Carpignano Sesia e l’illusione royalties

Quelli delle compensazioni ambientali e dell’occupazione sono temi sui quali gli “operatori” spingono per ottenere il lasciapassare definitivo dalle amministrazioni. Il Comune di Carpignano Sesia, dal 2006 ad oggi, non ha espresso ufficialmente la propria posizione, ad eccezione di vicesindaco ed assessore all’Ambiente, a quanto pare favorevoli.

Sulle possibili estrazioni di greggio nel territorio di Carpignano Sesia – un comune di 2568 abitanti in provincia di Novara – ho già parlato in un articolo dal titolo “Il petrolio sotto la Val Sesia”, pubblicato lo scorso 23 maggio su Altreconomia. Le compagnie petrolifere interessate al giacimento sono l’irlandese Petrolceltic e l’italiana Eni, co-titolari del permesso di ricerca “Carisio”. L’amministrazione comunale di Carpignano Sesia, dal 2006 (anno di attribuzione del permesso di ricerca alla BG Gas International BV Filiale Italiana, che ha poi ceduto le sue quote) ad oggi, non ha espresso ufficialmente la propria posizione, ad eccezione di vicesindaco ed assessore all’Ambiente, a quanto pare favorevoli. Una situazione di stallo che ha rafforzato il ruolo delle società ed indebolito quello del Comune, impossibilitato a recuperare terreno, nonostante la consultazione popolare prevista per il 22 luglio 2012, che in termini legali non ha alcuna valenza, né tanto meno dal punto di vista decisorio. Dal Comune dichiarano che, finora, non è stata visionata e protocollata alcuna documentazione relativa alle evoluzioni del progetto, né in fase di istanza, né in fase di attribuzione del permesso di ricerca. Eppure il Decreto n.485 del 18 aprile 1994, “recante la disciplina dei procedimenti di rilascio di permesso di ricerca e concessione di coltivazione delle risorse geotermiche di interesse nazionale“, parla chiaro. Il comma 1 dell’articolo 6 definisce chiaramente che “il Ministero cura l’istruttoria e trasmette, entro dieci giorni dalla scadenza del termine di presentazione delle domande concorrenti, lo studio di valutazione di massima delle eventuali modifiche ambientali al Ministero dell’ambiente, alle Regioni e ai Comuni interessati, nonché altre amministrazioni eventualmente interessate per l’acquisizione di osservazioni“. Qualcosa si è inceppato. Presso il Ministero, presso la Regione Piemonte o presso il Municipio, al momento non è dato sapersi.

Lo scenario. Dopo le ipotesi di un referendum popolare, poi tramontate; dopo la contrarietà dei sindaci di Ghemme, Fara, Ghislarengo e Novara, ai quali potrebbero aggiungersi presto altri Comuni; dopo la posizione critica della Provincia di Novara, di fronte all’intraprendenza del locale Comitato “Difesa del nostro territorio”; dopo le osservazioni presentate alla valutazione d’impatto ambientale per la perforazione del primo pozzo esplorativo denominato “Carpignano Sesia 1” e dopo le ultime conferenze dei servizi, ora toccherà alla Regione Piemonte esprimere il proprio parere (che potrebbe arrivare prima della consultazione del 22 luglio, ndr) autorizzando o meno l’avvio di un “iter petrolifero” su un territorio sotto al quale potrebbero essere stipati 245 milioni di barili di oro nero – secondo le stime della Petrolceltic – oppure 80 milioni di barili – secondo le stime dell’Eni. Le quantità di barili ipotizzate, in un caso o nell’altro, non sono poche e vanno lette anche nei termini dello sviluppo futuro del giacimento. La loro estrazione inciderà sulla quotidianità e sulla salute della comunità carpignanese, perché un pozzo petrolifero non ha lo stesso impatto di un traliccio. Questo è evidente. Ma quanto inciderà a livello economico? È giusto chiederselo, perché quelli delle compensazioni ambientali e dell’occupazione sono temi sui quali gli “operatori” spingono per ottenere il lasciapassare definitivo dalle amministrazioni.

Il contesto normativo. In base all’articolo 19 del Decreto legislativo n.625 del 25 novembre 1996, per le estrazioni di greggio in terraferma le compagnie sono obbligate a pagare il 7% di royalties sui loro profitti. Un 7% al quale – secondo l’articolo 45 del Decreto legislativo n.99 del 23 luglio 2009 – va ad aggiungersi un ulteriore 3% per effetto dell’istituzione del “Fondo preordinato alla riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti per i residenti nelle regioni interessate dalla estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi […]”. La “compensazione ambientale” del 7% rappresenta quello che viene suddiviso effettivamente tra gli Enti: allo Stato andrà il 30%, alla Regione il 55% e ai Comuni il 15%. Il 3% del “Bonus carburante” è gestito a parte, con misure integrabili. Quindi, nella situazione attuale, al solo Comune di Carpignano Sesia dovrebbe andare il 15% del 7%. A meno che altri Comuni della Val Sesia non entrino nella ripartizione del 15%, qualora fossero interessati da pozzi estrattivi.

Di stima in stima: da 80 milioni a 245 milioni di barili. Partendo dalla stima effettuata dalla Petrolceltic, la base di partenza sono i 245 milioni di barili. Dai quali è necessario sottrarre circa 130 mila barili all’anno (la cosiddetta franchigia) esenti da tassazione, come stabilito dal comma 3 dell’articolo 19 del Decreto legislativo n.625 del 25 novembre 1996. Il comma 3 sancisce che “per ciascuna concessione sono esenti dal pagamento dell’aliquota, al netto delle produzioni di cui al comma 2, i primi 20 milioni di metri cubi di gas e 20000 tonnellate di olio prodotti annualmente in terraferma, e i primi 50 milioni di metri di gas e 50000 tonnellate di olio prodotti annualmente in mare”. A questo punto sorge un’altra domanda: quanti anni ci vorranno per estrarre 245 milioni di barili? In Basilicata, in poco più di 10 anni, dai 24 pozzi produttivi della concessione Val d’Agri – come da fonti del ministero dello Sviluppo economico -, sono stati estratti 230 milioni di barili, circa 23 milioni di barili di greggio all’anno. Potremmo dire, quasi un milione di barili per singolo pozzo. In Val Sesia, in un decennio, potrebbero essere estratti un quarto dei barili ricavati ogni anno in Basilicata, ovvero 6 milioni di barili all’anno. Ipotizzando la realizzazione di 6 pozzi, ancora una volta avremo un milione di barili per pozzo. Una quantità conforme con quanto riportato dall’Eni, nel marzo 2012, nella sintesi non tecnica dello Studio di impatto ambientale del pozzo esplorativo “Carpignano Sesia 1”, per il quale è prevista una produzione giornaliera di 3000 barili. Ma lo scenario del prossimo decennio, tenendo per buoni i numeri della Petrolceltic, potrebbe prefigurare la perforazione di decine di pozzi, anche e soprattutto nei Comuni limitrofi. E’ avvenuto in Basilicata, così come a Trecate.

Pozzo senza fondo? Sappiamo che dal pozzo “Carpignano Sesia 1” è ipotizzabile l’estrazione di circa un milione di barili ogni anno. Per il calcolo delle royalties riconosciute al Comune è necessario conoscere il numero effettivo di barili soggetti a tassazione. In questo caso sono 870 mila su un milione, perché dalle quantità estratte complessivamente vanno sottratti circa 130 mila barili di greggio, per effetto della sopraccitata franchigia. 870 mila barili hanno un valore commerciale di 70 milioni di euro. Su questa cifra il 7% di royalties è pari a 4.900.000 di euro. Il 15% destinato al Comune potrebbe quindi essere pari a 730 mila euro. Poco più del gettito erogato al Comune di Trecate, interessato dalla concessione Eni “Villafortuna”, che nel 2011 avrebbe incassato 556.587,64 € sulle produzioni del 2010. Su 245 milioni di barili le compagnie guadagnerebbero 20 miliardi di euro, su 80 milioni circa 7 miliardi. La tutela del territorio e la salute quotidiana di ogni singolo cittadino di Carpignano, invece, vale appena una moneta da 50 centesimi. Questa situazione è ipotizzabile non nell’immediato, ma oltre la data di un eventuale conferimento della concessione di coltivazione, che potrebbe avvenire tra 6, 7 anni, rispettando la normativa vigente. Significa che, prima del raggiungimento della soglia dei 3000 mila barili al giorno, tra 8, 9, 10 anni arriveranno le prime royalties.

Siamo, comunque, di fronte ad una situazione ideale, perché – paragonando l’ipotetico giacimento presente sotto i piedi dei carpignanesi con quello di Trecate, così come fatto dai tecnici del “Cane a sei zampe” – si scopre che a “Villafortuna” il picco massimo non è mai stato raggiunto. E la produzione media di greggio da ognuno degli otto pozzi produttivi, si è attestata intorno ai 190 mila barili all’anno. Se questa dovesse essere la ricchezza di Carpignano, quale sarebbe la situazione royalties? Tra 8, 9, 10 anni i barili commercializzabili e soggetti a tassazione in questo paese della Val Sesia, sempre per effetto della franchigia, potrebbero aggirarsi intorno ai 60 mila ogni anno. Le compagnie pagherebbero royalties su un valore di mercato pari a 5.100.ooo di euro, pagando 357 mila euro di tasse. Al Comune andrebbero appena 50 mila euro. La tutela del territorio e la salute di ogni singolo cittadino varrebbe 5 centesimi di euro.

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