Spa in Basilicata. Le vicende di EDF e Geogastock su Radio Radicale

In Basilicata l’inceneritore EDF-Fenice spa, uno dei più grandi in Europa per lo smaltimento dei rifiuti industriali automobilistici, da oltre due anni continua ad inquinare la falda acquifera del fiume Ofanto e l’area occupata.

Le ultime notizie in merito raccontano di una proroga di circa 45 giorni per l’approvazione del “documento di analisi del rischio” – causa assenza dell’ASL di Venosa e dell’amministrazione provinciale in rappresentanza del Consorzio di sviluppo industriale – e della mancanza dei monitoraggi Arpab relativi ai mesi di ottobre e novembre 2010. Del piano di caratterizzazione e della bonifica del sito inquinato, ubicato nella piana di San Nicola di Melfi, non c’è nessuna traccia, così come già avvenuto per i Siti d’Interesse Nazionale (SIN) lucani di Tito scalo e della Val Basento. Quest’ultima, al centro degli intrighi energetici internazionali per il mega-stoccaggio di gas russo proveniente dal Mar Caspio, tagliando in due il mar Nero e by-passando l’Ucraina”. Un progetto (della Geogastock spa) che prevede il ripristino di 20 pozzi (9 dei quali ancora contaminati da rifiuti tossici) che compongono giacimenti dismessi delle concessioni Eni spa “Grottole-Ferrandina” e “Pisticci”. Un progetto da 1,5 miliardi di metri cubi e 400 milioni di euro di profitto pluriennale.

Sono questi i due temi affrontati il 29 dicembre 2010 su Radio Radicale nell’intervista di Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali lucani, a Pietro Dommarco, giornalista freelance e coordinatore della Ola (Organizzazione lucana ambientalista).

Ascolta qui sotto l’intervista

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