Bonifiche e bonifici

Non si conclude la vicenda dell’area ex Sisas di Pioltello, alle porte di Milano. La Daneco Impianti srl si occuperà della bonifica definitiva, dopo essersela aggiudicata con un’offerta di circa 37 milioni di euro .

La notizia è ufficiale. La Daneco Impianti srl si occuperà della bonifica definitiva dell’area ex-Sisas di Pioltello-Rodano, alle porte di Milano, dopo essersela aggiudicata con un’offerta di circa 37 milioni di euro, su una base d’asta di 45milioni di euro stabilita dal bando di gara indetto il 19 luglio scorso dal Commissario delegato dal ministero dell’Ambiente. Ben 83 milioni di euro in meno rispetto ai 120 stimati inizialmente per il progetto di bonifica presentato dalla “T.R. Estate Due srl” di Giuseppe Grossi e ben 106 milioni di euro in meno rispetto ai 143 stimati per la variante al progetto di bonifica, presentato successivamente sempre dalla T.R. Estate Due srl. Un giro milionario che nell’arco di qualche anno è passato da una copertura finanziaria totalmente a carico delle pubbliche amministrazioni coinvolte, ad un impegno di investitori privati -nello specifico Gruppo Zunino e Walde Ambiente-. Imprenditori che sono in stretta trattativa con il curatore fallimentare subentrato al fallimento del 2001 della ex-Sisas, per la cessione degli impianti dietro corrispettivo di circa 4 milioni di euro, da versare a tacitazione dei creditori. Fu proprio Zunino -immobiliarista uscito (quasi) indenne dalle inchieste per le scalate su Antonveneta-Bnl-Rcs ed oggi coinvolto nello scandalo Montecity-Santa Giulia- a favorire l’ingresso nell’affaire-Pioltello di Grossi.

La cronaca attuale parla di un ritiro dalle scene del “re delle bonifiche”, che tuttavia rivendicherebbe dalla Regione Lombardia una parcella di tutto rispetto: 29 milioni di euro, per non aver mai bonificato. Una richiesta che da più parti viene rigettata al mittente, con il Comune di Pioltello in prima fila. Al nuovo bando vinto dalla Daneco Impianti srl si è arrivati, quindi, in seguito alla rinuncia di Grossi all’operazione, causa -a detta dello stesso- l’indisponibilità di discariche idonee ad accogliere i rifiuti. Una linea di condotta che però potrebbe risultare inadempiente, sia dal punto di vista operativo sia dal punto di vista economico: la T.R. Estate Due srl non avrebbe mai versato la fideiussione di garanzia, pari al 50% dei costi complessivi della bonifica (circa 60milioni di euro). Nonostante questo, la società non perde credito. Infatti, in seguito alla dichiarazione dello stato d’emergenza dell’area ex-Sisas -proclamato dal Governo su richiesta del presidente della Regione Lombardia, in data 16 aprile 2010 e ai sensi della Legge n.255/92-, con un’ordinanza di protezione civile (la numero 3874 del 30 aprile 2010) viene nominato un Commissario delegato per la bonifica, l’avvocato Luigi Pelaggi, con il conseguente stanziamento di circa 70 milioni di euro.

A questo punto, i costi di tutti gli interventi sembrano essere ritornati ad uno stato di “erogazione pubblica”, ma con i privati ancora in ballo. La srl di Grossi, che sarebbe proprietaria dell’area per un atto transattivo derivante dall’Accordo di programma del 21 dicembre 2007 tra Ministero, Regione, Provincia e Comuni, potrebbe quindi disporre dei soldi dei contribuenti, tra i quali potenzialmente anche i 20 milioni di euro impegnati per le compensazioni ambientali dei Comuni di Rodano e Pioltello. Ma qualcosa non funziona e alla fine di giugno la T.R. Estate Due srl chiede di uscire dall’Accordo di programma accusando gli enti pubblici di non aver rispettato la tempistica prevista per le autorizzazioni necessarie alla bonifica. Intanto, il Commissario delegato, capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, smentendo alcune delle osservazioni di Grossi, stila un elenco di discariche idonee ad ospitare i rifiuti della ex-Sisas (7 delle quali all’estero, tra Germania e Belgio). Dimostrazione che di impianti “compatibili” in Italia ne esistono: nello specifico tre, di cui uno in provincia di Padova e due nel torinese. Il primo a Collegno, ovvero la discarica Barricalla spa; il secondo a Torino, ovvero la discarica La Torrazza srl. Entrambe riconducibili a Giuseppe Grossi -che quindi non uscirebbe mai dall’affare- perché controllate dalla Sadi Servizi Industriali spa, appartenente al gruppo Green Holding spa. Un sistema di scatole che sembra coinvolgere anche il commissario Pelaggi, che oltre a far parte del consiglio di amministrazione di Acea spa, siede anche in quello della Sogesid spa, società in house del ministero dell’Ambiente, coinvolta nelle progettazioni delle discariche A e B della ex-Sisas, come riportato in un’interrogazione parlamentare a risposta scritta del 30 luglio 2010 (seduta n. 362), rivolta da Alessandro Bratti a Stefania Prestigiacomo. Oggi -mentre la Regione abbandona l’ipotesi di una risoluzione consensuale del nodo dei 29 milioni di euro rivendicati dalla T.R. Estate Due srl (25 per le attività svolte e 4 per la riacquisizione dell’area) e con delibera del 29 settembre 2010 ha dato mandato ai propri legali- le comunità, con non poca preoccupazione, si interrogano sul futuro. “Ovviamente nessuna risoluzione consensuale -sostiene Gianluca Premoli, coordinatore del Comitato di Quartiere di Limito, attivo a Pioltello-, ma una soluzione definitiva per il recupero dell’area, che deve passare prima di tutto attraverso una bonifica definitiva e, successivamente, alla creazione di attività produttive, sicuramente non impattanti. Non si può rischiare di rimettere in discussione tutto”. Della stessa opinione sono i cittadini di Rodano costituitisi in un “Forum Bonifica” -coordinato da Danilo Bruschi- con l’intento di seguire l’evolversi degli eventi. “Siamo preoccupati -dicono- sia per le operazioni di bonifica, sia per il futuro dell’area. Il bando attuale, infatti, non definisce tempi certi per il trasferimento completo dei rifiuti all’esterno del sito ex-Sisas”.

Una bonifica definitiva e complessa, considerando che nel polo chimico a Sud-Est di Milano sono presenti tre discariche: la A (attraversata da una tubatura del gas, altro nodo da sciogliere), la discarica B e la discarica C (già bonificata), per un totale di 290.000 tonnellate di rifiuti industriali, essenzialmente nerofumo (circa 50.000 tonnellate) -uno scarto di produzione dell’acetilene da metano, contaminato da mercurio e ftalati-, nonché idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e cromo esavalente, triclorometano e tricloroetilene nelle acque di falda. Una questione ecologica, “testata con mano” dalla Commissione bicamerale di inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti alla fine di luglio, i cui componenti a margine della visita hanno parlato di “situazione ambientale critica”, aggravata dai possibili risultati di alcune “indagini delle Procure competenti che riguarderebbero illeciti di varia natura”. La Daneco Impianti srl ha quindi una grande responsabilità: rispettare la nuova scadenza del 31 marzo 2011 fissata dalla Commissione europea, pena una multa per l’Italia di 490milioni di euro. Intanto i primi lavori sono già cominciati. E fino al termine delle operazioni di bonifica si prevede una circolazione giornaliera di circa 95 camion carichi di rifiuti.

Dai rifiuti all’acqua. Con un fatturato di 84 milioni di euro registrato nel 2009, la Daneco è una della maggiori società italiane, affermata anche sul mercato internazionale, è specializzata nell’impiantistica per la selezione, il trattamento e la termovalorizzazione dei rifiuti, e gestisce circa venti impianti in Italia, tra cui quattro centrali a biogas. È una controllata di Unendo spa (presidente è Francesco Colucci), gruppo acquisito nel 2001 da Waste Management Italia, oggi Waste Italia, partecipata al 32% dal fondo Synergo di Gianfilippo Cuneo. A presiedere la Waste Italia è Pietro Colucci, presidente Fise-Assoambiente di Confindustria, rinviato a giudizio nell’inchiesta di Latina Ambiente. La famiglia Colucci è nota alle cronache per gli affari con la famiglia Pisante – rappresentata da Giuseppe (deceduto l’anno scorso) e Ottavio – protagonista negli anni non solo nel settore rifiuti, ma soprattutto in quello dell’acqua, per mezzo di numerose società tra le quali Siba spa, controllata per il 75% dalla multinazionale francese Veolia e per il 25% dalla Emit.

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1 commento



  1. Roberto Ferrigno - 10 febbraio 2011 at 16:45

    80.000 t di rifiuti provenienti dalla ex-Sisas – di cui 20.000 t. definiti “pericolosi” sono in viaggio da porti italiani – Genova e Savona – verso la discarica spagnola di Nerva, Huelva. Non sono disponibili ulteriori informazioni. Tutto procede nell’ombra, nel miglior stile di gestione rifiuti italiana. Qualche giorno fa un camion carico dei rifiuti di Pioltello-Rodano si e’ rovesciato, spargendo il carico di nerofumo “contaminato da mercurio” tra la strada ed un torrente. La discarica di Nerva e’ da anni al centro di polemiche per un modello di gestione non proprio ambientalmente sostenibile. Sarebbe interessante conoscere in base a quali criteri sembra si sia scelto semplicemente di trasferire un problema ambientale dalla provincia di Milano all’Andalusia.

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