Pozzo “Costa Molina 2”, esposto alla Procura

Il 22 settembre 2014, il segretario dei Radicali lucani, Maurizio Bolognetti, ha presentato un esposto alle Procure di Potenza e Lagonegro, e al Nucleo operativo ecologico (Noe) del capoluogo, in relazione al Pozzo di reiniezione “Costa Molina 2”, ubicato in agro di Montemurro. Segue il testo della denuncia.

La Regione Basilicata con Determina Dirigenziale n. 75°/2001/D1010 del 5 settembre 2001 autorizzava “lo scarico nel sottosuolo delle acque derivanti dall’estrazione e separazione idrocarburi del Centro Olio di Val d’Agri (D. lgs 152/99 art. 30 comma 3).” Nella sopraccitata determina è dato, tra l’altro, di poter leggere: “le acque da re-iniettare non potranno superare il quantitativo massimo annuo di un milioni di metri cubi, con portata giornaliera non superiore a metri cubi/giorno 3200, come risultante dal test di iniettività e dalla documentazione tecnica”. Come viene spiegato in un documento prodotto da Eni spa, datato 26 agosto 2011 e pervenuto presso gli uffici del Dipartimento ambiente della Regione Basilicata in data 1 settembre 2011, “le operazioni di re-iniezione delle acque di produzione nel pozzo di Costa Molina 2 sono iniziate nel giugno 2006” dopo un lungo iter autorizzativo. “In corrispondenza delle aree attraversate dalla condotta di re-iniezione è attivo , a partire dal 2006, un programma di monitoraggio finalizzato alla verifica qualitativa delle acque sotterranee. Il monitoraggio, realizzato in contraddittorio con Arpab, avviene attraverso il prelievo con cadenza mensile di campioni di acqua di falda in corrispondenza di 7 piezometri e due sorgenti dislocati lungo il decorso della condotta stessa”.

In data 16 settembre 2010, l’Arpab comunicava alla Regione Basilicata, alla Provincia di Potenza e ai Comuni di Montemurro e Viggiano di aver riscontrato, nell’ambito del “Piano di monitoraggio delle acque sotterranee e di re-iniezione relative alle aree attraversate dalla condotta di re-iniezione del Pozzo Costa Molina 2”, un superamento delle CSC(Concentrazioni soglia di contaminazione) per il parametro ferro nei piezometri Pz5 e Pz7.

In data 28 febbraio 2011, l’Arpab comunicava agli Enti di cui sopra di aver riscontrato, nell’ambito del già citato “Piano di monitoraggio”, un superamento delle CSC per il parametro idrocarburi in corrispondenza del piezometro Pz5.

La Regione Basilicata, a seguito della notifica dei superamenti da parte di Arpab, ai sensi dell’art.244 del D. lgs 152/06, con nota protocollo n. 54596/75AA del 30 marzo 2011, chiedeva ad Eni la presentazione del Piano di caratterizzazione ai sensi dell’art.242 del sopraccitato decreto.

In data 13 dicembre 2011, Arpa Basilicata inviava all’Ufficio Prevenzione e Controllo del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata una nota avente per oggetto il “Piano di Caratterizzazione – convocazione conferenza di servizi del 13/12/2011” relativo alla condotta di re-iniezione pozzo Costa Molina 2. Nella nota in oggetto l’Agenzia per l’Ambiente, tra l’altro, scrive: “Per quanto riguarda invece il piano di indagini proposto per la caratterizzazione, lo stesso non contiene elementi sufficienti per l’effettuazione di un’adeguata caratterizzazione dell’area interessata all’attraversamento della condotta. Si precisa, inoltre, che l’Ufficio riscontra superamenti delle CSC nei piezometri Pz2, Pz5 e PZ7; in particolare, ad oggi, si ritiene necessario l’esecuzione di almeno un sondaggio da attrezzare a piezometro speculare rispetto alla posizione della condotta e dei piezometri oggetto di superamento. Da detti piezometri andranno prelevati campioni delle matrici suolo/sottosuolo e acque sotterranee. I parametri da ricercare oltre a quelli previsti dall’elaborato saranno integrati per le matrici suolo/sottosuolo e acque sotterranee da Ipa, BTEXs e metalli. Si fa presente infine che dall’esame della documentazione risulta l’utilizzo di alcune sostanze pericolose immesse nella condotta di re-iniezione. Pertanto è necessario acquisire ulteriori e più approfondite informazioni relative all’utilizzo e/o all’eventuale sostituzione di tali sostanze con altre non pericolose”.

In data 13 dicembre 2011, si tiene presso gli Uffici del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata la Conferenza di Servizi per l’esame del piano di indagine per la caratterizzazione dell’area attraversata dalla condotta di re-iniezione al pozzo Costa Molina 2, trasmesso dalla società Eni spa – Divisone Exploration & Production con nota protocollo 1973 del 26/08/2011, acquisita al protocollo della Giunta regionale n. 147004/75AA/AC/AB/AD in data 01/09/2011.
Nel verbale della Conferenza, tra l’altro, si legge: “La Regione, rilevato che il piano di monitoraggio delle acque sotterranee è di presidio alle attività di re-iniezione e prevede la rilevazione sia del ferro che degli idrocarburi, come sostanze dipendenti dalle attività esercitate ed oggetto di monitoraggio nelle stesse aree attraversate dalla condotta di reiniezione del pozzo Costa Molina 2, con nota protocollo n. 54596/75AA del 30/03/2011, ha chiesto all’Eni spa la presentazione del piano di caratterizzazione ai sensi dell’art. 242 del D.lgs 152/2006, anche al fine di accertare l’eventuale diversa origine del ferro secondo il “Protocollo Operativo per la definizione dei valori di fondo per le sostanze inorganiche nelle acque sotterranee” dell’Ispra […] Dopo ampia discussione la Conferenza prende atto dell’allegato parere dell’Arpab e rinvia la prosecuzione dell’esame in attesa di acquisire chiarimenti da parte dell’Arpab sui contenuti del parere inviato, sulla cui base l’Eni invierà la documentazione integrativa richiesta occorrente che tenga conto anche di quanto emerso in sede di discussione”.

In data 24 febbraio 2012, con protocollo n. 000146, Arpab invia al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata una nota avente per oggetto “Verbale della Conferenza di servizi del 13/12/2011 – Richiesta chiarimenti”. Nella nota in oggetto è dato, tra l’altro, leggere: “In riferimento all’oggetto, si precisa che il parere Arpab del 13/12/2011 protocollo n. 0011070 è da intendersi nel seguente modo: che sia necessario integrare il piano di caratterizzazione prevedendo l’esecuzione di sondaggi da attrezzare a piezometro e da ubicare in corrispondenza dei punti Pz2, Pz5 e Pz7 dalla parte opposta della condotta; il set analitico dovrà essere integrato dai seguenti parametri: Ipa, BTEXs e metalli”.

In data 21 ottobre 2013, con nota protocollo 0009317, Arpab comunicava al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata “i risultati delle attività di controllo acque nel territorio interessato dal passaggio della condotta di re-iniezione Costa Molina 2 e di c.da La Rossa”.

In riferimento ai risultati “delle attività di controllo delle acque sotterranee lungo la condotta di reiniezione della acque derivanti dall’estrazione e separazione degli idrocarburi del Centro Oli Val d’Agri, mediate il pozzo Costa Molina 2 in agro di Montemurro”, l’Agenzia riferisce che il monitoraggio viene svolto in ottemperanza alle Delibere della Regione Basilicata D.D.75 F/2005/D/40 e D.D. 75 AB-2006/D656 . L’Agenzia riferisce di aver riscontrato superamenti delle CSC per il parametro ferro nei mesi di mesi di Febbraio, Aprile e Maggio 2010, superamenti delle CSC per il parametro idrocarburi nel mese di ottobre 2010, superamenti delle CSC per il parametro ferro nel dicembre 2011 e superamento delle CSC per il parametro idrocarburi nel settembre 2011.

In data 22 ottobre 2013 viene convocata, presso gli Uffici del Dipartimento ambiente della Regione Basilicata, una seconda Conferenza di servizi sull’Area attraversata dalla condotta di reiniezione al Pozzo Costa Molina 2. Nel verbale della Conferenza, tra l’altro, è dato leggere: “Nel settembre scorso sono apparse notizie di stampa circa la fuoriuscita di acque maleodoranti in c/da La Rossa nei pressi del pozzo Costa Molina 2, di cui non è stata chiarita l’interazione con le attività di reiniezione. In relazione al piano di monitoraggio della condotta di reiniezione nel verbale è dato leggere quanto segue: “l’Arpab con nota protocollo n. 1461 del 24/02/2012 ha chiarito che il proprio parere è da intendersi nel seguente modo: che eventuali variazioni al piano di monitoraggio debbano essere individuate a valle del procedimento ‘siti contaminati’ ai sensi del Dlgs 152/06; che sia necessario integrare il piano di caratterizzazione prevedendo l’esecuzione di sondaggi da attrezzare a piezometro e da ubicare in corrispondenza dei punti Pz2, Pz5 e Pz7 dalla parte opposta della condotta; su questi nuovi sondaggi/piezometri dovranno essere indagate le matrici ambientali suolo/sottosuolo e acque sotterranee; il set analitico dovrà essere integrato dai seguenti parametri Ipa, BTEXs e metalli.

Sempre in riferimento alle osservazioni formulate dall’Arpab, l’estensore del verbale in oggetto scrive: “In data 21 ottobre l’Arpab ha inviato il parere di competenza sulla documentazione all’ordine del giorno, in cui, ribadendo il precedente parere e il successivo chiarimento, evidenzia la carenza di definizione del modello geologico/idrogeologico, propedeutico, tra l’altro, all’ubicazione dei piezometri integrativi che dovranno essere realizzati con materiale atossico; l’inefficacia del prelievo della terza aliquota di campione della matrice acqua sotterranea con i tempi previsti dalle metodiche; il set dei parametri da indagare deve comprendere tutti i metalli previsti dalle tabelle I e II, parte V del DLGS 152/2006, nonché gli idrocarburi totali nell’acqua sotterranea, gli idrocarburi leggeri e gli idrocarburi pesanti nel suolo/sottosuolo”.

Sempre nel verbale in oggetto il Dipartimento ambiente invita l’Eni a chiarire “con opportune indagini se il fenomeno denunciato della fuoriuscita delle acque maleodoranti in c/da La Rossa sia connesso con le attività di reiniezione”.

Nel verbale emerge anche che l’Ufficio Ciclo dell’Acqua, con nota 136396/75AC del 12/08/2013, ha comunicato all’Eni, come di propria competenza, “di non poter procedere al rinnovo della richiesta di autorizzazione allo scarico in unità geologico profonde delle acque di strato tramite il pozzo di reiniezione Costa Molina[…]e che lo stesso Ufficio, con nota n. 0170778/75AC del 21/10/2013, evidenzia che il rinnovo dell’autorizzazione allo scarico in unità geologiche profonde delle acque di strato tramite il pozzo di reiniezione Costa Molina 2 ritenuto assentibile dell’Ufficio compatibilità ambientale, quale modifica non sostanziale al procedimento di AIA succitata, è da ritenersi in contrasto con il diniego di rinnovo dell’autorizzazione medesima esplicitato dall’Ufficio Ciclo dell’Acqua, quale Ufficio competente con la citata nota n. 136396/75AC del 12/08/2013”.

L’allegato G al Verbale della Conferenza di Servizi del 22 ottobre 2013 – Nel testo in oggetto, firmato dal dottor Francesco Ricciardi in qualità di responsabile dell’Ufficio Ciclo dell’Acqua, è dato tra l’altro leggere: “Le relazioni e gli allegati tecnici descrivono tutte le procedure e le operazioni tecniche afferenti ai processi di trattamento delle acque di processo, di mitigazione degli impatti e alle tipologie e modalità di monitoraggio, sia all’interno del Centro Oli di Viggiano che lungo le condotte di reiniezione fino alla testa del pozzo; tuttavia, da quanto esaminato, non si evince un resoconto di equivalente definizione e dettaglio: riguardo la descrizione delle caratteristiche geologiche precipue delle aree interessate dai processi di reiniezione, riguardo il procedimento stesso di reiniezione nelle unità geologiche profonde”. Lo stesso ufficio afferma che i documenti prodotti dall’Eni sono carenti “riguardo eventuali scenari di rischio (pericolosità, vulnerabilità, elementi esposti naturali e antropici)”

Marzo 2014 – Nel documento inviato da Eni alla Regione Basilicata e intitolato “Integrazioni al Piano della Caratterizzazione ambientale ai sensi del D.lgs 152/2006”, alla voce composizione delle acque di processo, si apprende che nelle acque di strato trattate con additivi sono presenti: Ferro, Magnesio, Bario, Cadmio, Solfati, Cloruri, Idrocarburi, Benzene, Etelibenzene, Toluene.

Il 30 luglio 2014, la Regione Basilicata licenzia la delibera n. 960 avente per oggetto “Art. 242 del DlGS 152/2006 – Area attraversata dalla condotta di reiniezione al pozzo Costa Molina 2 – Autorizzazione Piano di Caratterizzazione”. Nella delibera in oggetto è tra l’altro dato leggere: “Visto l’allegato verbale della conferenza di servizi del 22/10/2013 in cui la conferenza, con il voto contrario del rappresentante dell’Ufficio ciclo dell’acqua[…]Ritiene che le osservazioni fatte dall’Ufficio ciclo dell’acqua non riguardano il presente procedimento ma che vanno affrontate in sede di autorizzazione delle attività di reiniezione”. Nello stesso si chiede all’Eni “di estendere le indagini al sito di fuoriuscita delle acque maleodoranti in c/da La Rossa e chiarirne l’eventuale connessione con le attività di reiniezione”. La Regione, si legge nel documento, autorizza il Piano di caratterizzazione “alle condizioni e con le prescrizioni indicate nel verbale della Conferenza di servizio del 22 ottobre 2013” e nei pareri espressi dall’Arpab.

Ciò esposto e premesso, segnalo alle SS.LL quanto di mia conoscenza in merito alla vicenda del pozzo Costa Molina 2 e relativa condotta e all’inquinamento delle acque in c/da La Rossa in agro di Montemurro (PZ).

A partire dal 2009 ho ripetutamente chiesto che gli Enti preposti fornissero chiarimenti sull’ipotizzata rottura della incamiciatura del Pozzo Costa Molina 2, di cui si legge anche in un documento prodotto dalla Regione Basilicata, datato giugno 2010 e intitolato “Sorveglianza sanitaria delle popolazioni residenti nelle aree regionali di estrazione petrolifera”

Il 12 luglio 2012, la Regione Basilicata per rilasciarmi copia della documentazione attinente il Piano di Monitoraggio del pozzo Costa Molina 2 ha preteso il pagamento di € 37,18, in aperta violazione della Convenzione di Aarhus e del diritto di accesso all’ informazione ambientale.

Il 4 marzo 2014, la prof.ssa Albina Colella, docente di geologia c/o l’Unibas, da me intervistata per Radio Radicale afferma che da analisi effettuate su due polle d’acqua presenti in c/da La Rossa è emersa una forte contaminazione con presenza di idrocarburi, alluminio, manganese, bario, boro, sodio e sali cloruri. A poche decine di metri dal sito oggetto di indagine è presente, come detto, il pozzo di reiniezione dell’Eni denominato “Costa Molina2”. La composizione chimica delle acque fatte analizzare dalla prof.ssa Colella è tipica delle acque di produzione petrolifera.

L’11 marzo 2014 ho realizzato un servizio audio-video per conto di Radio Radicale. Nel video un allevatore di Montemurro(PZ), Pasquale, denuncia la morte di alcuni capi di allevamento a seguito dell’ingestione di acqua “contaminata da Bario, Boro, Idrocarburi e Alluminio”. L’azienda del sig. Pasquale, ubicata in c/da La Rossa in agro di Montemurro(PZ), è situata a poche centinaia di metri in linea d’aria dal Pozzo di re-iniezione Eni Costa Molina 2.

Il 12 marzo 2014, il quotidiano “La Nuova del Sud”, nel riferire della video-inchiesta, titola: “Alberi secchi e moria di ovicaprini dopo aver bevuto acqua piena di idrocarburi. I Misteriosi decessi di La Rossa”.

Il 22 agosto 2014, dalle pagine dell’”Eco di Basilicata”, l’Organizzazione Lucana Ambientalista chiede all’assessore all’Ambiente Aldo Berlinguer di sospendere l’iter di autorizzazione delle attività di re-iniezione nel pozzo Costa Molina 2, che – sottolinea la Ola – l’assessore vorrebbe rilasciare nell’ambito dell’aggiornamento dell’Aia del COVA(Centro Oli Val D’Agri).

Il 24 agosto 2014, il prof. Franco Ortolani pubblica una nota sul suo spazio facebook nella quale tra l’altro afferma: “E’ accertato che l’iniezione di fluidi ad alta pressione nel sottosuolo può causare sismicità; ne discende che non è una rassicurante idea iniettare fluidi in pressione sulle faglie attive della Val d’Agri. Come se niente fosse, in sinistra Agri è attivo il pozzo di reiniezione Costa Molina 2 e, come se non bastasse, Eni ha progettato l’attivazione di un altro pozzo di reiniezione (Monte Alpi 9 OR) in destra orografica sotto l’abitato di Grumento”.

Il 13 settembre 2014, presso l’hotel Kiris, sono stati illustrati i risultati scientifici definitivi dello studio realizzato dalla Prof. Albina Colella sulle acque anomale di contrada La Rossa in Agro di Montemurro (PZ). L’accurato studio prodotto dalla docente dell’Unibas ha dimostrato che le acque in oggetto sono di origine antropica e con caratteristiche affini alle acque di scarto petrolifero.

Sempre in relazione al pozzo Costa Molina 2, lo scrivente fa presente alle SS.LL che l’autorizzazione concessa dalla Regione Basilicata alla re-inizione delle acque di produzione petrolifera potrebbe essere stata rilasciata in aperta violazione della Delibera del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento del 4 febbraio 1977.

Infatti nella sopra citata delibera leggiamo le seguenti prescrizioni/indicazioni: “lo scarico nel sottosuolo può essere adottato come mezzo di smaltimento di effluenti industriali solo nei casi in cui sia dimostrato che non esistono soluzioni alternative tecnicamente ed economicamente valide”. Nel testo si afferma inoltre che “deve essere accertata e debitamente documentata l’esistenza delle seguenti condizioni: che trattasi di formazioni geologiche atte a ricevere gli effluenti, sicuramente isolate dalla superficie e dai serbatoi contenenti acqua dolce e/o altre risorse utili; che dette formazioni siano situate in zone tettonicamente e sismicamente favorevoli; che siano stati eseguiti tutti gli studi e le ricerche necessarie a garantire la sicurezza ecologica nel senso più lato; che in fase di esecuzione gli impianti vengano costruiti con le migliori tecniche disponibili; che in fase di gestione si garantisca un adeguato e continuo controllo delle operazioni di iniezione e dei loro effetti. I pozzi di iniezione dovranno essere realizzati in modo da garantirne la perfetta tenuta nell’attraversamento degli strati soprastanti e della roccia di copertura, escludendo ogni discontinuità che possa permettere il riflusso degli effluenti iniettati verso gli orizzonti più elevati e verso la superficie.

A parere dello scrivente, ci potremmo trovare di fronte alla violazione di quasi tutte le sopra elencate prescrizioni/cautele/indicazioni. Di certo appare evidente che l’area in cui è ubicato il pozzo Costa Molina 2 è tutt’altro che “tettonicamente e sismicamente favorevole”. Il sottoscritto chiede alle SS. LL di verificare se in relazione ai fatti illustrati nel presente esposto-denuncia e inerenti la condotta di re-iniezione del pozzo Costa Molina 2 e le acque di c/da La Rossa in agro di Montemurro(PZ) siano state poste in essere tutte le iniziative necessarie ad interrompere l’inquinamento delle matrici ambientali con particolare riferimento alla matrice acqua. Chiede inoltre che si verifichi se l’autorizzazione alla re-iniezione delle acque di produzione petrolifera sia avvenuta nel rispetto della sopra citata Delibera del Comitato dei Ministri e nel rispetto di quel Principio di Precauzione recepito dal “Trattato di Mastricht” e dal nostro stesso legislatore.

Nei fatti così come esposti si potrebbe configurare il reato di disastro ambientale e di tentata strage.

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