Il Tap nelle mani di Blair

Il consorzio azero Shas Deniz ha deciso di affidarsi all’ex primo ministro britannico, Tony Blair, per riuscire a far digerire alle popolazioni pugliesi il progetto del gasdotto Tap, che dovrebbe portare in Europa, via Italia, fino a 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal mar Caspio.

L’ex primo ministro britannico, Tony Blair – insieme con l’ex ministro degli esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher e Peter Sutherland, ex presidente BP – sarà consulente del consorzio azero Shas Deniz che sta spingendo per la realizzazione del gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline). A rivelarlo è stato The Guardian, in un articolo pubblicato il 2 agosto 2014 sull’edizione online. Una notizia che, certamente, non sconvolge gli addetti ai lavori, ma rafforza la tesi del “tutto per tutto” sostenuta dagli sponsor del progetto e da Ilham Aliyev, premier dell’Azerbajgian. Come già sottolineato lo scorso 14 luglio in occasione dell’incontro con il capo del governo italiano, Matteo Renzi, culminato nella firma di una Dichiarazione congiunta di partenariato strategico.

Con la candidatura di Tony Blair – che la British Gas aveva scelto quando era ancora primo ministro per sponsorizzare la realizzazione del rigassificatore di Brindisi, poi naufragato – si cercherà di riportare le contrattazioni politiche su un piano più congeniale per l’Europa, che crede nel Tap e vuol continuare a sostenerlo. Nonostante le opposizioni locali e le proteste che, partite da Melendugno – comune della provincia di Lecce interessato dall’approdo e dall’attraversamento in terraferma del gasdotto – si stanno espandendo all’intera provincia. Complici alcune mosse false del consorzio Tap, che nel tentativo di integrarsi tra le popolazioni locali ha pensato bene di sponsorizzare feste religiose, concerti e sagre. Incassando molti rifiuti.

Da molti, ma non dalla Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) – pronta ad investire 200 milioni di euro del proprio bilancio su circa 700 milioni di altri istituti consorziati – né tanto meno dalla Cef (Connecting Europe Facility) che nella prima tranche da 750 milioni di euro del programma per lo sviluppo ed il completamento delle grandi reti infrastrutturali energetiche ha inserito anche il Tap. A tutti gli effetti uno dei 31 Progetti d’interesse comune (Pic) in gara.

I finanziamenti europei per Tap rappresenterebbero una buona possibilità per attutire il rischio d’impresa, considerando anche la perdita di pezzi importanti nella composizione del consorzio. Dopo la francese Total, infatti, anche la tedesca E.On vorrebbe vendere le proprie quote nel Tap. Resterebbero Bp, Statoil, Tpao e Socar, con il lasciapassare di Tony Blair, ma soprattutto quello di Ilham Aliyev, contestato da alcune associazioni nel suo Paese per violazione di diritti umani. Come riporta un rapporto del Dipartimento di Stato americano sui diritti umani, alcune misure del premier azero avrebbero fatto aumentare “restrizioni alle libertà di espressione, riunione e associazione, tra cui intimidazioni, arresti e l’uso della forza contro giornalisti e attivisti per i diritti umani e la democrazia online e offline”.

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