I tarocchi dell’ambiente in Basilicata

01/09/2010





Lunedì 31 agosto 2010 sulle pagine de Il Sole24Ore è apparsa una classifica delle regioni italiane su “parametri” quali ambiente, economia, demografia, governance, credito, istruzione, lavoro e salute. La Basilicata, in controtendenza rispetto a molti precedenti piazzamenti non lusinghieri, si assesta al settimo posto per quanto riguarda le politiche ambientali. Mettendo da parte ogni tipo di commento espresso “a freddo” in merito all’articolo firmato dal sociologo Aldo Bonomi (Aaster e Fondazione Mattei) – noto in “terra nostra” per aver sviluppato la teoria dei “Comuni polvere”, ovvero lo sviluppo legato al petrolio in Basilicata – la classifica stilata dal noto quotidiano economico italiano, onestamente, non offre sufficienti spunti di analisi di dettaglio degli indicatori presi a riferimento.

Secondo l’Organizzazione Lucana Ambientalista si pecca di “benevolenza ambientale” per quanto riguarda le performance ottenute nel settore. Un sospetto sorge spontaneo: quello che il territorio lucano sia stato, volutamente, presentato con un “look” favorevole, al fine di mascherare, celare, nascondere una deriva ambientale che vede ormai molti punti di crisi. Dai rifiuti alle estrazioni petrolifere, dall’energia alle politiche per le aree protette, dall’inquinamento alle politiche industriali. Peccato che i cittadini lucani fotografino una realtà molto diversa da quella rappresentata dall’indagine del Centro Studi Sintesi e del Sole24Ore e dalla stessa lobby energetica, legata alle attività petrolifere ed evidentemente interessata ad un marketing territoriale proprio nel settore ambientale, l’altra reale faccia dei forti interessi economici che riguardano la regione.

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