Cane mangia cane

23 ottobre 2007

Ho scoperto Edward Bunker – da circa un anno – in mezzo agli scaffali degli scaffali degli scaffali stipati all’ingresso della Stazione Termini di Roma. Quello che mi ha colpito è stato il vuoto assoluto tutto intorno [il vuoto letteriario intendo...sempre dal mio punto di vista], le copertine tristi ed i titoli smunti. Questo libro, invece, ha “morso” la mia attenzione dimostrandosi – con il senno di poi – non un libro della domenica; non uno di quei libri che alla sera si poggiano sul comodino pronti per essere riaperti la sera dopo, prima di andare a letto e con una sola funzione, quella di servire da sedativo sonnifero tranquillante estremo. “Cane mangia cane” è una flebo. Si, è una flebo di stile di tensione di colpi di scena di flashback di nervosismo empatico. E’ il ricordo, il rimorso continuo [o forse no...lucida conferma] di un detenuto che si sveste per un attimo dai panni dell’essere vittima e ci racconta la sua vita con il suo linguaggio, con le sue dinamiche, con i suoi risvolti. Non è in uno stato di isolamento introspettivo Edward Bunker e lo manifesta puntando una lente di ingrandimento sulle crepe della società americana, che critica che rappresenta che fotografa. In questo scenario, in questa enfasi di fondo si snocciola “Cane mangia cane”, la storia di tre uomini, tre icone: Charles Carson detto Diesel, Gerald McCain detto Mad Dog e Troy Cameron. Tre uomini legati da uno stesso destino fin dagli anni del riformatorio, ora alle prese con le regole che cambiano nei ghetti di un’esistenza…

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Commenti

3 commenti per l'articolo “Cane mangia cane”

  1. Anonymous
    23 ottobre 2007 | 20:23

    Mi sento invogliata a leggerlo.
    Un saluto.

  2. diario_est
    23 ottobre 2007 | 20:31

    I’m sorry… ho dimenticato di firmare: il commento precedente l’ho lasciato io. In quanto al petrolio… siamo terra di conquista. Ci stanno colonizzando e quando avranno svuotato il ventre della Basilicata, vi riverseranno dentro scorie nucleari. Scusa il pessimismo, ma non vedo al momento motivi per stare un po’ più allegri.

  3. Pietro Dommarco
    24 ottobre 2007 | 00:10

    A chi lo dici! Sono anni che vado avanti in queste condizioni di pessimismo, ma paradossalmente continuo a lottare (vedi OLA). Effettivamente non ci sono molti motivi per essere allegri, ma tantissimi sono quelli che sostengono il fronte del no alla svendita del territorio.

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