Alla ricerca del gas nel Parco agricolo Sud

Si chiama “Moirago 1” il pozzo esplorativo che potrebbe essere trivellato a Zibido San Giacomo, a Sud di Milano, lungo il Naviglio Pavese. È un progetto di Apennine Energy spa, ed entro fine anno potrebbe ricevere il “visto buono” di Regione Lombardia, con la conclusione del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (VIA). Sabato 8 novembre in programma una manifestazione. Con una replica di Apennine Energy spa.

Il pozzo “Moirago 1” (che prende il nome da una delle frazioni del Comune di Zibido San Giacomo) è inserito nel permesso di ricerca “Badile” (154,50 chilometri quadrati) -attribuito nel 2010- è finalizzato alla ricerca di metano a una profondità massima di 4.200 metri. Localizzato lungo via Longarone, sorgerebbe in un terreno agricolo circondato dai confini del Parco agricolo Sud e riconvertito ad uso industriale nel 2007, un anno dopo la prima richiesta di attribuzione del permesso di ricerca avanzata da Società Energia della Concordia spa, poi uscita dal procedimento. Questo pozzo cittadino potrebbe minacciare le risorse idriche locali, le reali peculiarità agricolo-produttive della zona e le norme di tutela del territorio. Infatti, la superficie prescelta -vicina al Sito d’Interesse Comunitario (SIC) “Oasi di Lacchiarella” IT2050010- è integrata nella “Rete ecologica provinciale”, caratterizzata da aree agricole coltivate a riso e cereali attraversate da una fitta rete irrigua. Inoltre, nonostante le rassicurazioni della Apennine Energy su un “costo ambientale inferiore”, l’area di impianto -come è possibile leggere nello Studio d’Impatto Ambientale redatto- “è interclusa in un territorio sottoposto a tutele; inoltre in Pianura Padana la qualità dell’aria è un indicatore ambientale molto sensibile e frequentemente compromesso, soprattutto in vicinanza di una sede autostradale”.

L’iter autorizzativo
Con la presentazione della richiesta di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) per la perforazione del pozzo esplorativo “Moirago 1”, avvenuta a metà dicembre 2013, l’Apennine Energy spa ha cercato di capitalizzare un percorso normativo avviato alla fine del 2006. A presentare richiesta per l’attribuzione del permesso di ricerca, allora denominato “Badile” , fu, il 31 gennaio 2006, la Società Energia della Concordia spa, che nel dicembre dello stesso anno ottiene parere favorevole dal Comitato tecnico per gli idrocarburi e la geotermia del ministero dello Sviluppo economico. Nel frattempo però, con l’iter ancora in corso, le quote della Società Energia della Concordia spa vengono conferite alla Consul Service srl, a seguito di una precedente cessione avvenuta nel 2005 ma formalizzata a giugno del 2006. Passano 2 anni e mezzo e a novembre del 2008 la Regione Lombardia concede l’intesa escludendo il procedimento dalla valutazione d’impatto ambientale, spianando di fatto la strada ad ulteriori autorizzazioni: nel 2009 c’è l’assenso della Provincia di Milano e della Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombardia. Consensi propedeutici alla formale deliberazione da parte della Giunta Regionale, che arriva l’11 dicembre 2009, con parere positivo. Nell’attesa che la Regione formalizzi l’atto, sempre con l’iter ancora in corso -siamo infatti nel gennaio del 2009- la Consul Service srl cambia denominazione sociale, diventando Apennine Energy srl. La nuova società ottiene la titolarità del permesso di ricerca “Badile” il 23 marzo 2010 -che cederà poi nel 2012 alla Apennine Energy spa-, con l’obbligo di versare nelle casse dello Stato il canone annuo anticipato di 5,16 euro a chilometri quadrato. In questo caso 797,22 euro all’anno. A fine novembre è stata indetta una conferenza di servizi decisoria, che dovrebbe anticipare il quasi certo parere di VIA positivo della Regione, a meno che gli Uffici regionali -per non assumersi responsabilità- decidano di non esprimersi fino al 31 marzo 2015, facendo scattare dal primo aprile 2015 la supremazia dello Stato sul procedimento, come stabilito dal decreto “Sblocca Italia”. Dell’esito negativo i cittadini hanno paura, e per questo sabato 8 novembre, a partire dalle ore 10:00, è stata organizzata una manifestazione di protesta No Triv.

Il contesto minerario
Perfettamente confinante ad est del permesso di ricerca “Badile” è presente una vecchia concessione di coltivazione da 101,64 chilometri quadrati -attribuita nel 1997 e scaduta nel 2007- denominata “Gaggiano”. Si tratta di un vecchio giacimento a gas ed olio, già sfruttato dall’Eni e scoperto nel 1982 grazie alla perforazione del pozzo “Gaggiano 1”. Su un totale di 7 pozzi, uno è dedicato alla re-iniezione delle acque di strato, 2 mineralizzati ad olio e 4 sterili. Secondo l’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse (Unmig) del ministero dello Sviluppo economico c’è stata una produzione dal 1987 al 2003, sia ad olio sia a gas. La produzione media annuale di gas, per 12 anni, è stata pari a circa 1.900.000 metri cubi. Quella ad olio greggio, invece, è stata di circa 154 mila barili all’anno, per 12 anni.

La società
Apennine Energy spa, con sede legale a San Donato Milanese, è l’estensione italiana della società inglese Sound Oil PLC. Nel nostro Paese è una delle compagnie petrolifere più attive. Attualmente risulta titolare di 8 permessi di ricerca per complessivi 119,26 chilometri quadrati (1 in Lombardia, 1 in Veneto, 4 nelle Marche, 2 in Basilicata); 3 concessioni di coltivazione per complessivi 35,89 chilometri quadrati (1 in Basilicata, 2 nella Marche) e 9 istanze per il conferimento di nuovi permessi di ricerca, in terraferma ed in mare. Dal Veneto alla Sicilia, dalla Campania alla Puglia fino a mire nel mar Jonio. Infine -come riporta il sito di Assomineraria- nel 2012 la Apennine Energy è diventata titolare della concessione di Rapagnano (grazie alle agevolazioni inerenti la ri-attribuzione dei giacimenti marginali italiani), ex Eni, entrata in produzione nel maggio del 2013.

Condividi questo articolo

1 commento



  1. Luca Madeddu, AD Apennine Energy - 16 novembre 2014 at 16:58

    Gentile direttore,

    abbiamo letto l’articolo di Pietro Dommarco “Alla ricerca di gas nel Parco Agricolo Milano Sud”, relativo al nostro progetto di un pozzo esplorativo per la ricerca di gas metano.

    Abbiamo tuttavia rilevato alcune inesattezze (a partire dal titolo) e vorremmo potervi replicare:
    il Progetto per il pozzo di ricerca Moirago 1 Dir, in località Badile a Zibido San Giacomo, non interessa assolutamente il Parco Agricolo Milano Sud, abbiamo anzi fatto quanto possibile (e molto più di quanto previsto dalla legge) per assicurare tutela al Parco Agricolo.

    Il pozzo sarà infatti operato su un terreno industriale (e non agricolo come erroneamente riporta il dott. Dommarco) che non è all’interno del Parco Agricolo. La scelta del terreno industriale (in precedenza di proprietà dell’Elnagh) è una precisa scelta di sostenibilità ambientale: non si trova infatti sulla “verticale” del pozzo, ovvero non è nella posizione che permette di realizzare il pozzo più velocemente e con meno costi.

    Abbiamo scelto di operare da un terreno industriale anche se questo richiederà un pozzo “deviato”, ovvero che raggiunge il giacimento di gas operando una deviazione nel sottosuolo. Un pozzo altrettanto sicuro ma più costoso e lungo da realizzare. La scelta ha una unica “ratio”: la salvaguardia del Parco Agricolo Milano Sud.

    Dommarco infine sostiene che la perforazione del pozzo esplorativo avrà un impatto negativo sulla falde acquifere. Questo è falso: il pozzo che realizzeremo è del tutto simile ad un pozzo artesiano per la ricerca di acqua. Non esiste la possibilità di inquinare le falde acquifere, che restano del tutto isolate, e questo è un fatto.

    Apennine Energy ha nel proprio DNA aziendale la trasparenza, l’apertura al dialogo con territori e popolazioni, la massima apertura al confronto: per questo è per noi fondamentale che le informazioni divulgate siano corrette. Saremo felici di fornire ai vostri lettori ulteriori informazioni di natura tecnica qualora lo riteneste utile.

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.