Governo impugna moratoria lucana

Il Governo impugnerà la Legge della Regione Basilicata n.16 dell’8 agosto 2012, avente come oggetto l’”Assestamento del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2012 e del bilancio pluriennale per il triennio 2012/2014″, e contenente disposizioni in materia di produzione di energia (articolo 37, ndr). La cosiddetta “moratoria petrolifera” varata agli inizi di agosto e, fortemente, sponsorizzata dal governatore lucano, Vito De Filippo.

La decisione è arrivata nella seduta n.48 del Consiglio dei Ministri, tenutasi il 4 ottobre 2012. Ad essere violato l’articolo 117 della Costituzione. Un vero e proprio colpo di scena, perché -qualche giorno fa- la posizione governativa viaggiava su un binario diametralmente opposto, quello della non impugnabilità. Probabilmente, ad influire sulla virata di ieri, la notizia diffusa dall’ufficio stampa della Regione Basilicata intenzionata ad impugnare dinanzi la Corte costituzionale l’articolo 38 della Legge n.134/2012 (Decreto Sviluppo, ndr), considerato “lesivo delle prerogative della Regione”. L’articolo 38, infatti, trasferisce -in caso di mancata espressione da parte delle amministrazioni regionali degli atti di assenso o di intesa in materia di infrastrutture energetiche, quindi anche permessi di ricerca di idrocarburi- pieni poteri decisori alla Presidenza del Consiglio. Dunque, difendersi e ripartire, per dirla in gergo calcistico. Una guerra costituzionale dietro la quale potrebbero muoversi alcune ombre. “Chi ha fatto pressione? Le compagnie petrolifere? Gli uffici del Ministero dello Sviluppo Economico? Il ministro Passera in persona?”, si chiedono dall’Organizzazione lucana ambientalista. In realtà, l’impianto della “moratoria petrolifera” come strutturato era già in odore di incostituzionalità, in quanto ha disposto che la Regione Basilicata non rilascerà più alcuna intesa per prospezione e ricerca di gas e petrolio su proprio territorio. Un esercizio, questo, regolamentato dall’articolo 1, comma 7, lettera “n” della Legge n.239 del 23 agosto 2004 sul “Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia”.

Insomma, mentre da una parte la Regione si è imbattuta nella violazione dell’articolo 38 del Decreto Sviluppo, dall’altra intende impugnare lo stesso, palesando tranquillità, anche sull’ultima decisione del Governo. “Non mi preoccupa molto -dichiara il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo- la questione dell’impugnazione di una norma la cui forza è costruita più sulla natura amministrativa degli atti”. Ma è proprio sulla natura amministrativa degli atti, ed in particolar modo alcuni dei procedimenti in corso legati ad istanze di permessi di ricerca avanzate da diverse compagnie petrolifere, ad escludere qualsiasi svolta ambientalista da parte della regione più petrolizzata d’Italia. Perché la Giunta regionale, in virtù dell’articolo 37 della Legge n.16 dell’8 agosto 2012, sta negato le intese per tutte quelle istanze di permessi di ricerca (Grotte del Salice della Shell ed Anzi, Satriano di Lucania, Frusci, Masseria La Rocca dell’Eni) per le quali, precedentemente, i propri uffici regionali -in maniera contraddittoria- avevano applicato l’esclusione VIA (Valutazione d’impatto ambientale) adducendo le medesime motivazioni con le quali oggi invece si nega l’intesa. L’esclusione VIA è avvenuta ai sensi dell’articolo 15, comma 2, della Legge regionale n.47 del 1998, in virtù del quale l’Ufficio regionale competente “può subordinare la decisione di esclusione dalla VIA indicando eventuali prescrizioni o adempimenti da adottare da parte del richiedente”, confermando per suddette istanze, in base al comma 4 del medesimo articolo 15, come “l’esclusione dalla procedura di VIA viene valutata positivamente quando la realizzazione del progetto è conforme agli strumenti di pianificazione e programmazione vigenti ed i principali effetti sono compatibili con le esigenze di tutela igienico-sanitaria e di salvaguardia dell’ambiente”.

Un guazzabuglio di manzoniana memoria che, rendendo debole il diniego d’intesa, funge da assist per le compagnie petrolifere che, ricorrendo TAR e Consiglio di Stato, avrebbero certamente la meglio su un territorio già fortemente penalizzato. La moratoria, di fatto, è arrivata dopo aver già messo in cassaforte il Memorandum d’Intesa tra Stato, Regione ed operatori e l’approvazione dell’articolo 16 del Decreto Liberalizzazioni. Due atti con effetto immediato, che nel giro di qualche anno porteranno al raddoppio delle estrazioni petrolifere in terra lucana e ad un minor gettito di royalties ai Comuni interessati da perforazioni, barattate con infrastrutture di sviluppo petrolifero. Non più 90 mila barili di greggio estratto al giorno, bensì poco più di 180 mila barili. Con l’aumento degli introiti delle società minerarie da 9 milioni a 20 milioni di euro al giorno, con l’aumento dei rischi di inquinamento delle falde acquifere e dei bacini idrici, con la perforazione di nuovi pozzi sui monti di Marsico Nuovo, in provincia di Potenza, necessari a garantire circa 26 mila barili di greggio estratti al giorno.

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