Fracking, come spremere la Terra per 140 miliardi di barili di petrolio

Ancora fracking. Secondo una nuova ricerca di Ihs, questa dannosa pratica potrebbe sbloccare altri 140 miliardi di barili di petrolio in tutto il mondo. Una quantità difficile da immaginare ma basti sapere che equivale alle riserve note della Russia.

La discussa tecnica di foratura è accusata di aver causato terremoti negli Stati Uniti. Il fracking consiste nell’iniezione di grandi quantità di acqua con una miscela ad alta pressione di sabbia e sostanze chimiche. Tale mix viene spinto con forza nelle profondità della terra in modo tale da aprire piccole fessure, permettendo a petrolio e gas di fluire meglio verso la superficie e i pozzi.

Insieme alla perforazione orizzontale, solo nel Nord America il fracking metterebbe a disposizione altri 170 giacimenti oggi in declino. In combinazione con la perforazione orizzontale, infatti, la fratturazione ha contribuito al boom della produzione degli Stati Uniti, con le aziende che utilizzano i progressi tecnologici per ridurre i costi e migliorare la produttività. Ma è meno diffusa altrove, in parte a causa dell’opposizione ambientale.

Circa i due terzi del petrolio in più sarebbero prodotti in Medio Oriente e in America Latina, secondo le stime di Ihs. Le nuove “miniere” dell’oro nero, aperte dal fracking, si trovano dunque fuori dall’America, soprattutto in paesi come l’Iran, la Russia, il Messico e la Cina. In testa si posiziona l’Iran con circa 40 miliardi di barili, seguito da Messico (14 miliardi), Russia (12 miliardi) e Cina (6 miliardi). Ma della top ten non potevano di certo mancare alcuni paesi del Medio Oriente, con oltre 4 miliardi di barili di potenziali riserve extra: Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakhstan, Algeria, Libia e Venezuela.

Ihs ha esaminato più di 170 giacimenti di petrolio in tutto il mondo e tre in Francia, Tunisia e Cina, dove gli operatori hanno fatto rivivere le vecchie attività con le nuove tecnologie. In Francia, dove il fracking non è consentito, il campo di Saint Martin de Bossenay vicino a Parigi, abbandonato dal 1996, è stato ristrutturato introducendo la perforazione orizzontale, aumentando il tasso di recupero del petrolio 40-44 per cento e al tempo stesso le riserve di circa il 10 per cento.

Ma se già stato dimostrato che il fracking è pericoloso e dannoso, perché continuare su questa strada? Spremere il pianeta per estrarre le ultime gocce di petrolio è davvero necessario? Non sarebbe meglio optare per soluzioni con un minore impatto ambientale a lungo termine?

Condividi questo articolo

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.