in produzione, ovvero la coltivazione delle code di produzione risultino di economicità critica e fortemente dipendente dalle variabili tecnico-economiche e dal rischio minerario”. In virtù di questo alle compagnie petrolifere che intendono recuperare dei giacimenti marginali verranno concessi sgravi fiscali su “gli utili di esercizio, le riserve e gli altri fondi“. Inoltre, il medesimo Decreto legislativo (articolo 4, comma 5), favorisce e sottolinea che “a decorrere dal 1o gennaio 2000 il 5% delle entrate derivanti allo Stato dal versamento delle aliquote di prodotto della coltivazione da parte dei titolari di concessione di coltivazione è destinato ad un contributo, in misura non superiore al 40%, relativamente al costo per rilievi geofisici di cui al presente articolo condotti dai titolari di permessi di ricerca e concessioni di coltivazione. Sono esclusi dal contributo i rilievi geologici e il riprocessamento di dati geofisici [4]. Come “abbattere” il rischio d’impresa.

Note post stesura
[1] Ulteriori aggiornamenti con Legge 99 del 2009
[2] Ulteriori aggiornamenti con Legge 134 del 2012
[3] Un bonus passato inosservato in quanto inserito nell’ambito della liberalizzazione del mercato interno del gas naturale.
[4] L’articolo 4, comma 5 è stato cancellato con il Decreto legislativo n.83 del 22 giugno 2012, come riportato in un articolo del 9 dicembre 2013 a firma di Maria Ferdinanda Piva

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.