La fabbrica di benzina

È questo il titolo del documentario che verrà proiettato giovedì 16 febbraio, alle 20:30, al cinema Chaplin di Cremona. Un film d’inchiesta autoprodotto -curato dal filmmaker Stefano Conca Bonizzoni e dal giornalista Daniele Ferro- sulla raffineria Tamoil ubicata nell’area industriale cremonese, ad un paio di chilometri in linea d’aria dal centro storico.

Sullo sfondo l’intensa lotta che i 500 lavoratori dell’impianto di raffinazione e dell’indotto stanno portando avanti da oltre un anno, in difesa del loro posto di lavoro. Licenziamenti e dignità calpestate annunciati in poche righe, quelle di un comunicato che alla fine del 2010 la Tamoil Raffinazione spa trasmette alle associazioni sindacali palesando la volontà di chiudere la raffineria di proprietà della famiglia Gheddafi, tramite la Libian Investment Authority.

L’instabilità del regime libico e l’embargo Onu, ancor prima dell’inizio del conflitto armato nel marzo 2011, hanno inciso direttamente nel nostro Paese toccando centinaia di famiglie e mettendo fine ad uno storico stabilimento, attivo dal 1953 nella filiera del petrolio nazionale ed internazionale. Oggi -dopo anni altalenanti di sospensioni e mobilità -il nuovo progetto prevede lo smantellamento di parte degli impianti e la conversione in solo deposito di prodotti petroliferi. Occupazione stimata: 48 unità. “Gli operai -raccontano gli autori- non comprendono perché debba chiudere la raffineria di una società con una quota di mercato in Italia di quasi l’8%, con oltre 2 mila impianti di distribuzione ed un fatturato di 4,5 miliardi di euro nel 2009”. Invece la dismissione sarà totale, lasciando in eredità cassa integrazione ed un inquinamento ambientale decennale.

Infatti, il problema della contaminazione del suolo e delle falde acquifere rappresenta un altro aspetto spinoso ed inquietante dell’intera vicenda, sulla quale dal 2007 indaga la Procura di Cremona. Nel 2001 la Tamoil Raffinazione spa si autodenuncia, aprendo ufficialmente l’allarme veleni presenti all’interno ed all’esterno del perimetro dell’impianto. Le analisi Arpa Lombardia, su prelievi e campionamenti fatti fino a 70 metri di profondità, parlano chiaro: benzene, additivi MTBE, tetracloroetilene, tricloetilene, toluene, solventi chimici altamente cancerogeni ed idrocarburi vari con valori di 200 volte superiori ai limiti fissati dalla legge. Ad essere minacciati il la salvaguardia del fiume Po e la salute dei lavoratori e dei cittadini che potrebbero non avere nessun risarcimento. Pare, infatti, che la Tamoil si accollerà solo i 12 milioni di euro stimati per la bonifica delle aree esterne agli impianti.

Intanto, mentre all’interno della raffineria oltre al deposito logistico sorgerà un campo attrezzato da 100mila pannelli solari, il pubblico ministero di Cremona, Fabio Saponara, ha richiesto il rinvio a giudizio per diversi dirigenti della Tamoil Raffinazione spa, con responsabilità a vario titolo dagli anni Novanta ad oggi. L’accusa è di disastro colposo, omissione e sversamenti reiterati di sostanze tossiche. L’udienza è fissata il 29 marzo 2012.

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