I buchi petroliferi di Romani

Come mettere a rischio salute, ambiente e lavoro.

Le associazioni lucane Ola e NoScorie Trisaia continuano a chiedere una Commissione d’inchiesta che faccia luce sul perché, nonostante l’allarme sanitario del 44% di patologie cardiorespiratorie nella Valle dell’Agri (quella del petrolio lucano), si sia interrotta ogni altra indagine epidemiologica. Lo chiedono in primis ai Parlamentari lucani che non possono – salvo poche eccezioni – far finta che le problematiche sanitarie non esistano, anche alla luce del raddoppio previsto di greggio estratto.

“Sbagliano quei sindacati che vedono solo nell’Eni la propria controparte, sottovalutando le inadempienze sul versante della sicurezza e del lavoro che sono, prevalentemente, dell’Ente Regione e della sua attuale maggioranza, incapace di programmare uno sviluppo durevole e pulito per il territorio di Basilicata” – affermano –, continuando a chiedere le dimissioni dell’assessore regionale all’ambiente Agatino Mancusi e del suo capo Dipartimento, rei di aver omesso informazioni sui fluidificanti tossici usati nell’industria mineraria in Basilicata e per la grave sottovalutazione del possibile rischio di contaminazione radioattiva dell’intero Metapontino, a causa dei 2 pozzi della Gas Plus Italiana, che circondano il centro Itrec di Trisaia e per le troppe omissioni sul monitoraggio ambientale in Val d’Agri. Fluidificanti tossici altamente pericolosi perché come afferma il professor Leonardo Seeber, massimo esperto internazionale di sismologia, “l’immissione nel sottosuolo di liquidi di scarto ad alta pressione che le società minerarie fanno attraverso i pozzi di reiniezione, è la causa principale di possibili alterazioni sismiche”.

Rischio sismico, mancata tutela delle acque, inidoneità allo smaltimento dei rifiuti derivanti dalle estrazioni petrolifere, assenza di monitoraggi. Un aspetto, quest’ultimo, che in Basilicata non ha mai avuto una soluzione e che oggi verrebbe inglobato in seno ad un nuovo organismo – dopo Arpab e Metapontum Agrobios -, annunciato ancora una volta sulla carta ed attraverso incarichi politici. L’attivazione dell’Osservatorio ambientale di Marsiconuovo arriva con un ritardo di 11 anni.

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