Basilicata Infelix, l’assessore all’Ambiente si dimetta
Con l’approvazione definitiva al Senato del DDL 1195-B e la pubblicazione della Legge relativa allo “sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, il rilascio delle autorizzazioni ambientali per permessi ed estrazioni di petrolio in Basilicata viene trasferito dalla Regione all’Unmig (Ufficio Nazionale Minerario Idrocarburi Geotermia). Questo ufficio periferico del Ministero dello Sviluppo Economico – con sede a Napoli – può procedere a derogare per “pubblica utilità” le norme di Leggi regionali e quelle dei Piani Regionali e Comunali. Con la VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) favorevole – rilasciata dal Ministero dell’Ambiente alle società Sorgenia e Basento Ambiente Energia Srl – si autorizzano due mega-centrali in Val Basento a Pisticci e Salandra (per un totale di 1.200 MW), con la Regione che sembra aver rinunciato a ricorrere al Tar contro il parere positivo VIA del Ministero dell’Ambiente, rilasciato senza tener conto delle prescrizioni regionali e del superamento dei limiti di potenza fissati dal Piano Energetico Regionale.
Con l’approvazione definitiva al Senato del DDL 1195-B e la pubblicazione della Legge relativa allo “sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, il rilascio delle autorizzazioni ambientali per permessi ed estrazioni di petrolio in Basilicata viene trasferito dalla Regione all’Unmig (Ufficio Nazionale Minerario Idrocarburi Geotermia). Questo ufficio periferico del Ministero dello Sviluppo Economico – con sede a Napoli – può procedere a derogare per “pubblica utilità” le norme di Leggi regionali e quelle dei Piani Regionali e Comunali.
Con la VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) favorevole – rilasciata dal Ministero dell’Ambiente alle società Sorgenia e Basento Ambiente Energia Srl – si autorizzano due mega-centrali in Val Basento a Pisticci e Salandra (per un totale di 1.200 MW), con la Regione che sembra aver rinunciato a ricorrere al Tar contro il parere positivo VIA del Ministero dell’Ambiente, rilasciato senza tener conto delle prescrizioni regionali e del superamento dei limiti di potenza fissati dal Piano Energetico Regionale.
Ed ancora, due recenti “sentenze-gemelle” (la n.166/2009 e la n. 169/2009) della Corte Costituzionale dichiarano l’illegittimità costituzionale dell’Art. 6 della Legge della Regione Basilicata n.9 del 26 Aprile 2007 (Disposizioni in materia di energia). Esse sono state sollecitate dalla potente “cordata” eolica. Nonostante ciò, la lobby dell’energia eolica viene addirittura favorita dalla Regione Basilicata che mostra di non considerare l’esigenza di difendere fondamentali strumenti normativi di gestione e programmazione del territorio regionale inserendo nel nuovo Piear (Piano Indirizzo Energetico Ambientale Regionale) potenze eoliche pari ad oltre 900 MW corrispondenti a 900 nuove torri eoliche.
Non è possibile da un lato dichiarare – a parole – così come fa l’Assessore regionale all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, l’esistenza di un disegno che mira ad espropriare le competenze regionali in materia di ambiente ed energia e poi continuare a sottoscrivere accordi con le multinazionali energetiche private, all’assalto del territorio della Basilicata, escludendo ad esempio l’applicazione della VIA a nuove trivellazioni petrolifere (vedi esclusione della VIA al pozzo Monte Alpi 3 OR – A); oppure autorizzando oleodotti e pozzi petroliferi anche all’interno del perimetro del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese, Siti di Importanza Comunitaria ed in prossimità di ospedali, centri abitati e dighe, chiudendo gli occhi sul preoccupante inquinamento delle falde idriche in Val d’Agri.
Sul nucleare non una parola è stata spesa dall’Assessore Santochirico sulla riconversione e privatizzazione del Centro della Trisaia, con le barre di Elk River ancora ivi confinate. Il Centro Enea, ex Sogin, si appresterebbe a diventare sito provvisorio-definitivo delle scorie nucleari italiane, con molta probabilità affidato ad una nuova società privata, mentre per l’area di Terzo Cavone – ancora di proprietà della Sorim – nulla viene fatto per cambiarne la sua attuale destinazione urbanistica per insediamenti produttivi, nonostante la si dichiari sede della “Città della Pace e dei Bambini”. E che dire poi sulla mancata istituzione del Parco dei Calanchi, divenuto centro della monnezzopoli lucana con mega discariche legali ed illegali?
Come se tutto ciò non bastasse, la Giunta Regionale della Basilicata ha autorizzato in Val Basento – nel mese di Maggio 2009 – il mega-stabilimento Ecoil per il trattamento di 70.000 ton/anno di oli esausti. Un’area inquinata che, grazie alla “bacchetta magica” della Regione Basilicata e dall’Assessorato all’Ambiente, viene per decretazione stralciata dal Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche, per favorire la vendita di “patacche inquinate” e favorire l’insediamento degli stoccaggi di gas russo e mega-centrali termoelettriche. Il grave stato di inquinamento non riguarda solo la Val Basento ma anche le aree industriali di San Nicola di Melfi e Tito Scalo, per le quali sono assenti Piani di Caratterizzazioni, bonifiche, completi monitoraggi ambientali e gli stessi dati sull’inquinamento, in qualche caso addirittura secretati secondo i vertici dell’Arpab dalla Magistratura, accompagnati dal silenzio colpevole della Regione.
In questo quadro non certo edificante, l’Assessore Vincenzo Santochirico continua a rappresentare una “Basilicata Felix”, dove tutto è sotto controllo o dove “tutto è a posto”, forse tratto in inganno da qualche sindacato che, per qualche posto di lavoro in più, non esita a chiudere entrambi gli occhi su quanto è, invece, sotto gli occhi di tutti.
Per quanto sopra detto la OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) – Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini – chiede all’Assessore all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, le dimissioni. Un atto di coerenza rispetto a quello che egli dichiara di recente, solo a parole, sul suo blog o attraverso Facebook contro i “poteri forti…di quelli che ci prendono il petrolio e ci danno il nucleare” e che considerano il territorio regionale terra di conquista e colonia energetica e discarica dei rifiuti d’Italia.
Per approfondimenti:
Organizzazione Lucana Ambientalista
Centrale a Crotone, 16 avvisi di garanzia
L’inchiesta riguarda la realizzazione di un impianto a turbogas nel comune di Scandale. Tra i destinatari l’ex presidente della Regione Calabria Chiaravalloti, del centrodestra. Indagato anche l’ex ministro Pecoraro Scanio. Inquisito tra gli altri l’ex sottosegreteraio alle Attività produttive Pino Galati, in quota al Pdl. Un magistrato avrebbe partecipato a logge segrete e distorto sentenze a vantaggio di società amiche. Tutto partì nell’aprile scorso, quando la polizia francese fermò a Thonon les Bains, al confine con la Svizzera, un manager con titoli per 21 milioni di euro chiusi una valigetta. Il manager era socio dell’imprenditore a capo del consorzio che aveva siglato un accordo di programma con il ministero delle Attività produttive per una serie di investimenti per una cosiddetta ”filiera energetica” nel comune di Scandale. Un progetto cofinanziato, nel 2001, dalla Regione Calabria con 149 miliardi di lire ma andato a monte.
[Clicca qui per leggere tutto l'articolo]
Oggi sciopero
Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. Le disposizioni contenute nel “Decreto Alfano” sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva. Il cosiddetto “obbligo di rettifica” imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a…) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.
Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione. I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist” se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano. La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.
Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog. Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.
Aderisci anche tu all’appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che imbavaglia la Internet italiana.
Inquinamento Fenice, istituzioni ancora latitanti
La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) – Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini – è costretta a ritornare, nuovamente, sul “giallo” inquinamento EDF-Fenice SpA nell’area industriale di San Nicola di Melfi (non ci riferiamo all’omonimo progetto di Marchionne di chiusura degli stabilimenti FIAT in Italia). Infatti, in presenza di dati “secretati” dall’Arpab – nonostante la recente interrogazione parlamentare degli onorevoli del Partito Radicale, Poretti e Perduca, sulla grave vicenda dell’inquinamento – non viene detta una sola parola dalla Regione Basilicata che resta trincerata nel più stretto riserbo, mentre l’inceneritore Fenice continua a restare in funzione, nonostante permangano alti i valori di mercurio, nichel, cromo ed altre sostanze, mettendo a rischio la salute dei cittadini, degli agricoltori e dei lavoratori. A questo punto, la OLA si rivolge all’Assessore all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, chiedendogli di rendere pubblici “tutti i valori provenienti dal monitoraggio in continuo della qualità dell’aria rilevata dalle centraline posizionate nell’intorno dell’impianto e che secondo Fenice SpA vengono da anni trasmessi in tempo reale all’osservatorio ambientale delle regione Basilicata e all’Arpab” (vedi sito http://www.fenicespa.com/italiano/attivita/servizi-ambientali/tv-melfi), al fine di rendere evidenti le incongruenze nella rilevazione e misurazione di tutti i parametri.
Inoltre, all’Assessore Santochirico si chiede di rendere pubblici sul sito della Regione Basilicata anche i dati rilevati dall’Arpab sull’inquinamento prodotto da Fenice SpA che, presumiamo, essere già in possesso – secondo la stessa Società EDF-Fenice SpA – dell’Osservatorio Ambientale della Regione Basilicata. Al Sindaco di Melfi, Ernesto Navazio, la OLA chiede di conoscere lo stato del procedimento amministrativo relativo al Piano di Caratterizzazione del sito inquinato di competenza comunale in base al Decreto Ministeriale n. 471 del 25/10/1999, con le conseguenti azioni di bonifica a carico della Società EDF-Fenice SpA. In proposito la Ola chiede, inoltre, di conoscere da Comune e Regione Basilicata quali iniziative abbiano intrapreso per l’applicazione delle norme del recente D.lgs. 16 Marzo 2009 n.30 che recepisce la Direttiva 2006/118/CEE sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento.