Basilicata, la salute è optional

24/02/2010





La settimana scorsa il settimanale L’Espresso pubblicava un articolo dal titolo Fiat, il verde è optional, nel quale veniva riferito di un’inchiesta condotta dal Corpo Forestale dello Stato, che avrebbe portato ad emettere 10 avvisi di garanzia per dirigenti della società Fenice SpA, collegata all’attività dello stabilimento Fiat di Cassino. In risposta, i vertici dell’azienda torinese hanno immediatamente smentito, non la notizia in sè ed i reati imputabili ai coinvolti, ma bensì le loro responsabilità, precisando che Fenice non è più una SpA di proprietà della Fiat.

Infatti, la società Fenice SpA è controllata dal grande gruppo francese EDF SpA, quello che per intenderci dovrebbe appaltare e gestire le centrali nucleari italiane in simbiosi con Enel SpA. Un accordo questo ed un’inchiesta quella di Cassino che vede coinvolte direttamente i nomi grossi e non, come capita spesso, i nomignoli, in virtù della forte propensione di regionalizzare le attività per mezzo del classico gioco delle scatole cinesi. Fenice SpA è stata accusata di aver classificato “fanghi pericolosi” come rifiuti innocui, in modo da smaltirli illegalmente a basso prezzo. In non meglio specificate discariche finiva così una miscela agghiacciante di schifezze, una bomba ecologica – secondo varie analisi – piena di sostanze tossiche che si sarebbero dovute trattare in modo completamente diverso. L’intera indagine sarebbe nata dopo alcune frasi intercettate ad un imprenditore di Frosinone. Il sistema incriminato è sempre lo stesso, quello della rifiuti connection, ed identico nei metodi a chi avrebbe permesso lo smaltimento a basso costo di multinazionali come Procter&Gamble, Lucchini e Marcegaglia. Gli scarti della produzione più a rischio vengono fatti esaminare da laboratori compiacenti, che assegnano ai rifiuti un codice CER “non pericoloso”. I rifiuti, in genere fanghi industriali, vengono poi smaltiti con questo sistema da imprese specializzate che miscelano la melma con altra spazzatura “non pericolosa”. Ne esce un nuovo rifiuto, che finisce dritto dritto in discarica. I vantaggi economici sono giganteschi, il giro d’affari milionario. Dopo lo smaltimento di rifiuti ferrosi dell’inchiesta calabrese “Acciaio Sporco” presso lo stabilimento Ferriere Nord di Potenza un nuovo tassello di rifiutopoli porta in Basilicata ed all’attività di Fenice SpA, per l’appunto, il cui termodistruttore “di spicco” è presente nell’area di San Nicola Di Melfi.

Ma, nella nostra Regione e Sentimento dove si è persa la ragione, c’è poco sentimento, la salute è un optional e le malattie tumorali crescono, pur avendo accertato che nell’inceneritore di Melfi persiste un malfunzionamento dei forni, causa di un grave inquinamento delle falde acquifere da sostanze cancerogene e metalli pesanti, non se ne parla più. L’attività del termodistruttore continua, mentre i tanto sponsorizzati carotaggi nelle discariche regionali, annunciati nel mese di settembre 2009 dalla Provincia di Potenza, latitano.

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2 commenti

  • In Basilicata sono optional un sacco di altre cose, ma sulla salute non si scherza, l’ultima “Relazione sanitaria” della Regione Basilicata è stata quasi censurata dai responsabili del Dipartimento per timore di contraccolpi elettorali…… Ma se lo ricorderanno i lucani il 28 marzo quado dovranno scegliere chi li governerà per i prossimi 5 anni?

  • CasAle

    I danni che hanno creato sono già parecchi e per quanto mi riguarda sono una cricca di delinquenti a piede libero.
    Se solo circolasse più informazione, si potrebbe almeno creare più consapevolezza e forse
    ci sarà un giorno la possibilità di vedere cambiare le cose…

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