Un fiume prezioso in Basilicata

In val Basento, area industriale in provincia di Matera, stabilimenti operano ancora sulle aree inquinate. E una società produce biodiesel a ridosso delle acque. Mentre non c’è accordo tra Comune e Provincia.

La Val Basento è un’area industriale in provincia di Matera, dichiarata Sito d’interesse nazionale dal ministero dell’Ambiente nel 2003 e ancora in attesa di bonifica. L’intervento necessario per l’area è stimato in oltre 51 milioni di euro: tutto è fermo da 9 anni. A non fermarsi, invece, è l’arrivo di nuovi stabilimenti che operano su aree inquinate. È il caso della Mythen spa, azienda specializzata nella produzione di biodiesel. Un’attività avviata agli inizi del 2003 nel territorio di Ferrandina, zona caratterizzata da una contaminazione del fiume Basento, che sfocia nel turistico Mar Ionio. Almeno è quello che emerge leggendo alcuni atti amministrativi redatti dal 2009 ad oggi.

La vicenda balza agli onori della cronaca quando il Comune di Ferrandina – su informativa della Prefettura di Matera del 18 novembre 2011 – dispone l’immediato divieto di attingere dalle acque del fiume Basento, sia per scopri irrigui, sia per dissetare mandrie e greggi. La nota prefettizia comunicava che -a seguito di alcune analisi effettuate dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente regionale, su campioni di acqua prelevati dal fiume- è stato possibile contestare che “gli agenti chimici che hanno determinato l’inquinamento riscontrato nel fiume Basento, a valle dello scarico Mythen, sono gli stessi contenuti nello scarico della stessa ditta”. Nei confronti dell’azienda interessata si registrano solo due diffide allo scarico delle acque reflue nel Basento a firma della Provincia di Matera, seguite da altrettante nuove autorizzazioni allo scarico, emanate sempre dello stesso ente. In poche parole, mentre il Comune di Ferrandina – responsabile della salute pubblica – vieta l’utilizzo delle acque del fiume, l’Ente provinciale continua ad autorizzare lo scarico.

Le perplessità emergono, considerando che c’è addirittura traccia di una prima diffida provinciale allo scarico nel fiume già nel 2009. Nello stesso anno interviene addirittura la Direzione generale per la qualità della vita del ministero dell’Ambiente, la quale sollecita la Regione Basilicata, l’Arpab e la Mythen alla presentazione della “documentazione comprovante l’attuazione della messa in sicurezza” dell’impianto, e a inoltrare il progetto di bonifica. La nota ufficiale del ministero è motivata dalla mancanza di comunicazioni da parte dei soggetti interrogati. La Regione Basilicata intanto autorizza l’ampliamento dell’attività produttiva dell’impianto. Lo fa nel 2004, nel 2006 e nel 2011. In quest’ultimo caso accordando all’azienda anche l’erogazione di un contributo pari a 4.350.000 euro.

La società. La Mythen è una società per azioni costituita nell’aprile del 2002. Direttore generale è Michele Falciola. Luciano Falciola – proprietario della ex-Sisas di Pioltello, chiusa definitivamente il 28 aprile 2001 – è stato condannato a cinque anni e sei mesi di carcere per aver dissipato i fondi destinati alla bonifica dell’area alle porte di Milano. La Mythen spa, con un capitale sociale di 9.500.000 euro, è controllata con varie quote da Adiconsult, Siref Fiduciaria spa, dalla lussemburghese Brand Management & Promotion sa e dalla svizzera Ath air Transport Holding sa.

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