Monnezza coast to coast

Riparte da Lauria (paese natale di Rocco Papaleo), in provincia di Potenza, il vero viaggio coast to coast, il “tour della monnezza” lucana.

La Regione Basilicata ha autorizzato – con delibera n.436 del 12 marzo 2010 – una nuova vasca della capacità di 50.000 mc, che porta a ben 245.000 mc la capacità totale della maxi-discarica di Lauria, ubicata in località Carpineto. Lo si apprende dal Bollettino Ufficiale Regionale n.17 del primo aprile 2010.

Ampliamenti, glossario e spostamenti. La discarica di Lauria con una capacità iniziale di 89.000 mc fu portata ai 195.000 mc attuali, ai quali si aggiungeranno gli ultimi 50.000 mc. Un’escalation che ha provocato nel giro di pochi anni la saturazione della capacità complessiva iniziale della discarica, ponendo una serie di interrogativi circa le effettive quantità di smaltimento dei rifiuti e la loro provenienza, considerato il bacino di popolazione del Lagonegrese. La deliberazione regionale n.436 rilascia giudizio favorevole di compatibilità ambientale (art.6 Legge Regionale n.47/98) e l’aggiornamento dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per la gestione dei rifiuti solidi urbani ed assimilati, con relativo progetto di variante, che prevede tra l’altro la realizzazione di un’unità di selezione secco/umido dei rifiuti (alias CDR), di un’unità di trattamento delle frazioni umide (biostabilizzato da conferire in discarica) ed il recapito finale di quest’ultima nella discarica comprensoriale, ubicata nella stessa piattaforma, nonché il trasporto del secco prodotto a Lauria (alias CDR) presso il pericolosissimo ed inquinante termodistruttore (alias inceneritore) EDF-Fenice SpA di Melfi, ad oltre 240 Km di distanza. Ipotesi, questa, contenuta nel Piano Provinciale dei Rifiuti proposto dall’ex assessore della Provincia di Potenza, Domenico Iacobuzio, attuale responsabile della Municipalizzata dei Rifiuti nella città capoluogo. Come dire, una promozione al merito ottenuta sul campo.

Scelte fallimentari, appalti, business e denaro pubblico. Fin dall’inizio, l’intera vicenda ha presentato ombre e risvolti giudiziari degni di una rifiuti connection. Infatti, fonti di stampa locale informarono di un’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Lagonegro, in merito ad un appalto di 7 milioni di euro per la realizzazione della nuova discarica, aggiudicato dalla società EMIT-Ercole Marelli, al cui curriculum giudiziario andrebbe dedicato un altro capitolo. Quattro persone indagate, tra cui funzionari del Comune, due legali rappresentanti delle ditte partecipanti al bando ed un geometra di un’impresa locale. La Procura contestava agli interessati di aver prodotto atti falsi per ottenere punteggio maggiore e presentazione di falsa documentazione relativa al terreno di destinazione. Inoltre, quasi a corredo delle tesi della Procura si espresse una sentenza del TAR Basilicata, la n.00329/2009, che annullava la determinazione n.81 del 14/04/2009, emanata per assegnare alla EMIT-Ercole Marelli l’appalto per l’esecuzione dei lavori. Oggi la situazione è questa. Proprietario del progetto della nuova discarica è il Comune di Lauria, con un investimento di soldi pubblici. Il bacino d’utenza stimato è quello dei 14 comuni dell’area interessata, sulle cui casse continua a pesare la Tarsu ed il costo di conferimento in discarica, del quale a beneficiarne è la società di Rende (CS) Biosistema S.r.l., gestore dell’impianto. Un impianto che riceverà i rifiuti indifferenziati, in seguito separati in frazione secca – poi triturata, compattata in balle e destinata alla termodistruzione presso Fenice di Melfi – e frazione umida, che verrà conferita nell’adiacente discarica e dalla quale sarà prodotto biogas, necessario per alimentare un’ipotizzata centrale di produzione di energia elettrica. Ancora una volta i guadagni saranno della Biosistema S.r.l. Un ottimo impianto quello di Lauria, però progettato esclusivamente al servizio dell’incenerimento, lasciando all’età della pietra la raccolta differenziata, per la quale più di un fondo pubblico è stato speso, tra comunità montane ed agende 21 locali, rendendo quindi nulla ogni forma di propaganda o ulteriore proclama in merito.

Addio riciclo, addio compost. Il caso della discarica di Lauria, come quello di tanti altri impianti simili sul territorio regionale (ndr Genzano di Lucania), è l’esempio di come si persevera sulle megadiscariche, sugli inceneritori e/o cementifici camuffati da centrali a biomassa e sulle ordinanze emergenziali, alimentando ulteriormente un costoso circolo vizioso che parte dalla saturazione delle discariche alla conseguente traslazione dei rifiuti da un’area all’altra, da una discarica all’altra. Sembra che nessuno si accorga che in Basilicata esistono le condizioni demografiche per portare la quantità della raccolta differenziata dal 10% al 70% nei prossimi tre anni, realizzando nel contempo il recupero a freddo e “non energetico” dei materiali, riducendo così di conseguenza i quantitativi conferiti nelle discariche, che potrebbero essere chiuse nei prossimi 5 anni. Ma il tour della monnezza lucana “coast to coast” serve ai bilanci dei privati, che continuano a programmare le scelte del nostro territorio, mentre la classe politica locale è alle prese con la scelta della tappezzeria per le proprie poltrone.

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