31 maggio / Trivelle d’Italia a Firenze

31 maggio 2013, ore 21:00 / Dipartimento di Matematica “Ulisse Dini di Firenze, Viale Giovan Battista Morgagni 67/A.

Venerdì 31 maggio 2013, a partire dalle ore 21:00, il C.S.A Collettivo Scientifico Autorganizzato organizza presso il Dipartimento di Matematica “Ulisse Dini” – in viale Giovan Battista Morgagni, 67/A – un convegno sul tema “Lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e minerari italiani. I rischi per l’ambiente e per la salute”, nel corso del quale sarà presentato il libro-inchiesta “Trivelle d’Italia”, edito da Altreconomia edizioni. Oltre all’autore e giornalista Pietro Dommarco è previsto l’intervento ed il supporto del professor Mauro Chessa, dell’Ordine dei Geologi della Toscana.

L’iniziativa – preceduta alle 19:30 da un’Apericena – è il primo incontro di una serie di appuntamenti che il C.S.A Collettivo Scientifico Autorganizzato ha predisposto su “Le nocività e lo sfruttamento dei territori”, che racconterà e rifletterà su: “Lo sviluppo urbano dell’area metropolitana fiorentina, ha portato, negli ultimi decenni, a notevoli stravolgimenti, e a molti altri assisteremo in futuro. Grandi opere come il tunnel per la Tav e la stazione Foster, gli inceneritori di Case Passerini e Selvapiana, che si andrebbero ad aggiungere a quelli già presenti a Montale e Baciacavallo, l’ampliamento della pista dell’aeroporto, la scuola Marescialli, i parcheggi interrati di piazza del Carmine e Brunelleschi, rappresentano l’ultima mandata di manovre speculative, a spese del territorio e dei suoi abitanti. Tanti progetti che si sommano ai mostri del passato, che hanno invaso quartieri periferici come Novoli (dove sono sorti il nuovo Tribunale e un polo universitario) o la piana di Castello. In nome del “progresso” e dello “sviluppo economico” si accetta di tutto: prosciugare fiumi e falde acquifere nel Mugello, produrre terre di scavo inquinanti e non smaltibili, scavare tunnel sotto la città con il rischio che numerosi edifici crollino o rimangano severamente danneggiati (vedi Bologna), avvelenare l’aria che respiriamo e il cibo che mangiamo, cementificare e consumare ogni spazio lasciato vuoto. Questo tipo di gestione del territorio non è certo un caso particolare, anzi. La speculazione edilizia e la realizzazione di grandi opere per garantire immediati profitti, o un maggior potenziale militare, come nel caso del progetto Muos a Niscemi, sono scenari ricorrenti in Italia. D’altronde, la gestione speculativa dello spazio è l’unico modo che ha il capitalismo per organizzare, sfruttare e controllare il territorio. L’attiva urbanistica infatti, ha le sue notevoli particolarità, dovute ai tempi di lavoro e alla durata degli investimenti. Proprio a causa di questa sua natura, fatta di tempi molto lunghi, per il suo funzionamento l’urbanizzazione richiede una mescolanza di capitale finanziario (privato) e impegno statale. Questa attività ha chiaramente una prospettiva speculativa e non potrebbe essere altrimenti. L’obiettivo è ridurre i costi di materie prime, macchinari, edifici, terreni e, non ultimo, il prezzo della forza lavoro. Lo spazio fisico diventa il terreno di scontro tra classi subalterne, la lotta in difesa di una valle minacciata da progetti faraonici, diventa lotta al capitalismo, che mangia voracemente l’ambiente che lo circonda, e metro dopo metro avanza in modo sempre più deciso, conscio che non può fermare la sua marcia. Il Tav in Val di Susa, Il progetto Muos a Niscemi, le trivelle in Basilicata, sono tutti esempi che rappresentano il significato di progresso e crescita che il capitalismo esercita su scala globale. Non solo, sono tutti casi paradigmatici, un modo di concepire i rapporti sociali, le relazioni con il territorio, la cultura, la politica. Nelle facoltà scientifiche ci viene impartito un unico punto di vista su quello che studiamo sia sulla teoria che nelle applicazioni pratiche: quello volto all’accumulazione di capitale e dell’abbattimento dei costi di produzione. Parliamone insieme per provare a cambiare punto di vista su ciò che tutti i giorni ci troviamo dinanzi”.


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