Rinnovabili, anche i giapponesi all’assalto della Puglia

Dopo il cinese, il tedesco, lo spagnolo, il russo, l’americano, il danese e l’austriaco, la Puglia potrebbe parlare anche il giapponese.

Infatti, società nipponiche avrebbero intenzione di inserirsi nel business legato alla costruzione dei grandi impianti a terra e di fotovoltaico ed eolico da 1 MW, con prospettive di ricadute occupazionali praticamente nulle, con rischio devastazione di paesaggio ed ambiente a 360° e depauperamento di molteplici valori territoriali. Quella a cui si assiste è una vasta operazione politico-imprenditoriale legata alla “green economy industriale”, che si configura come un vero e proprio malcelato “furto” di incentivi pubblici pagati dagli stessi cittadini per mezzo di bollette rincarate all’inverosimile, di gran lunga più esose delle bollette elettriche europee e mondiali.

Un giro vorticoso di introiti – come denuncia il Corpo di Polizia Europeo (Europol) – che prendono molto spesso la via dell’Estero (Paesi europei ed asiatici), nonché quella dei paradisi fiscali off-shore (Panama, Cipro, Cayman), alimentando con meccanismi di “scatole cinesi” fenomeni di riciclaggio di denaro sporco e finanziamento di attività illecite. Un mercato illiberale ad oggi inaccettabile che, in poche parole, ha trasformato le energie rinnovabili in strumenti di devastazione e di promozione dell’illegalità, drogando il mercato dell’incentivazione. Un sistema dell’incentivo statale da considerarsi accettabile solo per le energie rinnovabili prodotte con piccoli impianti per auto-produzione ed auto-consumo in loco dell’energia.

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.