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Enel e Edf, mani sulla Basilicata

Energia 06 ago 2009

Il ritorno al nucleare del nostro Belpaese passa, purtroppo, ancora una volta per Scanzano Jonico, dopo che in quel non tanto lontano novembre 2003 si tentò di realizzare in località Terzo Cavone il deposito unico di scorie radioattive. Soltanto una grande manifestazione pacifica allontanò lo spettro atomico. Oggi, a 22 anni dal referendum che bocciò l’uso dell’energia nucleare, Scajola & C. – approvando il Ddl Sviluppo – hanno dettato dei tempi ben precisi per la localizzazione delle centrali oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Ovviamente, sui siti – dichiarabili di interesse strategico nazionale – potrebbe essere apposto il controllo militare, come già avviene per le discariche di rifiuti, soggette a ben altri interessi, ma pur sempre ad uno scellerato business, multinazionale e malavitoso.

Scanzano Jonico, insomma – considerando anche il bassissimo peso politico del governo regionale a livello nazionale – rientra nell’elenco dei papabili. A supportare questa ipotesi c’è anche il coinvolgimento nella nascente joint venture nucleare italiana di due multinazionali ben note in terra lucana: Enel e Edf. I due colossi italiano e francese in data 3 Agosto 2009 hanno, infatti, annunciato la costituzione di una società “paritetica” denominata “Sviluppo Nucleare Italia” – di diritto italiana e con sede a Roma – che avrà il compito di stilare uno studio di fattibilità per la messa in opera ed esercizio di almeno quattro centrali nucleari di tecnologia Epr.

Tralasciando le dichiarazioni dei protagonisti, è giusto rammentare in che modo le due società in questione sono presenti in Basilicata. Da una parte Enel sta tentando di avviare il suo progetto di centrale a biomassa, nel Mercure, per la quale qualche giorno fa è stato rilasciato parere favorevole in una Conferenza di Servizi tenutasi a Cosenza. Nonostante le rassicurazioni aziendali, per il funzionamento della centrale da 35 megawatt saranno necessarie oltre 380 mila tonnellate all’anno di “biomasse vergini”. Una quantità enorme di legname che società “satelliti” di Enel intendono reperire dai boschi del Parco del Pollino, così come testimoniano le proposte di convenzioni per la gestione del patrimonio forestale fatte da diverse società private ai Comuni del Parco, che espropriano così la gestione forestale dello stesso. Le decisioni assunte a Consenza risultano essere fortemente viziate, dal momento che non sono state ascoltate le popolazioni, nonchè alcune amministrazioni comunali lucane, che subiranno gli effetti negativi sull’ambiente e la salute dei residenti, compromettendo anche l’immagine del Parco Nazionale del Pollino costretto a subire – così come il Parco della Val d’Agri – il ricatto degli interessi delle multinazionali dell’energia e chissà, domani, anche di quelli petroliferi. Dall’altra parte, invece, la francese Edf – che in data 1 Aprile 2009 è stata pizzicata a spiare le attività di Greenpeace – controlla l’inceneritore di Melfi, insieme a Fenice Spa. Ed anche in questo caso i conti non tornano, come dimostra l’inquinamento delle falde acquifere verificatosi nell’area industriale di San Nicola di Melfi, per il quale i dati sul monitoraggio risultano essere ancora “sigillati”, così come sigillate sono le bocche istituzionali che sembrano assumere – a distanza di qualche mese – la classica nenia proverbiale “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”, ovvero: è più facile fare del male che evitarne le ricadute negative. E nemmeno in seguito all’interrogazione parlamentare degli onorevoli del Partito Radicale, Poretti e Perduca, sulla grave vicenda dell’inquinamento si trova capo. Edf non parla e nemmeno la subalterna Fenice Spa, l’inceneritore continua a restare in funzione nonostante permangano alti i valori di mercurio, nichel, cromo ed altre sostanze dannose per la salute dei cittadini, degli agricoltori e dei lavoratori. In parole povere potrebbe profilarsi anche per l’area industriale di Melfi una bella candidatura a sito d’interesse nazionale destinato a bonifica urgente (vedasi Val Basento e Tito scalo).

Uno spaccato ambientale e sociale, oltre che di antropologia amministrativa e politica, che funge da decadente biglietto da visita per i due colossi in questione. Stando alle parole di Cosimo Latronico – il quale giura sull’infondatezza della candidatura di Scanzano Jonico – potremmo stare tranquilli, ma siccome Enel e Edf da noi hanno già messo le tende, potrebbero approfittarne per ufficializzare il campeggio.

6 Commenti

  1. astronik
    06/08/2009 at 23:06

    Sai quanto se ne fottono Enel ed Edf di Latronico?
    Ottimo intervento, caro presidente!


  2. Pietro Dommarco
    06/08/2009 at 23:31

    Infatti Astronik. Cosimo Latronico parla così perché deve difendere il suo governo Berlusconi che ha deciso di ritornare al nucleare, oltre che salvare la faccia con i cittadini. Alla fine spero che a Scanzano non succeda niente di clamoroso e se sarà così certo non per merito di questa opposizione, sia locale che nazionale.


  3. enzo palazzo
    07/08/2009 at 12:32

    Caro Pietro,
    io appartengo a quelli che sono convinti che a Terzo Cavone nn verrà realizzata alcuna centrale nucleare. Mi dispiace che tu stia a Milano e nn abbia letto 3 miei articoli che di fatto affermano che quando si parla di Scanzano – dopo i fatti del 2003 – oggi è solo un depistaggio.
    1, xké ebbi una dritta del ritorno al nucleare e del nuovo coinvolgimento della Basilicata – ma nn di Terzo Cavone – da alcuni ambienti fiorentini ben prima che il governo dichiarasse la scelta nucleare (cosa che poi si è verificata) ; 2 xké il governo nn ripeterà gli stessi errori del 2003; 3 xké il sito di scanzano – l’hanno capito anche alla Sogin – nn è idoneo; 4 xké scanzano è oramai diventato un luogo simbolo collettivo e dunque intoccabile ; 5 xké hanno bisogno per una centrale di 1600 mw di 200 milioni di mc di acqua all’anno e di un deposito di rifiuti nucleari nelle vicinanze. Dunque, visto che esiste anche un antiquato e obsoleto studio dell’allora Cnen (ma questi se ne fregano che lo studio sia vecchio) che gli salva la coscienza, automaticamente, se nn hanno altre candidature e devono imporre da Roma un sito, è inevitabile che nottetempo ci metteranno una centrale sul Sinni, sotto l’itrec che sta – guarda un po’ – realizzando un deposito da 6 mila mc più un capannone da 14 mila, per la messa in sicurezza delle barre radioattive già presenti. Un sito un po’ grandicello x il volume di materiale inquinato dell’Enea.


  4. Pietro Dommarco
    07/08/2009 at 16:17

    Caro Enzo ti sbagli. Perché anche se non vivo in Basilicata i giornali li leggo sempre e, soprattutto, i tuoi di articoli, visto che ogni mattina sulla mia casella di posta mi arrivano i migliori articoli, freschi freschi. Per quanto riguarda la questione di Terzo Cavone, sono d’accordo con te, anche io penso che alla fine a Scanzano Jonico non se ne farà niente per i motivi che hai appena riportato, però volevo sottolineare come secondo me la Basilicata non è incolume, vista anche la presenza di Enel e Edf in altre forme.


  5. enzo palazzo
    07/08/2009 at 21:32

    Beh, sono contento che leggi anche da lì i miei articoli e, inoltre, sul fatto che non lasceranno tranquilla la ns regione, concordo con te al 100 x mille. Tra l’altro sono decenni che tentano di spopolarla in tutti i modi.
    Ciao,
    e.


  6. MickOcoileain
    18/03/2010 at 17:10

    Resistete amici lucani, resistete! La mia futura moglie è per metà lucana e quindi vi sono sinceramente affezionato. Non mollate! Difendete la vostra bellissima terra!


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