Cappella Cantone, amianto alle porte

Un presunto volume di affari di circa 180 milioni di euro in un progetto per lo smaltimento di oltre 250 mila metri cubi di amianto, rispetto ad una cubatura complessiva dell’impianto di 800 mila metri cubi, in una ex-cava che – tra rinvii, ricordi al TAR ed osservazioni – divide da anni gestori, Regione Lombardia, cittadini ed amministratori locali.

È prevista per lunedì 5 settembre 2011, in Regione, la conferenza dei servizi che concederà o meno l’autorizzazione relativa alla realizzazione della discarica di amianto della Cavenord (controllata al 100% dalla ditta Locatelli), ricadente nel comune di Cappella Cantone, in provincia di Cremona; a meno di nuovi “colpi di scena”, come tanti ce ne sono stati negli ultimi tre anni. Tutto ruota intorno agli impatti ambientali di un impianto, ubicato in una ex-cava, che dovrebbe smaltire oltre 250 mila metri cubi di amianto all’anno, quando in tutta la provincia di Cremona – secondo fonti istituzionali – “vengono smaltite 5 mila tonnellate di amianto all’anno, e il dato è in calo”.

La vicenda. La “contesa” entra nel vivo il 17 novembre del 2010 allorquando la Regione Lombardia, dichiarando la discarica non idonea a causa dell’elevato livello delle falde acquifere, chiede alla Cavenord di presentare proprie controdeduzioni. Il tempo massimo previsto per la loro presentazione è di dieci giorni, al termine del quale – come denunciato dal locale Comitato di cittadini contro l’amianto – “non viene resa pubblica la notizia dell’avvenuto deposito delle controdeduzioni”. A questo punto, mentre quasi tutti i soggetti coinvolti ritengono chiusa la vicenda e decaduto il progetto di Cappella Cantone, “due mesi dopo la Regione rende noto che Cavenord aveva presentato le sue controdeduzioni il 26 novembre 2010, ultimo giorno utile”. È un susseguirsi di proteste e mobilitazioni, fino al ricorso al TAR presentato da Lameri Cereals e Cise, al fine di ottenere una sospensiva per l’iter amministrativo legato al rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Ma il primo agosto 2011 arriva la doccia fredda. Infatti, il Tribunale Amministrativo Regionale competente (quello di Brescia) depositando le sue motivazioni ha rigettato tutti i ricorsi ricevuti in quanto “non sussistono per il momento i presupposti per concedere una misura cautelare sospensiva”, perché tutte le procedure seguite finora dimostrano il “corretto operato della Regione sia per quanto riguarda le relazioni fra AIA e VIA, che per quanto concerne il Piano delle Cave”. Ma gli oppositori non ci stanno e – mentre l’ufficio stampa della Cavenord sostiene che “l’impianto risulta in linea con quanto previsto dal Piano Regionale Amianto Lombardia circa il fabbisogno impiantistico regionale” ed in linea con le vigenti normative europee per lo smaltimento di “rifiuti non pericolosi” – sostengono fermamente l’inadeguatezza del progetto per via del livello di falde acquifere troppo alto, come “dimostrano gli ultimi rilievi dell’Arpa se non si tiene conto del franco virtuale di circa due metri di materiale che dovrebbe essere aggiunto per isolare la falda” e per la palese minaccia alle reali vocazioni agricole del territorio e alla salute dei cittadini. Del resto, il rischio di contaminare la falda fu sollevato, in parte, dalla stessa Regione Lombardia il 17 novembre 2010.

Un cerchio che sembra chiudersi intorno ad una totale “mancanza di trasparenza e correttezza” – come sostengono ancora i Cittadini contro l’amianto in un comunicato diffuso a mezzo stampa l’11 aprile 2011 –, perché “Regione Lombardia e Cavenord vogliono imporre a tutti i costi e con ogni mezzo la realizzazione della discarica di amianto a Cappella Cantone”, intorno alla quale “vi sono interessi economici privati enormi che vanno ad intrecciarsi inevitabilmente con le istituzioni e con mafie economiche di varia natura. Le discariche sono l’affare del secolo”. Se le discariche rappresentano, a ragione, l’affare del secolo, i vertici regionali spingono verso il raggiungimento dell’obiettivo “Lombardia Amianto Free” entro il 2015, ad un ritmo di 600 mila metri cubi all’anno di materiali edili contenenti amianto.

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