L’amianto non va più a Cappella Cantone

Sequestrata, questa mattina, in provincia di Cremona la ex cava del gruppo Locatelli che avrebbe dovuto accogliere fino a 250 mila metri cubici di amianto. Una prima vittoria per il comitato “Cittadini contro l’amianto”, che però non si ferma e il 20 dicembre porterà una petizione a Bruxelles.

Il “Comitato di cittadini contro l’amianto” di Cremona ha ottenuto una prima vittoria contro la realizzazione della megadiscarica di amianto a Cappella Cantone. Infatti il sito è stato posto sotto sequestro nell’ambito di un’operazione condotta questa mattina (30 novembre 2011, ndr) dai carabinieri di Brescia, che ha portato all’arresto di Franco Nicoli Cristiani, vicepresidente del consiglio della Regione Lombardia per il Popolo della Libertà. Altri arresti, dieci per il momento, hanno interessato imprenditori e funzionari pubblici – tra i quali Giuseppe Rotondaro, della direzione generale dell’Arpal – con l’accusa di traffico organizzato di rifiuti illeciti e azioni corruttive, con tangenti destinate ad accelerare proprio l’iter della megadiscarica di amianto in provincia di Cremona. Oltre all’ex cava di Cappella Cantone, sequestrati anche due cantieri della Brebemi (l’autostrada di collegamento tra Brescia, Bergamo e Milano) a Cassano d’Adda e Fara Olivana con Sola ed un impianto per il trattamento di rifiuti a Calcinate.

Un’indagine che, come sostiene in un comunicato ufficiale la Legambiente Lombardia, ha fatto luce sull’ennesimo “sistema di malaffare e corruzione”, assumendo sempre più “i connotati di una gigantesca cupola eco mafiosa”. Quello che da anni sostengono con forza i cittadini del comitato di Cappella Cantone. “Abbiamo sempre denunciato l’intreccio tra malaffare e politica nella nostra battaglia contro la discarica in questi quattro anni, lo abbiamo sostenuto nell’esposto che abbiamo presentato alla Procura di Cremona nel 2009, lo abbiamo ribadito agli inquirenti che ci hanno ascoltato e con cui abbiamo collaborato”.

Un progetto della Cavenord (controllata al 100% dalla ditta Locatelli, il cui titolare Pierluca Locatelli, compare tra gli arrestati odierni), che prevede di stoccare nella discarica dell’ex cava di Cascina Retorto, dotata di una capacità complessiva di 800mila metri cubi, 250mila metri cubi di amianto, molte se pensiamo che in tutta la provincia di Cremona – secondo fonti istituzionali – “vengono smaltite 5 mila tonnellate di amianto all’anno, e il dato è in calo”. La vicenda entra nel vivo a fine 2005, quando la ditta Seraco presenta una richiesta ufficiale al Comune di Cappella Cantone per la realizzazione della discarica. Si oppone da subito l’Opera Pia Robbiani, proprietaria del sito. Nel frattempo la Seraco viene acquisita dalla Cavenord, che dopo aver acquistato per 2 milioni e mezzo di euro un terreno adiacente a quello dell’Opera Pia, cioè il sito attualmente destinato a discarica, avanza il progetto alla Regione Lombardia. Siamo a giugno del 2007. Appena un mese dopo, con una circolare del 6 agosto 2007, il direttore generale “Reti e servizi pubblica utilità e sviluppo sostenibile della Regione Lombardia” invita le Province a prevedere nei loro Piani distanze minime fra discariche, esaurite o da bonificare. Di fatto, decade il vincolo di 5 chilometri tra discariche previsto dal Piano rifiuti della provincia di Cremona, che rendeva impossibile intervenire nell’ex cava di Cappella Cantone. La provincia, di fatto, è stata anche esautorata nell’ambito del Piano cave, con recente delibera di Giunta n.1594 del 20 novembre 2011, per mezzo di un atto di indirizzo su argomenti di competenza delle singole provincie.

Quello che coinvolge la Regione Lombardia è un intreccio di autorizzazioni, delibere e apparenti dietro-front: il 17 novembre 2010, il Pirellone aveva dichiarato la discarica non idonea a causa dell’elevato livello delle falde acquifere, chiedendo alla Cavenord di presentare proprie controdeduzioni. Il tempo massimo previsto per la loro presentazione è di dieci giorni, al termine del quale – come denunciato dal locale Comitato di cittadini contro l’amianto – “non viene resa pubblica la notizia dell’avvenuto deposito delle controdeduzioni”. A questo punto, mentre quasi tutti i soggetti coinvolti ritengono chiusa la vicenda e decaduto il progetto di Cappella Cantone, “due mesi dopo la Regione rende noto che Cavenord aveva presentato le sue controdeduzioni il 26 novembre 2010, ultimo giorno utile”. È un susseguirsi di proteste e mobilitazioni, fino al ricorso al Tar contro il progetto, presentato da Lameri Cereals e Cise, al fine di ottenere una sospensiva per l’iter amministrativo legato al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia). Il primo agosto 2011, arriva la doccia fredda. Il Tribunale amministrativo regionale competente (quello di Brescia) ha rigettato tutti i ricorsi ricevuti in quanto “non sussistono per il momento i presupposti per concedere una misura cautelare sospensiva”, perché tutte le procedure seguite finora dimostrano il “corretto operato della Regione sia per quanto riguarda le relazioni fra Aia e Valutazione d’impatto ambientale, che per quanto concerne il Piano cave”. L’ufficio stampa della Cavenord sostiene che “l’impianto risulta in linea con quanto previsto dal Piano regionale amianto Lombardia circa il fabbisogno impiantistico regionale” e in linea con le vigenti normative europee per lo smaltimento di “rifiuti non pericolosi”, ma gli oppositori non ci stanno, e sostengono fermamente l’inadeguatezza del progetto per via del livello di falde acquifere troppo alto, come “dimostrano gli ultimi rilievi dell’Arpa, se non si tiene conto del franco virtuale di circa due metri di materiale che dovrebbe essere aggiunto per isolare la falda”. È palese, inoltre, la minaccia alle reali vocazioni agricole del territorio e alla salute dei cittadini. Del resto, il rischio di contaminare la falda fu sollevato, in parte, dalla stessa Regione Lombardia il 17 novembre 2010.

Oggi il cerchio sembra chiudersi anche se, come sostiene Mariella Megna, dei Cittadini contro l’amianto, “la battaglia contro il malaffare e l’intreccio politica-n’drangheta (la Locatelli aveva dato in passato lavori in subappalto a ditte risultate poi infiltrate da cosche calabresi) per noi non è affatto conclusa e continuerà finché non sarà fatta giustizia a tutti i livelli e finché non avremo ottenuto la moratoria degli iter autorizzativi di tutte le discariche di amianto e l’annullamento delle autorizzazioni già concesse”, con la garanzia che “i controlli ambientali non siano più fatti dall’Arpa che è un’emanazione diretta della giunta della Regione Lombardia, ma da un organismo terzo, indipendente dai partiti”. Intanto il Comitato si prepara a portare, il prossimo 20 dicembre, la propria battaglia a Bruxelles, in Commissione petizioni del Parlamento europeo.

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