Val Basento, fallimento Mythen e ombre sulla bonifica

La Regione Basilicata – con delibera di Giunta n.925 del 21 luglio 2014 – ha revocato i finanziamenti concessi alla Mythen spa, nell’ambito del “Contratto di Sviluppo Industriale e Reinsediamento delle Industrie in Val Basento” per un importo di 728.664 euro, relativo alla prima tranche di una somma complessiva di 2.428.880 euro. La decisione avviene dopo diversi mesi dal fallimento della società di proprietà della famiglia Falciola.

Quella dei Falciola è una storia controversa che, dopo la chiusura definitiva della ex-Sisas di Pioltello, in provincia di Milano – avvenuta il 28 aprile 2001 – decidono di cambiare aria e scelgono come nuova frontiera la fertile Basilicata ed un altro Sito d’interesse nazionale – quello della Val Basento – per produrre sostanze chimiche e biodiesel. Nasce così la Mythen, società per azioni costituita nell’aprile del 2002, con capitale sociale di 9.500.000 euro, e controllata con varie quote da Adiconsult, Siref Fiduciaria spa, dalla lussemburghese Brand Management & Promotion sa e dalla svizzera Ath air Transport Holding sa.

All’inizio, al Sud va tutto bene, anche grazie al sostegno della politica locale. Infatti, la Regione Basilicata autorizza repentinamente sia l’inizio delle attività, sia il conseguente ampliamento produttivo. Lo fa nel 2004, nel 2006 e nel 2011. In quest’ultimo caso accordando all’azienda anche l’erogazione di un contributo pari a 4.350.000 euro, poi nel 2012 ridotto a quasi 2 milioni e mezzo alla firma del contratto di sito. Ma nel 2013 la Guardia di Finanza di Matera accerta un’evasione fiscale di circa 10 milioni di euro ai fini delle imposte dirette ed Irap, di cui 2 milioni per IVA evasa e più di 9 milioni di accisa. La maxi evasione della Mythen spa – soggetta a normativa Seveso (a rischio incidente rilevante, ndr) per l’alta pericolosità delle produzioni e per possibili inquinamenti, pure verificatisi in Val Basento – fu scoperta seguendo le tracce di alcune operazioni illecite, risalenti al 2012, legate alla mancata presenza nei registri obbligatori in materia d’accisa di circa 14 mila tonnellate di olio di palma distillato, materia prima necessaria per la produzione di biodiesel. Nel 2011 subisce anche una serie di sequestri e dissequestri dell’impianto per sversamento illecito di agenti chimici nelle acque del fiume Basento.

Con la revoca del finanziamento regionale – conseguente alla sentenza del Tribunale di Matera con sentenza del 12 marzo 2014, per “fallimento e morosità” – forse viene spezzato quel filo rosso che per anni ha collegato la Lombardia e la Basilicata, tra inquinamenti, processi e dissipazioni di fondi destinati alla bonifica di un’area industriale situata nell’hinterland milanese, inclusa nell’elenco nazionale dei Siti d’interesse nazionale. Oppure rafforzandone ulteriormente il legame se non dovessero essere trovare delle soluzioni sulla bonifica dei danni provocati dallo stabilimento chimico in Val Basento. chi pagherà, anche alla luce di quello che è successo a Pioltello, per la ex-Sisas?

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