Fracking e taglio bollette elettriche: pubblicità ingannevole di Greenpeace o conflitto d’interessi?

Il fracking non taglierà le bollette elettriche. E Greenpeace, sottolineando che gli esperti ormai sono d’accordo, lo scrive su una locandina per lanciare una petizione. Ma arriva lo stop alla comunicazione, dopo che l’advertising era stato contestato dal laburista Lord Lipsey. Dall’associazione accusano: “l’ASA Advertising Standards Authority, che ha bloccato il messaggio giudicandolo ingannevole, è in mano ad un chairman che lavora per l’industria dello shale gas.”

Greenpeace, per difendere il suo messaggio, ha fornito dichiarazioni di 22 tra esperti e organizzazioni. Ma l’ASA è rimasta sulle sue posizioni, sostenendo che solo una minoranza di questi hanno dichiarato fermamente che il fracking non sia in grado di tagliare gli importi in bolletta. “Comprendiamo che quel claim sia stato ideato nel contesto di un dibattito pubblico sul fracking, ma lo consideriamo una dichirarazione generica, che lascia intendere sia accettata dall’opinione pubblica informata, il che non è corretto”, dicono dall’ASA, respingendo appunto il messaggio perché ingannevole.

Per Greenpeace però il problema è più profondo e riguarda il contenuto di quel messaggio e la posizione che incarna. In particolare, Lord Chris Smith è anche a capo della Shale Task Force, fondata da aziende del fracking come Cuadrilla, Centrica e Total. “Un’autorità guidata da un avvocato del fracking sentenzia a favore di un Lord pro-fracking sulla base di un primo ministro apertamente sulla stessa posizione. La decisione non ha fondamenta: abbiamo portato a sostegno della nostra tesi 22 diverse opinioni di esperti. L’ASA può solo trovare David Cameron come difesa alla sua”, dice Louise Hutchins, che per Greenpeace sostiene le campagne su energia e clima.

Ma un portavoce dell’ASA afferma che in realtà Lord Smith non avrebbe partecipato alla decisione per evitare il conflitto di interessi e che il Consiglio avrebbe votato senza interferenze. Lord Lipsey è comunque un ex membro dell’ASA e siede ora alla House of Lords, nella commissione “economic affairs”, dove ha pubblicato un report lo scorso anno per far sì che il fracking diventi priorità nazionale. Secondo lui, il fracking non è quindi il male assoluto, ma va precisato che la sua posizione inquadra positivamente il fracking solo a patto che si costruisca un sistema regolatorio per proteggere l’ambiente.

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