Gold plastic, traffico di rifiuti verso il Sud-Est asiatico

Sequestro di beni per 21 aziende, un volume d’affari di 6 milioni di euro, 13 regioni italiane interessate, 54 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 1.507 i container utilizzati per i traffici scoperti, 34 milioni di chilogrammi di rifiuti speciali rintracciati in oltre due anni di attività.

Sono questi i primi grandi numeri che emergono dall’operazione “Gold Plastic”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, ed avviata dalla Guardia di Finanza di Taranto agli inizi del 2009. Un vero e proprio “sodalizio criminale transnazionale” – come riferisce un comunicato ufficiale del Comando provinciale delle Fiamme Gialle di Taranto –, “dedito all’illecito traffico transfrontaliero di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, costituiti da materie plastiche, gomma e pneumatici fuori uso”, destinati ad alcuni paesi del Sud-Est asiatico, senza alcun trattamento preliminare e presumibilmente utilizzati per la produzione di giocattoli, biberon e prodotti sanitari da commercializzare in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

La movimentazione verso l’estero dei rifiuti speciali si è resa possibile “mediante la predisposizione di falsa documentazione commerciale e doganale riportante dati non veritieri in ordine alla tipologia del materiale, al paese di destinazione nonché all’impianto di recupero finale, compromettendo pertanto la loro tracciabilità a tutela dell’ambiente”. Ed è proprio tramite la contabilizzazione degli “ingenti costi artatamente evitati per lo smaltimento dei rifiuti presso siti italiani” e per “compensi percepiti in nero” a saldo di intermediazioni dei “rifiuti acquistati da soggetti italiani ad un valore irrisorio per container e rivenduti a clienti asiatici, per il recupero energetico, per un valore di 250 volte superiore”, che si è arrivati al sequestro e agli arresti del 6 dicembre 2011, con ipotesi di “associazione per delinquere transnazionale finalizzata all’illecito traffico di rifiuti” e “falsità ideologica in atto pubblico”.

L’operazione “Gold Plastic” dimostra come il traffico internazionale di rifiuti pericolosi con direzione Asia, tra i quali quelli di natura plastica, sta prendendo sempre più piede anche nel nostro Paese, visto il presunto coinvolgimento nell’inchiesta di aziende che operano da anni su tutto il territorio nazionale, tra le quali compaiono “Nuova Tecnica Tadini srl” (Palermo), ” Leonplast sas” (Agrigento), “Gatim srl” (Lamezia Terme), “Aermar srl” (Bari), “Recuperi sud srl” (Modugno, Bari), “Pellicano Verde” (Muro Lucano, Potenza), “Ricostruzioni Pneumatici Nocerina srl” (Nocera Inferiore, Salerno), “Recuperi Pneus srl” (San Sebastiano al Vesuvio, Napoli), “Sycorex Ricerche Italia” (Teverola, Caserta); “Gea srl” (L’Aquila), “Pfu-Eco Centro srl” (Latina), “Del Prete srl” (Latina), “Trans Eco Elbana” (Livorno), “Rubber Affair” (Settimo Torinese, Torino), “Ferbert” (Ciriè, Torino).

Una rete che va da Nord a Sud e viceversa, dal Piemonte alla Toscana, dal Lazio alla Campania, dall’Abruzzo alla Puglia, fino ad arrivare alla Calabria, alla Sicilia e alla Basilicata. Una regione che – se dovesse essere confermato il coinvolgimento dell’azienda di Muro Lucano (agli arresti sarebbero finiti Salvatore Discianni e Carmine Selvaggi, rispettivamente amministratore unico e consigliere), specializzata raccolta RSU, raccolta di rifiuti speciali pericolosi e non, bonifica di siti inquinati, anche da amianto – conferma di trovarsi al centro di un sistema di “rifiuti connection”, nazionale ed internazionale, come dimostrato ad esempio dalle operazioni “Acciaio Sporco” e “Golden Rubbish”.

Si riceve e si pubblica, per dovuta conoscenza, la nota ufficiale dell’azienda Pfu Eco-Centro srl, che si dichiara estranea al traffico illegale di rifiuti.

È stato ormai ufficialmente acclarato l’ingiusto coinvolgimento della PFU Eco-Centro S.r.l. di SS.Cosma e Damiano (LT) nell’inchiesta “Golden Plastic”, operazione resa nota dalla stampa nel mese di dicembre 2011, che ha visto interessate a vario titolo, su tutto il territorio nazionale, 21 aziende operanti nel settore del trattamento di rifiuti speciali, in particolare scarti di materie plastiche e gomma proveniente da pneumatici fuori uso (PFU). Ieri, infatti, l’Autorità Giudiziaria ha formalmente riconosciuto la totale estraneità dell’azienda e del suo management rispetto alle vicende che hanno generato l’inchiesta citata, a conferma del fatto che la PFU Eco-Centro S.r.l. opera con massimo impegno nel difficile mercato del recupero e valorizzazione dei rifiuti speciali, nel rispetto e in attuazione al Decreto Ministeriale 11 Aprile 2011 N.82, attuativo del Decreto Ministeriale 152/2006 (obbligo di gestione di un quantitativo PFU pari all’immesso nel mercato del ricambio l’anno solare precedente).

Operativa dal 2007, Pfu Eco-Centro S.r.l. ha costantemente contribuito alla regolamentazione e alla professionalizzazione dell’industria dello smaltimento dei pneumatici fuori uso, un settore che in Italia è tuttora in fase di sviluppo, operando nei termini della licenza rilasciata dalla Provincia di Latina. Attraverso un processo di triturazione meccanica a freddo, pertanto senza impatto ambientale, l’azienda è in grado di ricavare una nuova MPS (materia prima secondaria), in particolare granuli e polvere di gomma, che può essere riutilizzata in vari settori industriali, principalmente edilizia e ingegneria stradale (asfalti modificati, barriere insonorizzanti e antierosione), edilizia civile (massetti e pannelli termoisolanti e fonoassorbenti), arredo urbano (dossi artificiali e cordoli di sicurezza), pavimentazioni per aree gioco e campi sportivi.

L’azienda è accreditata e convenzionata con Ecopneus, società senza scopo di lucro creata dai principali produttori di pneumatici in Italia, operanti in base all’art. 228 del Decreto Legislativo 152/2006, per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale dei Pneumatici Fuori Uso. A seguito della regolamentazione del settore con l’entrata in vigore del Min. 11 Aprile 2011 n. 82, in data 7 settembre 2011, Ecopneus ha selezionato tramite bando solo 25 aziende su 130 preesistenti, e PFU Eco-Centro S.r.l. è una di queste.

Condividi questo articolo

1 commento



  1. Annamaria Schino - 13 marzo 2012 at 12:23

    Credo che prima di infangare la reputazione di aziende e persone, si dovrebbero sempre attendere gli sviluppi delle indagini. Infatti, dopo aver subito il discredito dell’immagine della azienda che rappresentavo – la Recuperi Pugliesi – e la mortificazione fisica e psicologica di 25 giorni trascorsi in carcere, durante le festività natalizie, lontano dalla mia famiglia, da mio marito e dalle mie figlie, il Tribunale di Lecce ha annullato l’ordinanza che aveva disposto nei miei confronti la custodia cautelare. L’ordinanza è stata ANNULLATA, non semplicemente revocata, ciò significa che il giudice ha riconosciuto che la custodia in carcere non doveva essere disposta perché mancavano gli indizi di colpevolezza.
    Nell’ordinanza di annullamento emerge che la Recuperi Pugliesi, nell’unica esportazione oggetto d’indagine, risalente al 2008, aveva gestito correttamente i ritagli di plastica destinati alla spedizione transnazionale, con l’esatta compilazione dei documenti accompagnatori richiesti dalla legge, pretendendo, dagli intermediari, che gli impianti di destinazione cinesi fossero in possesso di tutte le licenze e le certificazioni necessarie per eseguire correttamente l’esportazione.
    Ingiusta – pertanto – è stata la mia detenzione in carcere, subita per il sol fatto di essere amministratore della Recuperi Pugliesi.
    La mia fiducia nella magistratura non è mai venuta meno, e sono lieta che alla fine, la “verità” sia stata acclarata. Resta il rammarico di essere stata separata dai miei cari e il dispiacere delle ripercussioni che questa vicenda ha causato a me, alla mia famiglia e alla mia azienda, mettendo a rischio il posto di lavoro di 118 operai e impiegati e – dunque – la sopravvivenza di 118 famiglie. Al contrario di quanto qualcuno ha voluto far credere, Recuperi Pugliesi ha sempre operato e continua a operare con la massima serietà, nel rispetto delle leggi vigenti, delle autorizzazioni e di tutte le procedure richieste dagli enti certificatori che continuano ad attestare il suo corretto operato continuando a riscuotere, da oltre quarant’anni, la fiducia dei mercati.
    Annamaria Schino

Commenta questo articolo

Your email address will not be published.