Scacco alle aree protette
Su iniziativa degli Uffici del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata è stata presentata in data 9 dicembre 2009 una bozza di Proposta di Legge in materia di aree protette regionali, nella quale emerge la volontà di marginalizzare il ruolo delle comunità locali, relegandole a semplici esecutori di direttive impartite dall’alto o di espressione di pareri – tra l’altro non vincolanti – su importanti aspetti gestionali e progettuali quali, ad esempio, il piano del parco. Quest’ultimo, infatti, risulterebbe letteralmente “scippato” dalla potestà dell’organo gestore dell’area protetta e delle comunità locali, svuotato così nelle sue peculiarità di volano dello sviluppo locale. La legge prevede, in poche parole, di affidare il delicato compito della redazione del piano del parco ad una Agenzia Unica dei Parchi prevista nella stessa Proposta di Legge. Un organismo tecnico, questo, controllato direttamente dalla politica regionale, così come la nomina dei membri del Presidente del Parco e della Giunta Esecutiva del parco regionale, con nomine lottizzate dalla politica.
Infatti, la Proposta di Legge prescrive per il presidente e l’esecutivo del parco il requisito dell’esclusiva esperienza pregressa in enti strumentali della Regione Basilicata. C’è il forte rischio che si generi uno svuotamento dei principi della legge quadro nazionale (n.394/91) in materia di aree protette, tra l’altro in fase di modifica da parte del Governo, rendendo più labili e burocatici importanti principi quali l’obiettivo di salvaguardia dei valori naturalistici ed ambientali delle aree protette, accentrando importanti funzioni di governo del territorio. Il progetto di legge non individua in maniera chiara i compiti dei nuovi Enti Parco e dell’Agenzia Unica dei Parchi, anzi ne rende incomprensibili le funzioni e le responsabilità accentrando il potere del governo del territorio. Emblematico in proposito è l’applicazione delle misure di salvaguardia genericamente definite nella proposta di legge ”disciplina di tutela e conservazione” che non fanno alcun riferimento alle definizioni vigenti nella normativa nazionale con “divieti transitori” applicati in modo arbitrario rispetto alle norme nazionali vigenti.
L’impianto della proposta di legge rischia, in questa fase, di non salvaguardare le aree protette regionali che, è bene ricordare, sono sotto assedio da parte della lobby dell’energia e delle onnipresenti compagnie petrolifere.
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