Far fronte alle grandi emergenze

Intervengo solo ora in merito ad un articolo apparso sulle pagine de “La Nuova Basilicata” il 21 giugno scorso: un’intervista rilasciata dall’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, Gianni Rondinone.

L’assessore Rondinone introduce il concetto di politica ambientale caratterizzandola come “un nuovo approccio culturale rispetto alla tematica ambientale, sicuramente più utile e costruttivo in quanto tiene dentro allo stesso tempo il concetto di governo del territorio e delle risorse e la salvaguardia del patrimonio ambientale”. Poi, si legge ancora che “La posizione del Dipartimento Ambiente è chiara e decisa, si è scelta la strada della valorizzazione del nostro territorio attraverso una difesa attiva dell’ambiente” […] “Sono due le nostre principali linee di intervento, un monitoraggio attento, sistematico e tecnologico di tutto il territorio ed una tutela attraverso politiche specifiche”.

Il mio obiettivo non è quello di perseguire una decostruzione concettuale di quanto dichiarato, ma di un’analisi della reale situazione regionale, che vede il manifestarsi di tutta una serie di emergenze ambientali che vanno affrontate con decisione ed applicando, anche le “riforme” tracciate dall’assessore. Non credo di rischiare la radiazione dal panorama delle considerazioni politiche ed istituzionali affermando che non c’è mai stato un ottimo rapporto tra uno sviluppo reale della Basilicata tutta ed uno sviluppo ambientale. E’ vero che la valorizzazione del nostro territorio passa attraverso una difesa attiva dell’ambiente, ma questa difesa deve necessariamente esserci, senza mezzi termini, per evitare un processo di implosione irreversibile. Sono fermamente convinto che con lo strumento della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini alle scelte politiche potremmo fare già un passo in avanti. La filosofia dell’ascolto non è di semplice applicazione, figuriamoci poi, l’azione della mobilitazione politica di fronte al manifestarsi delle proteste. Molte volte la percezione del rischio cammina di pari passo con il coinvolgimento emotivo. Per un attimo dovremmo liberarci delle logiche d’appartenenza partitica e dotarci di parametri di valutazione oggettiva.

Questo per dire che lo sviluppo del nostro territorio a forte propensione ambientale non deve scontrarsi poi con casi fallimentari: la gestione del Parco Nazionale del Pollino ne è un esempio concreto, tangibile, che alimenta polemiche, che fa incazzare, ma che – comunque – non conduce a delle soluzioni immediate. La cattiva gestione di un patrimonio ambientale e culturale come il Pollino, oltre a sfociare nei malumori delle comunità locali porta ad un degrado territoriale, ad un risultato opposto. Il rischio è quello di incanalarci sulla cattiva strada metodologica delle nomine ai posti alti e della corsa della vita alle poltrone. Oggi, siamo nella situazione di non poter fallire, perché con il neonato Parco dell’Appennino Lucano necessitano delle scelte mature e sensibili. Non più amministratori riciclati dalle tornate elettorali ma persone competenti. Il neonato Parco, frutto di lotte decennali lotte intestine, concepito a “macchia di leopardo” per accontentare/scontentare quel comune, per evitare quello o quell’altro pozzo, quel progetto eolico, quella zona Sic, si fonda già su enormi contraddizioni.

Ma non tutti i nostri problemi sono elencati alla voce “parchi”. Dal Pm10 all’amianto ad esempio: altre tensioni altre condizioni deficitarie. Quello che si sta vivendo in questo periodo – che ha ereditato grandi allarmi nel 2005 – è paradossale. La qualità dell’aria della città di Potenza è pessima (Matera e provincia non sono monitorate), con picchi altissimi, oltre i limiti di emissioni di polveri sottili. La gravità della situazione dovrebbe essere gestita dalle Istituzioni con senso di responsabilità e con i provvedimenti di tutela della popolazione che la normativa vigente in materia, (il Decreto Ministeriale n° 60 del 2002) indica con precisione. Perché la popolazione non è stata informata che per 10 giorni a Potenza, Melfi e Lavello era pericoloso, per molte categorie di persone, respirare? E poi l’amianto con le tante discariche a cielo aperto di eternit. Il ministero dell’Ambiente sta preparando una “mappa” dell’amianto per 16 Regione italiane su 21, pronta entro l’estate. La mappa dovrà censire la presenza di questo pericoloso materiale in impianti industriali dimessi o ancora in attività, negli edifici pubblici o privati, nell’ambiente naturale per avviare gli interventi di bonifica. Il tutto è previsto dalla legge 93 del 2001 e dal successivo decreto ministeriale 101 del 2003 che stabiliscono anche la necessità di individuare gli interventi di bonifica urgenti. Ebbene, tra le bonifiche urgenti è scattato l’allarme anche per Ferrandina con l’ex Stabilimento Maternit (o questa è una notizia vecchia?).

Non solo. E le antenne? Il loro proliferare ha raggiunto livelli impressionanti e in un contesto generalizzato non si riescono a comprendere le ragioni per le quali quasi tutti i comuni lucani si ostinano ad adottare con ritardo o a non adottarlo proprio un Piano di Localizzazione delle Stazioni Radio Base rendendo di fatto inapplicata la Legge Regionale n° 30 del 2000. Piano di Localizzazione ripetutamente preannunciato dal comune di Potenza che si dimostra disattento di fronte alle segnalazioni/lamentele degli abitanti di Via Tirreno circa l’innalzamento – a meno di 30 metri da un fabbricato. E cosa dire degli abitanti di Venosa che protestano per l’ennesimo traliccio posizionato vicino le case, delle sconcertanti dichiarazioni del Sindaco il quale, per coprire la grave inadempienza della sua Amministrazione per non avere adottato il Piano di Localizzazione, rilascia affermazioni imbarazzanti circa l’innocuità delle emissioni provenienti dai ripetitori. E a Pisticci. L’Amministrazione prima autorizza l’innalzamento di un traliccio proprio sulla sede del Municipio e poi sospende i lavori. Ci sarà molto da lavorare, anche per l’Osservatorio Regionale Ambiente e Legalità.

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