Biomassa a Ferrandina, business dannoso

L’ombra dell’ennesimo progetto ai danni dell’ambiente e della salute.

Mentre i cittadini ed il Comitato “Uno si distrae al bivio” – che si batte contro l’installazione a Tricarico di una centrale a biomassa da 15 MW – si preparano alla manifestazione ed al presidio del 13 gennaio 2010 sotto gli edifici della Regione Basilicata, in occasione della discussione del nuovo Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale – insostenibile e schizofrenico – gli stessi vertici regionali sarebbero in procinto di rilasciare un’autorizzazione unica per la realizzazione di un’altra centrale a biomassa da 13 MW, questa volta nel territorio comunale di Ferrandina, in località Venita. Un impianto che, a detta dell’Associazione Ambiente e Legalità, “costituisce di fatto un inceneritore camuffato per lo smaltimento dei rifiuti, non essendo la biomassa da bruciare reperibile in loco ed anche in considerazione di una normativa vigente che assimila le biomasse al CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti)”.

Insomma, l’ennesimo progetto-business ai danni dell’ambiente e della salute dei cittadini, proposto dalla IEA srl. (Impianti per L’Energia e l’Ambiente) già del Gruppo Termomeccanica, oggi appartenente con quote maggioritarie al colosso multinazionale francese Veolia spa, operante nella gestione dei rifiuti e dell’acqua e con una partecipazione del 20% del Gruppo Lucano Iula, la cui attività è circoscrivibile a sua volta nel settore dello smaltimento dei rifiuti chimici e petroliferi.

Come sappiamo il gruppo Veolia è già presente in Basilicata con il pacchetto maggioritario del nuovo inceneritore di Potenza ed in Val Basento con quote in Tecnoparco e nella società Basento Ambiente, quest’ultima intenzionata a realizzare, sempre in località Venita di Ferrandina, una mega discarica di rifiuti industriali speciali pericolosi della capienza di 370.000 metri cubi, situata a poche centinaia di metri proprio dalla possibile centrale a biomassa di IEA srl.

Questo nuovo impianto è circoscrivibile in un territorio vincolato dal punto di vista idrogeologico per gravi dissesti, con la presenza di due bacini idrografici soggetti a frequenti inondazioni, con sismicità, nonché con interesse archeologico. La centrale a biomassa, inoltre, non rispetta la programmazione sia del PER vigente (Piano Energetico Regionale) sia del PIEAR in fase di approvazione da parte del Consiglio Regionale. L’impianto verrebbe quindi localizzato in un’area – quella della Val Basento – già interessata da gravi problematiche di inquinamento e che attende ancora di essere bonificata, mettendo sempre più a rischio la situazione ambientale e la salute della popolazione. Sempre in Val Basento – è bene ricordare – insistono numerosi altri progetti di centrali termoelettriche, come quelle di Salandra e Pisticci, con un megastoccaggio di gas e numerosi pozzi di idrocarburi nel territorio di Ferrandina, con un impianto di trattamento di oli esausti gestito dalla Ecoil e numerose fabbriche chimiche inquinanti. La “giusta” sintesi, insomma, di una programmazione regionale scellerata, a senso unico, nei confronti del business dei rifiuti e dell’energia.

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