Eni rilancia ancora su raddoppio estrazioni in mare e in terra

Il direttore Rapporti istituzionali Eni, Leonardo Bellodi, rilancia fermamente il raddoppio delle estrazioni petrolifere in Basilicata e su tutta la Penisola, compreso il mare. Lo ha fatto in un’audizione informale nella commissione Territorio e Ambiente del Senato tenutasi oggi. Bellodi fissa il traguardo del 2020, entro il quale si renderebbe necessario incrementare la produzione italiana di olio e di gas. Sul piatto la promessa di 38 mila posti di lavoro, aumento delle entrate fiscali per lo Stato, che rinunciando potrebbe provocare “una inutile penalizzazione del sistema economico italiano”.

“Entro la fine del decennio in corso sarebbe possibile, con il superamento degli ostacoli alla crescita del settore, puntare al raddoppio della produzione nazionale di idrocarburi, da 12,2 a 21,6 mln di Tep (Tonnellate di petrolio equivalenti, ndr)”. L’Eni sostiene che entro il 2020 si potrebbe appunto arrivare a una produzione nazionale di idrocarburi pari a 21,6 milioni (di cui 11,4 milioni di olio e 12,7 milioni di gas). Per far questo l’Eni stima di fare investimenti per oltre 2,5 miliardi di euro l’anno e di dare un posto di lavoro a circa 38 mila lavoratori tra diretti e indiretti. Il tutto, secondo Eni, porterebbe a un gettito fiscale, comprese royalty e canoni, pari a circa 3 miliardi di euro l’anno. “Nel 2012 oltre il 90% degli utili sono stati generati dal settore E&P (Exploration and Production, ovvero il settore della ricerca e produzione di idrocarburi, ndr) una percentuale in aumento rispetto ai due anni precedenti. Ed Eni è una compagnia a vocazione internazionale: l’89% della produzione di idrocarburi è realizzata all’estero e solo l’11% in Italia”.

Sull’offshore. “Rinunciare alla produzione offshore comporterebbe solo una inutile penalizzazione del sistema economico italiano. L’offshore italiano è un patrimonio da valorizzare (miliardi di investimenti, migliaia di occupati ed effetti positivi sul bilancio energetico), è una attività sicura e con un impatto ambientale estremamente limitato ed è possibile valorizzare tale patrimonio nel pieno rispetto dell’ambiente”. L’Eni lamenta i limiti imposti dalla legislazione italiana all’estrazione di idrocarburi e sottolinea come “il divieto imposto ha rappresentato una fuga in avanti rispetto alle scelte dei principali Paesi produttori” come l’Unione Europea dove “non è stata proposta alcuna moratoria a livello comunitario. Il Parlamento europeo ha affermato che una moratoria dei progetti oil & gas offshore sarebbe stata una ‘reazione sproporzionata’ all’incidente” nel Golfo del Messico. L’Eni invita inoltre l’Italia a recepire la direttiva del Parlamento europeo del maggio 2013 sulla “sicurezza delle attività offshore di prospezione, ricerca e produzione di idrocarburi”. “Un corretto recepimento della direttiva consentirà di raggiungere un’uniformità normativa in grado di salvaguardare l’ambiente, la sicurezza dei lavoratori e lo sviluppo delle attività, mentre un eventuale inasprimento del divieto del 2010 appare dannoso e ingiustificato”.

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