Avanti con la valorizzazione delle risorse nazionali di idrocarburi aggirando le norme di tutela

Il ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi, è intenzionato ad andare avanti con il suo programma di sfruttamento petrolifero nazionale della terraferma e del mare, nonostante le opposizioni dei territori. Ancora una volta, ad essere minacciato è l’arco jonico. In Calabria, le compagnie petrolifere potrebbero aggirare le normative di tutela marine.

Con Decreto ministeriale del 9 giugno 2014 il ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi, ha autorizzato la società Apennine Energy spa ad acquisire nuove linee sismiche finalizzate alla ricerca di idrocarburi – con conseguente possibilità di perforazione di un pozzo esplorativo – in un tratto di mare calabrese di 63,13 chilometri quadrati, immediatamente a ridosso della costa dei Comuni di Trebisacce, Cassano allo Ionio, Rossano Calabro, Amendolara, Corigliano Calabro, Calopezzati, Villapiana, Albidona e Brosia.

Le autorizzazioni del ministero dello Sviluppo economico sono state rilasciate nonostante i pareri contrari e le opposizioni formalizzate dalle amministrazioni calabresi, preoccupate per il rischio che correrebbero le aree di costa e le aree marine a forte vocazione turistica, agricola ed ambientale, sacrificate dalla preminente “valorizzazione delle risorse nazionali di idrocarburi, in attuazione degli obiettivi programmatici individuati nel documento di Strategia Energetica Nazionale (SEN), approvato con Decreto Interministeriale dell’8 marzo 2013, che prevede, tra l’altro, lo sviluppo sostenibile della produzione nazionale di idrocarburi nel rispetto dei più elevati standard internazionali in termini di sicurezza e tutela ambientale”. Come riportato nel Decreto ministeriale 9 giugno 2014, di recente emanazione. Una quasi anticipazione della paventata revisione del Titolo V della Costituzione – che accentrerebbe in mano allo Stato le competenze e le decisioni in materia energetica – considerando l’esclusione dei pareri contrari delle popolazioni locali, delle amministrazioni comunali e delle associazioni di categoria.

Senza regole. Dietro al progetto della Apennine Energy spa – che a Zibido San Giacomo (soli 7 chilometri a sud di Milano) vorrebbe trivellare un pozzo petrolifero a “chilometro zero” – potrebbe in parte nascondersi l’aggiramento delle normative di tutela del mare, come ha denunciato agli organi competenti l’Organizzazione lucana ambientalista (Ola). Infatti – come spiega la stessa compagnia nel programma ufficiale dei lavori – l’obiettivo è “indagare […] il giacimento a gas di Laura ubicato nell’offshore jonico a circa 4 chilometri di profondità […] prospiciente il delta del fiume Crati e scoperto dal pozzo Laura 001 nel 1979” e “[…] giungere alla perforazione di un pozzo partendo dalla terraferma senza alcun possibile impatto sull’ambiente marino, salvaguardando tutte le matrici ambientali e produttive presenti in tale area“. Trivellare il mare, partendo dalla battigia, con pozzi orizzontali. Ecco come le norme italiane di tutela, seppur molto permissive rispetto ad altri Paesi, vengono cancellate nelle more di un progetto di esplorazione petrolifera sul quale i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico dovrebbero intervenire, al fine di impedire che il tentativo della Apennine Energy non diventi una consuetudine. La società con sede legale a San Donato Milanese – estensione italiana dell’inglese Sound Oil PLC – è, infatti, titolare di altre richieste simili, sempre in Calabria.

Per il Governo Renzi, il Mar Jonio e le coste lucane, calabresi e pugliesi del Golfo di Taranto – anche alla luce di una nuova istanza di permesso di ricerca esteso su oltre 4 mila chilometri, avanzata dalla Schlumberger Italiana spa – dovrebbero diventare scenario di trivellazioni strategiche anche in aree protette, a scapito delle economie del Sud. Così come avviene nel mar Adriatico e nel Bacino del Mediterraneo.

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3 commenti



  1. Gabriele - 9 luglio 2014 at 14:52

    Ancora?????
    Siamo alle solite scicchezze che scrivi e che ti hanno fatto guadagnare in questi anni non il Pane Quotidiano, una ricca pagnotta con tanto prosciutto!.
    Se ritieni che l’Apennine abbia infranto delle Leggi, Norme o quant’altro, fai subito una denuncia alla Procura circostanziata.
    Diversamente , scrivendo queste sciocchezze, aspettati che siano gli altri a farla su di te: l’informazione è preziosa e vederla usare a sproposito come stai facendo tu, al solo scopo di cercare visibilità e vendere libri, non é solo deprecabile ma é immorale.
    Gabriele

  2. Pietro Dommarco - 10 luglio 2014 at 16:16

    Gentile “Gabriele”, grazie per la cortese attenzione che – con assiduità – rivolge alle mie attività.

    In quanto al possibile aggiramento delle norme di tutela del mare – condizionale a parte -, le associazioni ed i cittadini che hanno sollevato la questione sono intenzionati ad andare avanti e segnalare alle autorità competenti i propri dubbi.

    Ha ragione, l’informazione è estremamente preziosa. Per questo – visto che le sta particolarmente a cuore, tanto da parlare di immoralità – dovrebbe informarsi meglio sull’indotto economico che ha generato la vendita del mio libro o le presentazioni, a titolo totalmente gratuito, svoltesi fino alla metà del 2013.

  3. Antonio - 10 luglio 2014 at 18:24

    Sig Gabriele, l’aggiramento “legalizzato” del limite delle 12 miglia dalle coste non e’ un favore dall’ex ministro Passera alle compagnie? Le direttive europee non possono essere derogate da normative. Italiane in odore di procedura d’infrazione

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