Direttiva Via. L’Ue regolamenta lo shale gas

Mercoledì 11 settembre 2013, il Parlamento europeo voterà in seduta plenaria – a partire dalle ore 12:00 – due emendamenti sull’estrazione di shale gas e sullo sviluppo dei programmi esplorativi di idrocarburi non convenzionali in Europa, nell’ambito della modifica della Direttiva 2011/92/UE concernente la Valutazione d’Impatto Ambientale di determinati progetti pubblici e privati, già approvata – con 48 voti favorevoli e 15 contrari – lo scorso 11 luglio 2013 dalla Commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare, su proposta dell’eurodeputato Andrea Zanoni.

I due emendamenti oggetto della votazione – il 31 e il 79 – intendono modificare l’articolo 14 della Direttiva 2011/92/UE – il quale dispone che “Gli effetti di un progetto sull’ambiente dovrebbero essere valutati per tenere in conto l’esigenza di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale di vita” – con l’inserimento dei comma “a” e “b”, riguardanti:

14a. L’esplorazione, la valutazione e l’estrazione di petrolio greggio e/o di gas naturale intrappolato negli strati di gas -cuscinetto di scisti o in altre formazioni rocciose sedimentarie di permeabilità uguale o minore e la porosità, indipendentemente dalla quantità estratte.
14b. L’esplorazione e l’estrazione di gas naturale da giacimenti di carbone, indipendentemente dalle quantità estratte.

L’obbligatorietà di assoggettabilità a VIA dei programmi esposti nei punti 14a e 14b nasce dalla necessità -secondo la Commissione europea – di fornire un chiarimento giuridico, in quanto i progetti di idrocarburi non convenzionali non dovrebbero mai essere esclusi dalla Valutazione d’Impatto Ambientale, sulla base di quegli elementi obiettivi che dimostrano gli effetti significativi sull’ambiente di tali progetti. Un passaggio fondamentale e di vitale importanza, dal momento che non tutti gli Stati Membri, le Amministrazioni o gli Enti pubblici sono disposti a tener conto degli aspetti di tutela ambientale.

Le modifiche proposte seguono raccomandazioni forti e chiare che hanno ricevuto un ampio sostegno politico al voto sulle risoluzioni del Parlamento europeo dello scorso anno sul gas di scisto. In particolar modo la relazione sugli “impatti ambientali delle attività di estrazione di scisti” dell’europarlamentare Boguslaw Sonik , in base al quale è stata chiesta l’inclusione di progetti, tra cui la fratturazione idraulica, nella Direttiva sulla Valutazione d’Impatto Ambientale.

Secondo la Commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare l’attuale legislazione non riesce a garantire una VIA sistematica ed obbligatoria per i progetti di estrazione di idrocarburi non convenzionali per quanto riguarda la fase di start-up, ovvero prima della perforazione. Pertanto, dato che la perforazione e le tecniche di fratturazione idraulica o fracking vengono utilizzate in tutto il processo – anche durante la fase di esplorazione, con enormi rischi ambientali – si rende necessario includere anche le attività di esplorazione.

Lo sviluppo di questo settore negli Stati Uniti ha insegnato che è essenziale impegnarsi in una raccolta sistematica dei dati di base – con campioni di aria, acqua e suolo – al fine di dimostrare il nesso di causalità tra le operazioni di estrazioni di idrocarburi non convenzionali e contaminazione di aria ed acqua intorno ai siti di perforazione. Inoltre, tali sviluppi industriali non possono avvenire senza consultare adeguatamente le comunità che vivono intorno a potenziali siti di perforazione.

Se lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi non convenzionali a larga scala venisse autorizzato in maniera non regolamentata, in Europa verrebbero commessi gli stessi errori degli Stati Uniti, con le medesime conseguenze drammatiche per il clima, l’ambiente e la salute pubblica.

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