Le mani di Federpetroli sul Mise?

Il presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia, interviene su Titolo V e futuro petrolifero del nostro Paese lanciando una stoccata al Governo Renzi, reo di bloccare gli investimenti delle compagnie e di procedere in una direzione sbagliata. “I diversi progetti del nostro indotto, parlo di piattaforme, pozzi, oleodotti o altre semplici modifiche strutturali ad un cantiere sono bloccati non per chissà quale problematica ambientale ma perché le Amministrazioni locali non vengono rispettate e coinvolte e, non hanno voce in capitolo”.

Nonostante la modifica del Titolo V della Costituzione prevede l’eliminazione della legislazione concorrente tra Regioni e Stato, stroncando sul nascere – tra gli altri – i motivi di conflitto in materia energetica, il presidente di Federpetroli Italia, la Federazione internazionale del settore petrolifero, dà un’interpretazione opposta ed afferma che “i veri problemi dello sviluppo energetico in Italia non sono quelli che il Presidente del Consiglio Renzi chiama ‘quattro comitatini’, il problema è il poco potere che si da alle Regioni, Provincie e Comuni e, la Riforma del Titolo V della Costituzione sta contribuendo a diminuire sempre più”.

Per Michele Marsiglia, insomma, è in atto un attacco all’intero settore petrolifero italiano perché “il Governo Renzi con la Riforma Costituzionale vuole attribuire al Governo centrale più autonomia nel nostro settore, se così sarà, assisteremo al blocco di gran parte dei nostri progetti, avremo problemi anche per un semplice impianto di carburante e poi veramente potrà chiamarsi Piano Blocca Italia”. Un’immagine distorta di quello che comporterà, invece, la modifica del Titolo V. Le Regioni ed i ‘comitatini’ – quelli che la Federpetroli ora difende “perché le Amministrazioni locali non vengono rispettate e coinvolte e, non hanno voce in capitolo”, così come “i comitati cittadini, le forme di protesta e, quanto altro esiste vanno ascoltati in una politica di dialogo” – non avranno più alcuna voce in capitolo sulle scelte energetiche che riguarderanno il proprio territorio. Con un colpo di spugna costituzionale, i “4 comitatini” di Renzi non bloccheranno il raddoppio delle estrazioni petrolifere in Basilicata e nella altre aree italiane dove le multinazionali del gas e del greggio fanno affari e vorrebbero continuare a farne.

Del resto è quello che ha sempre sostenuto Paolo Scaroni, quando era alla guida dell’Eni, in un percorso bipartisan cominciato nel settembre del 2011, come documentato dal mensile Altreconomia nel mese di ottobre del 2012. La Federpetroli non la pensa come l’Eni, ovvero l’azienda di Stato che irrompe e rompe gli equilibri politici in materia di estrazioni petrolifere?

Forse no, ma la Federazione internazionale del settore petrolifero è pronta a dare la sua ricetta, prendendo atto che “il problema dello sblocco minerario o meglio energetico interno sta a monte, non esiste una Strategia Energetica, il Ministero dello Sviluppo Economico rilascia una licenza/concessione e poi sul territorio si viene abbandonati e ci troviamo che un pozzo finito è fermo da dodici anni. È da qui che bisogna iniziare, i Dicasteri competenti devono curare l’iter sino a piena funzionalità, ma questo non succede e vengono incolpati i Comitati cittadini e gli ambientalisti”. Federpetroli, per caso, mira a controllare direttamente i procedimenti autorizzativi e le licenze? C’è forse il timore che l’equilibrio a loro favorevole venga rimestato dal mistificatore Renzi.

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.