Minaccia shale gas nell’Est di Milano?

In passato, pozzi nel campo “Cologno Monzese” dell’Agip. Nel curriculum di Mac Oil spa, la società che ha avanzato la richiesta per un permesso di ricerca in un’area di 182 chilometri quadrati tra Milano e Cremona, anche l’estrazione di greggio non convenzionale in Canada. Secondo la Regione Lombardia il progetto non dovrà essere sottoposto a Valutazione d’impatto ambientale.

Le aree dell’hinterland ad Est di Milano sono a rischio trivellazioni petrolifere. Ad avanzare la richiesta di attribuzione del permesso di ricerca denominato “Melzo” è la Mac Oil spa, una società -con sede legale a Roma- fondata nel 2007 e controllata dall’americana Petrocorp Inc. L’obiettivo è quello di ricercare idrocarburi in un’area di 182,80 chilometri quadrati, comprendente ben 37 comuni in 5 diverse province (Bergamo, Cremona, Lodi, Monza Brianza e Milano).

Tra le 5, la provincia di Milano è la più interessata con 137,32 chilometri quadrati di territorio e 26 comuni: da Pessano con Bornago a Bussero, da Masate a Gessate, da Cernusco sul Naviglio a Pioltello, da Vignate a Melzo, da Trucazzano a Cassano d’Adda, solo per citarne alcuni. Un percorso burocratico -quello della Mac Oil spa- che inizia nel gennaio del 2008 con la presentazione dell’istanza finalizzata all’attribuzione del permesso di ricerca “Melzo”. Richiesta accolta, nel febbraio 2009, dalla Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (Cirm) del ministero dello Sviluppo economico. Poi uno stop di due anni, causa ricorso al Tar del Lazio da parte della Pengas srl di San Donato Milanese, contro il rigetto del ministero dello Sviluppo economico di una richiesta del 2007 di attribuzione per un permesso di ricerca (denominato “Vignate”, ndr) ubicato nella stessa area, a favore proprio della Mac Oil spa.

Il Tribunale amministrativo respinge per non “sufficiente fondatezza” il ricorso della Pengas srl. Così, nel gennaio del 2011, la Mac Oil spa può presentare a ministero e Regione Lombardia il progetto preliminare ambientale, soggetto a Valutazione d’impatto ambientale (Via). Poi, nel maggio del 2011 fa richiesta di pubblicazione dello stesso all’Albo pretorio dei Comuni interessati dall’istanza di permesso di ricerca “Melzo”, e -per i 45 giorni successivi- inoltra avviso di deposito della documentazione di rito relativa alla procedura di Via. A questo punto, le amministrazioni comunali coinvolte potevano opporsi con la presentazione di proprie osservazioni, ma su 37 solo 2 -ovvero Melzo e Bussero- lo fecero. Quanto basta per far notificare, nei tempi giusti, gli atti alla Direzione generale ambiente, energia e reti della Regione Lombardia, che nel marzo del 2012 decide di escludere dalla Valutazione d’impatto ambientale il progetto della Mac Oil spa, firmando nel settembre di quest’anno l’intesa. Dagli uffici regionali motivano l’esclusione Via -con la quale si blocca il coinvolgimento degli enti locali nella fase di esplorazione petrolifera ed indagini sismiche- sostenendo che “le aree comprese all’interno del perimetro del permesso di ricerca, ricadenti all’interno delle zone vincolate, quali alvei e corsi d’acqua tutelati, complessi archeologici, aree naturali e protette, siti SIC e ZPS, nonché le relative fasce di rispetto, saranno escluse da qualsiasi attività sia geofisica che di perforazione”, come dichiarato dalla società stessa. Solo in caso di perforazione di pozzi esplorativi -come da progetto- i Comuni interessati saranno interpellati nuovamente. E questo potrebbe avvenire non prima di 18 mesi dal conferimento del permesso di ricerca. Entro i 12 mesi, invece, la società appronterà le prime indagini, comprese quelle sui pozzi precedentemente scavati nell’area del permesso di ricerca. Perché non è la prima volta che le compagnie petrolifere hanno messo gli occhi su questi 182,80 chilometri quadrati ad Est di Milano, comprendenti il “Parco Alto Martesana”, il Parco del Rio Vallone, una parte del Parco del Molgora e i Parchi regionali Adda Sud e Nord, e confinanti con le Sorgenti della Muzzetta e col Parco agricolo Sud Milano. Aree di importante valenza paesaggistica e naturalistica, con presenza di risorse idriche strategiche, direttamente a contatto con le concessioni di coltivazione “Pessano” verso ovest, “Canonica” verso est, “Cascina Castello” verso sud e con la concessione di stoccaggio di gas sotterraneo “Settala” della Stogit spa e i permessi di ricerca “Calcio” e “Cascina San Pietro”. Questo per il presente.

Nel passato, invece, perforazioni ed estrazioni ci sono state nel permesso di ricerca “Cologno Monzese” dell’Agip (18 pozzi perforati tra Segrate, Pioltello e Cernusco sul Naviglio). Così come avvenuto nel campo Eni di Malossa: 15 pozzi perforati e oltre 3 milioni di tonnellate di olio greggio estratto in 13 anni, dal 1980 al 1992. Per il campo di Malossa -il più profondo d’Europa, ubicato tra Cassano d’Adda, Treviglio e Casirate d’Adda- spunta addirittura un progetto pilota per lo stoccaggio sotterraneo di Co2, proposto dal gruppo Techint. Per il permesso di ricerca “Melzo”, invece, le operazioni della Mac Oil spa dovrebbero orientarsi principalmente al rinvenimento di giacimenti di gas naturale, che nello Studio preliminare viene chiamato gas biogenico, ovvero gas naturale non convenzionale. Aprendo ipotesi di shale gas, presente in trappole di tipo stratigrafico? Al momento non è dato saperlo, anche se -secondo una pubblicazione del Climate Justice Montreal del settembre 2010, la Quebec Inc -filiale canadese della Mac Oil- ha ottenuto 7 autorizzazioni proprio per l’estrazione di shale gas in Canada, provocando paura da fracking per molti residenti di Montreal.

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