I pozzi del fracking emettono da 100 a 1000 volte più metano di quanto pensasse l’Epa

Lo studio “Toward a better understanding and quantification of methane emissions from shale gas development”, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), ha analizzato una serie di siti di fratturazione idraulica nel sud-ovest della Pennsylvania, e ha scoperto che il metano rilasciato nell’atmosfera è da 100 a 1.000 volte maggiore di quanto misurato dall’Environmental Protection Agency (Epa) durante precedenti controlli aerei.

Un team di ricercatori statunitensi ha scoperto che la trivellazione con il fracking emette in media 34 grammi di metano e non solo 0,04 – 0,30 grammi di metano al secondo stimati dall’Epa. Ora si sta cercando di capire se le misurazioni delle fuoriuscite di metano al suolo sono in linea con i livelli di questo potentissimo gas serra trovati in aria sopra la zona dei pozzi durante i sorvoli di studio dell’Epa sulla regione del Marcellus Shale nel giugno 2012. I ricercatori hanno detto al Los Angeles Times che i pozzi che perdono il più metano erano quelli in fase di perforazione e che per un periodo sconosciuto le emissioni restano elevate, ma le fughe maggiori di metano avverrebbero con l’entrata in produzione dei pozzi di shale gas e durante il trasporto del gas nelle pipelines. Il metano (CH4) rappresenta circa il 9% delle emissioni di gas serra Usa ma è molto più pericoloso della CO2, soprattutto durante i primi 20 anni dopo la sua immissione in atmosfera quando intrappola circa 86 più volte calore della CO2. Così le perdite del fracking possono avere un grande impatto sul clima, abbastanza da rendere vano il beneficio del passaggio da centrali elettriche a carbone a quelle a gas.

Uno degli autori dello studio, Paul Shepson, un chimico atmosferico della Purdue University, ha spiegato sul Los Angeles Times “Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se queste misurazioni estremamente elevate sono normali, la grande disparità tra le letture illustra le limitazioni dei metodi attuali”. Ma ha anche sottolineato che “L’approccio dell’Epa mette il processo normativo in balia delle compagnie energetiche, che controllano l’accesso ai pozzi, ai gasdotti, agli impianti di trasformazione ed alle stazioni di compressione, sui quali devono essere effettuate le misurazioni di metano”. Si tratta dell’ennesimo studio che conferma il ruolo critico che le emissioni di metano svolgono nel contribuire al cambiamento climatico e la necessità di dati migliori e del perfezionamento dei metodi di riduzione delle emissioni. La ricerca sembra acuire il problema già denunciato in uno studio della Stanford university che aveva esaminato oltre 200 studi precedenti per scoprire che “Le emissioni di metano degli Stati Uniti sono notevolmente superiori alle stime ufficiali (…) Le perdite di sistema del gas naturale della nazione sono una parte importante del problema”.

Intanto come se i problemi per il fracking Usa non bastassero, per la prima volta il governo dell’Ohio ha ammesso che la fratturazione idraulica è stata la “probabile” causa di una serie di piccoli terremoti che hanno scosso a nord est dello Stato a marzo. Studi precedenti avevano trovato solo un legame tra i terremoti e l’iniezione nel sottosuolo delle acque reflue del fracking. Ma a marzo, cla texana Hilcorp Energy aveva dovuto fermare le operazioni in sette pozzi a Poland Township, vicino al confine con la Pennsylvania, dopo che due terremoti di magnitudo 3.0 e 2.6 avevano fatto uscire precipitosamente dalle loro case i residenti nella zona. Dato che nell’area non c’erano pozzi di iniezione delle acque reflue, i ricercatori si sono concentrati sulle normali operazioni del Fracking ed hanno scoperto chi è il colpevole dei terremoti.

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