Fattore Delta

La Delta Energy LTD, tra le 47 compagnie titolari di istanze di permesso di ricerca di idrocarburi in terraferma e in mare, è una delle più attive per numero di richieste recenti. Un dato, questo, che per il nostro Paese non rappresenta certo una notizia, considerando il profilo normativo italiano – in materia di estrazione di gas e greggio – particolarmente appetibile per le company di tutto il mondo. Quelle con capitale sociale estremamente basso e quelle con sede nel Regno Unito.

La Delta Energy LTD, fondata nell’agosto del 2010, possiede entrambe le caratteristiche: un capitale sociale di soli 240 mila euro ed una sede legale a Brighton, nell’East Sussex. Una, invece, è la società associata (la Humberside Oil&Gas LTD, ndr) costituita nel 2012. Entrambe sono classificate come LTD (Limited), per certi versi simili alle nostre SRL (Società a Responsabilità Limitata), che – oltre ad un trattamento fiscale favorevole, alla possibilità di non versare un capitale sociale minimo al momento della costituzione e conservare la segretezza di finanziatori ed amministratori – si fondano su una limitazione della responsabilità d’impresa. Significa che i soci rispondono esclusivamente delle singole azioni sottoscritte, ma non versate interamente. Anche una sola azione del valore nominale, ad esempio di 1 €, sarebbe sufficiente come garanzia dei soci. È in questo contesto che è nata la Delta Energy LTD, che alla fine di agosto 2012 contava 13 azionisti, 3 dei quali italiani, tutti e 3 geologi e tutti e 3 appartenenti alla GePlan Consulting. Compreso l’amministratore delegato Raffaele Di Cuia. La GePlan Consulting è una SRL con sede a Ferrara che per la Delta Energy redige gli studi ambientali ed ha tra i propri clienti anche altre compagnie petrolifere (Shell, Total, Repsol, Statoil, Edison, AleAnna Resources, Celtique Energy, Transunion Petroleum, Northern Petroleum), come riportato sul proprio sito aziendale – trasparente ed esaustivo – dove c’è spazio anche per il consulente tecnico David Williams, attuale amministratore della Delta Energy, ed un passato nella Hunt Oil ed addirittura fondatore e presidente – dal 2004 al 2009 – della Celtique Energy, a cui il ministero dello Sviluppo economico attribuisce sede operativa a Ferrara, proprio presso la GePlan Consulting. Tra GePlan, Delta Energy ed altre compagnie petrolifere c’è stata e c’è tuttora una sinergia importante che ha portato, oltre alla presenza in organico degli stessi professionisti, anche all’avanzamento di richieste di attribuzione di permessi di ricerca in territori ed aree limitrofe. Vale per la Celtique Energy, per l’Apennine Energy e per la Delta Energy che attualmente è presente in Basilicata, in Puglia ed in Campania.

Le istanze. Alla data del 30 aprile 2013 – come riportato sul sito dell’Unmig (Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse) – sono 6 le istanze presentate dalla Delta Energy: 3 in Basilicata, 2 in Campania e 1 in Puglia. Per la Basilicata parliamo delle istanze “Il Perito” (1 Provincia coinvolta: Matera / 3 comuni interessati / 91,3 Kmq / In corso di valutazione ambientale), “La Bicocca” (1 Provincia coinvolta: Potenza / 3 comuni interessati / 155,5 Kmq / Parere negativo del Cirm) e “La Capriola” (1 Provincia coinvolta: Matera / 5 comuni interessati / 188,1 Kmq / In corso di valutazione ambientale). Per la Campania parliamo delle istanze “Case Capozzi” (2 Province coinvolte: Benevento ed Avellino / 23 comuni interessati / 423,7 Kmq / In corso di rigetto) e “Pietra Spaccata” (1 Provincia coinvolta: Benevento / 18 comuni interessati / 333,3 Kmq / In corso di valutazione ambientale). Per la Puglia, infine, parliamo dell’istanza “Forapane” (1 Provincia coinvolta: Foggia / 2 comuni interessati / 24,5 Kmq / In corso di valutazione ambientale). Sei importanti ed ambizione richieste, sulle quali la società inglese punta tutto. Anche sull’istanza “Case Capozzi” su cui la Provincia di Benevento ha dichiarato la sua contrarietà e che il ministero segnala come “in corso di rigetto”. Rigetto che i vertici della Delta Energy sono sicuri di bypassare, semplicemente perché oggetto della contestazione non sarebbe la fattibilità del loro progetto esplorativo, quanto un’errata valutazione economica degli investimenti sull’eventuale pozzo esplorativo.

Ad essere “attenzionate” dalle mire d’Oltremanica diverse aree di pregio, come il Vulture, interessato dall’istanza di permesso di ricerca “La Bicocca” che – per il momento – ha ricevuto parere negativo da parte del Cirm (Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie), ma che potrebbe essere riaperta. A rischio sia le produzioni vitivinicole di pregio – il Vulture è la terra dell’Aglianico -, sia produzioni cerealicole ed olivicole, così come la tutela di aree a valenza archeologica e naturalistiche, con presenza di SIC e ZPS incluse nella Rete Natura 2000 dell’Unione Europea. L’istanza di permesso di ricerca “Pietra Spaccata”, invece, verterebbe in parte su un’area del beneventano già nota alle compagnie petrolifere. Infatti, nel periodo compreso tra il 1981 e il 1993 – con alcuni anni di interruzione – l’Agip-Eni con la concessione di coltivazione “San Marco dei Cavoti” riuscì ad estrarre circa 135 mila tonnellate di greggio. Tutte, sembrerebbe, esentasse per effetto della normativa vigente dal 1967 al 1996. A nessun amministratore del comprensorio risulterebbero, ad oggi, royalties versate. Risulta, invece, che nell’ambito della concessione “San Marco dei Cavoti” furono perforati 3 pozzi (Morcone 001, Morcone 001 BIS e Morcone 001 BIS APP), alcuni dei quali “attenzionati” dalla magistratura per un presunto sversamento di rifiuti tossici, come ricorda il giornalista Billy Nuzzolillo, direttore del Sanniopress, in un articolo dal titolo: “Il mistero dei pozzi petroliferi di Cerreto e Morcone”.

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