Vertenza acqua: le casse restano all’asciutto

Crisi idrica infinita. Da oltre tredici mesi non vengono pagati gli stipendi ai dipendenti dell’Ente Irrigazione ed il presidente della Regione Basilicata, Filippo Bubbico, litiga con la vicina Puglia.

“La guerra dell’acqua non avrà mai fine”. Potrebbe sembrare il lancio esasperato di un film americano o il titolo di un romanzo epico dalla provenienza incerta. Niente di tutto questo. È il pensiero costante di chi tenta di fare delle previsioni sul nostro futuro appena prossimo, generoso di interminabili gocce d’amarezza e distese di siccità, stavolta su tutto il territorio nazionale. Tra ricorsi, smentite, ripensamenti, impennate d’orgoglio si affrontano – a viso aperto – la Regione Basilicata, capeggiata dal goliardico governatore Filippo Bubbico, e la vicina Puglia, gestita dal caparbio Raffaele Fitto. Sul piatto della bilancia non ci sono soltanto le migliaia di rubinetti che rischiano di rimanere a secco (e chissà fino a quando), ma anche una cospicua somma di denaro: circa 50 milioni di euro all’anno.

Il territorio lucano può vantare una straordinaria ricchezza idrica, che qualcuno giudica sufficiente per soddisfare l’intera Penisola. Ben 900 milioni di metri cubi d’acqua. Una buona fetta di questa risorsa finisce in Puglia, suddivisa pressappoco in 18 milioni di metri cubi d’acqua per usi industriali, 58 milioni per usi irrigui e 215 milioni per usi potabili. Fra le due regioni l’ultimo accordo di programma sulla gestione dell’oro blu risale al lontano 1999 e prevede la determinazione di un prezzo all’ingrosso, pari alle vecchie 300 lire, che la Regione Puglia dovrebbe corrispondere alla Regione Basilicata, al fine di sostenere le spese di manutenzione degli impianti ed i costi ambientali. Nulla da eccepire, fino a quando, Raffaele Fitto, ostinatamente, non ha più riconosciuto gli accordi, generando l’attuale clima di crisi e di polemiche.

Oggi, non c’è ancora niente di definito e lo spazio dell’informazione che conta è occupato da indiscrezioni e voci di corridoio. Pochi cenni si fanno, anche, alle promesse non mantenute dell’Ente Irrigazione, che non eroga stipendi ai suoi dipendenti da oltre tredici mesi. Quindi, ad aspettare introiti non sono soltanto gli ansiosi vertici regionali, ma anche padri di famiglia che rischiano di rincasare definitivamente a mani vuote. Come le peggiori pagine di storia ci insegnano, a pagare, purtroppo, sono sempre i lavoratori. Come se la lotta di classe appartenga ad altri secoli, visto che il passatempo migliore per gli eroi del pensiero e delle poltrone è partorire affabulazioni sempre più incisive. Insomma, degli attesi 40 milioni di euro necessari al pagamento degli arretrati nessuna traccia. È appena saltato l’accordo sulla firma del mutuo tra l’Ente Irrigazione ed il Banco di Napoli. I dipendenti sempre più agguerriti, fra tensioni varie e tavoli di trattativa, minacciano scioperi con il conseguente blocco delle condotte e l’abbandono degli invasi. Minacce che diverranno esecutive se entro il 18 luglio prossimo non si chiude definitivamente il caso.

Al contempo, alla “vertenza acqua” si aggiunge l’esitante destino del nostro territorio, martoriato dalle perforazioni petrolifere e confuso da perimetrazioni e riperimetrazioni di Parchi di cartone, si prospettano inondazioni di problemi e disagi. Sarà una caldissima estate di docce fredde.

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