Gasdotto Brindisi-Minerbio, opera da fermare

Denuncia. Un’infrastruttura lunga 687 km attraverso l’Italia centrale. I comitati in rivolta.

Il mega-gasdotto sulla rete adriatica Brindisi-Minerbio, di 687 chilometri, non s’ha da fare. È questa l’idea del “Comitato di cittadini per l’ambiente” di Sulmona che ha deciso di impugnare dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio il decreto di pubblica utilità, emanato dal ministero dello Sviluppo economico, per il tratto di metanodotto Sulmona-Foligno. L’impugnativa – inviata anche alla Provincia de L’Aquila e a tutti i 20 Comuni interessati dal progetto e alle Comunità montane di Peligna, Majella- Morrone, Sirentina, Piana di Navelli, Campo Imperatore e Amiternina – mette in luce le numerose anomalie di un “ecomostro” da 167 chilometri, che la Snam considera di importante “valenza strategica”. Tanto strategica da “indurre la società a riproporre l’istanza di pubblica utilità l’8 aprile 2009, ovvero appena due giorni dopo il disastroso sisma che ha colpito L’Aquila” e l’Abruzzo.

«Siamo di fronte ad una palese negazione della realtà perché il metanodotto (che taglia territori ad elevata sismicità e di grande qualità ambientale di ben quattro Regioni: Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche) e la centrale – dicono dal Comitato di cittadini – sono di mero attraversamento territoriale, senza alcun vantaggio per le popolazioni coinvolte». A quanto pare la Snam Rete Gas spa (in joint venture, nel progetto, con la multinazionale British Petroleum, nota alle cronache per il disastroso incidente petrolifero nel Golfo del Messico) non intende assolutamente fermarsi, nonostante «una parte delle Amministrazioni locali, unitamente ad associazioni ambientaliste di livello nazionale, ha già impugnato il precedente decreto del Ministero dell’Ambiente con ricorsi al Tar Lazio e con ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica».

Nessun passo indietro, insomma, nemmeno dalle comunità locali che invitano ad opporsi all’infrastruttura entro gli inizi di ottobre. È bene ricordare che il mega-gasdotto “Rete Adriatica” (del quale si è già occupato Terra nell’articolo “Attacco all’Appennino”), da Sud a Nord, attraverserà 21 aree protette dall’Unione europea e 3 parchi nazionali, in assenza di procedimenti di “valutazione di impatto ambientale (direttive 85/337 e 97/11) come richiesto da normativa comunitaria, né una procedura di valutazione ambientale strategica (la 01/42)”. La scommessa è veramente alta e si gioca a livello internazionale con Eni da una parte, che punta a diventare “hub” del gas in Europa (da rivendere al migliore offerente), e le manovre russe dall’altra. È noto come il “Rete Adriatica” dovrebbe portare verso nord il gas South Stream, che ha avuto un’accelerata nelle ultime settimane.

Infatti – dopo la nuova suddivisione delle quote di partecipazione al consorzio del South Stream, con Eni che scende dal 50% al 20% e l’ingresso dei tedeschi di Wintershall (15%) e dei francesi di EDF (15%) – oggi (16 settembre 2011, ndr) è prevista a Sotchi, sul mar Nero, l’accordo per la realizzazione definitiva del mega-gasdotto. A spingere verso la decisiva accelerazione il colosso russo Gazprom (titolare del 50% delle quote di South Stream) ed il premier Vladimir Putin.

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