Il pacco Val Basento

Il Partito democratico di Ferrandina, in provincia di Matera, intervenendo in merito al mega-stoccaggio di gas in Val Basento (quello proveniente dal Mar Caspio, ndr) parla esclusivamente di compensazioni ambientali e di contropartita economica. Sotto accusa l’accordo stipulato con la Geogastock spa – la società concessionaria dello sfruttamento – dall’ex sindaco di Ferrandina, Raffaele Ricchiuti, sfiduciato dai suoi e oggi commissariato.

Troppo bassa la somma concordata, insomma. Misero il “vitalizio” da un milione di euro a Comune (gli altri due sono Salandra e Pisticci, ndr) a fronte della portata dell’investimento e l’estrazione di un miliardo e mezzo di metri cubi di gas. Quello economico, però, è un falso problema, propagandato in nome di un’occupazione massiccia per i giovani lucani ed in nome dello sviluppo territoriale.

Il problema vero, invece, è quello dell’assoluta incompatibilità tra territorio ospitante e progetto, come più volte denunciato dalle associazioni (Organizzazione Lucana Ambientalista ed Ambiente e Legalità in primis, ndr). Un’opposizione documentata che non trova assolutamente sostegno in loco, ma condita con un certo snobbismo: “è solo una questione di compensazioni. L’unico ostacolo per dare l’assenso al progetto di stoccaggio è di natura economica. Dal punto di vista ambientale, quindi, nessun problema”. Peccato però che gli uffici del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata continuino a non esprimere pareri positivi tecnico-ambientali, come nelle loro competenze.

Evidentemente ci sono degli intoppi – come evidenziato nell’inchiesta “Valle del Basento, il gas arriva dal Mar Caspio” – che i broker continuano ad ignorare, facendo “sentire la propria voce tramite i propri rappresentanti istituzionali e di partito a livello regionale, per provare a riaprire un tavolo di confronto con la società concessionaria al fine di ottenere un più ampio e sostanziale riconoscimento compensativo per Ferrandina e per gli altri comuni interessati, all’interno di un vero e proprio ‘pacchetto Val Basento’”. E si tratta proprio di un “pacchetto”, che a Napoli abbinano all’espressione “tirare un pacco”, a Roma “tirare una sola” e a Milano “tirare un bidone”. Una forbita locuzione che i francesi – nel secondo dopoguerra, hanno fatto prepotentemente entrare nel gergo dei commercianti clandestini abituati a scambiarsi bidoni chiusi, per i quali non era possibile vedere il contenuto e quindi “era molto facile far passare merce di un tipo piuttosto che un altro all’ignaro acquirente”. Tutto questo fa parte della folkloristica vicenda del mega-stoccaggio lucano. Anche perché dal 2007 ad oggi di folklore ne abbiamo visto tanto, a partire da una presunta raccolta di firme cittadine pro-Geogastock, ad opera di un altrettanto presunto gruppo di “disoccupati organizzati” che non lamentano l’aver perso un posto di lavoro, ma protestano per un ipotetica occupazione. Una forma tutta lucana di pietismo affiorata nel bel mezzo di altri due episodi di colore: da una parte l’amministrazione comunale di Salandra che nel 2009 portando in Consiglio comunale il progetto russo parlava genericamente di “deumidificatore”, e dall’altra l’attuale commissario di Ferrandina, Alberico Gentile, che tra una posizione politica e una posizione scientifica ha dichiarato: “Firmerò certamente tutti gli atti di competenza comunale per proseguire l’iter autorizzativo del progetto Geogastock” […] “Vorrei capire che competenze hanno queste associazioni (ambientaliste, ndr) per valutare un progetto di questa natura, che richiede conoscenze molto specifiche, non basta un semplice ingegnere”.

Intanto, nelle ultime ore, secondo alcune fonti non ufficiali pare che nel corso di un incontro tenutosi nei giorni scorsi sia stato raggiunto con i responsabili della società controllata dal colosso Renova Energetic Source un nuovo “accordo segreto”: oltre al famoso milione di euro suddiviso in due tranche da 500.000 euro per ciascun comune sottoscrittore la Geogastock spa si impegnerebbe ad assumere personale locale. Presto i “disoccupati organizzati” diventeranno “netturbini del gas”.

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