Il ritorno al nucleare del nostro Belpaese passa, purtroppo, ancora una volta per Scanzano Jonico, dopo che in quel non tanto lontano novembre 2003 si tentò di realizzare in località Terzo Cavone il deposito unico di scorie radioattive. Soltanto una grande manifestazione pacifica allontanò lo spettro atomico. Oggi, a 22 anni dal referendum che bocciò l’uso dell’energia nucleare, Scajola & C. – approvando il Ddl Sviluppo – hanno dettato dei tempi ben precisi per la localizzazione delle centrali oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Ovviamente, sui siti – dichiarabili di interesse strategico nazionale – potrebbe essere apposto il controllo militare, come già avviene per le discariche di rifiuti, soggette a ben altri interessi, ma pur sempre ad uno scellerato business, multinazionale e malavitoso.
Scanzano Jonico, insomma – considerando anche il bassissimo peso politico del governo regionale a livello nazionale – rientra nell’elenco dei papabili. A supportare questa ipotesi c’è anche il coinvolgimento nella nascente joint venture nucleare italiana di due multinazionali ben note in terra lucana: Enel e Edf. I due colossi italiano e francese in data 3 Agosto 2009 hanno, infatti, annunciato la costituzione di una società “paritetica” denominata “Sviluppo Nucleare Italia” – di diritto italiana e con sede a Roma – che avrà il compito di stilare uno studio di fattibilità per la messa in opera ed esercizio di almeno quattro centrali nucleari di tecnologia Epr.
Tralasciando le dichiarazioni dei protagonisti, è giusto rammentare in che modo le due società in questione sono presenti in Basilicata. Da una parte Enel sta tentando di avviare il suo progetto di centrale a biomassa, nel Mercure, per la quale qualche giorno fa è stato rilasciato parere favorevole in una Conferenza di Servizi tenutasi a Cosenza. Nonostante le rassicurazioni aziendali, per il funzionamento della centrale da 35 megawatt saranno necessarie oltre 380 mila tonnellate all’anno di “biomasse vergini”. Una quantità enorme di legname che società “satelliti” di Enel intendono reperire dai boschi del Parco del Pollino, così come testimoniano le proposte di convenzioni per la gestione del patrimonio forestale fatte da diverse società private ai Comuni del Parco, che espropriano così la gestione forestale dello stesso. Le decisioni assunte a Consenza risultano essere fortemente viziate, dal momento che non sono state ascoltate le popolazioni, nonchè alcune amministrazioni comunali lucane, che subiranno gli effetti negativi sull’ambiente e la salute dei residenti, compromettendo anche l’immagine del Parco Nazionale del Pollino costretto a subire – così come il Parco della Val d’Agri – il ricatto degli interessi delle multinazionali dell’energia e chissà, domani, anche di quelli petroliferi. Dall’altra parte, invece, la francese Edf – che in data 1 Aprile 2009 è stata pizzicata a spiare le attività di Greenpeace – controlla l’inceneritore di Melfi, insieme a Fenice Spa. Ed anche in questo caso i conti non tornano, come dimostra l’inquinamento delle falde acquifere verificatosi nell’area industriale di San Nicola di Melfi, per il quale i dati sul monitoraggio risultano essere ancora “sigillati”, così come sigillate sono le bocche istituzionali che sembrano assumere – a distanza di qualche mese – la classica nenia proverbiale “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”, ovvero: è più facile fare del male che evitarne le ricadute negative. E nemmeno in seguito all’interrogazione parlamentare degli onorevoli del Partito Radicale, Poretti e Perduca, sulla grave vicenda dell’inquinamento si trova capo. Edf non parla e nemmeno la subalterna Fenice Spa, l’inceneritore continua a restare in funzione nonostante permangano alti i valori di mercurio, nichel, cromo ed altre sostanze dannose per la salute dei cittadini, degli agricoltori e dei lavoratori. In parole povere potrebbe profilarsi anche per l’area industriale di Melfi una bella candidatura a sito d’interesse nazionale destinato a bonifica urgente (vedasi Val Basento e Tito scalo).
Uno spaccato ambientale e sociale, oltre che di antropologia amministrativa e politica, che funge da decadente biglietto da visita per i due colossi in questione. Stando alle parole di Cosimo Latronico – il quale giura sull’infondatezza della candidatura di Scanzano Jonico – potremmo stare tranquilli, ma siccome Enel e Edf da noi hanno già messo le tende, potrebbero approfittarne per ufficializzare il campeggio.



6 Commenti
astronik
06/08/2009 at 23:06Pietro Dommarco
06/08/2009 at 23:31enzo palazzo
07/08/2009 at 12:32Pietro Dommarco
07/08/2009 at 16:17enzo palazzo
07/08/2009 at 21:32MickOcoileain
18/03/2010 at 17:10