Ciarpame senza pudore

28 giugno 2009

Mi spetta un triste primato – del tutto personale ovviamente – del quale non me ne vanto. Sono circa 40 giorni che attraverso quel Sinai mediatico, che ci impone sempre e solo lo stesso verbo: veline, vallette, pettegolezzi, comparsate, festini, noemi, morale, papi, silvio. Onestamente, non se ne può più. E dopo le famose dieci domande alle quali il premier non ha risposto, ora La Repubblica ne propone altre dieci. Sappiamo tutti a chi si riferiva Veronica Lario (ritornata sui giornali per bacchettare Rizzoli) quando esprimeva dissenso con un condivisibile “ciarpame senza pudore”. Io, visto il flusso di informazioni di quest’ultimo periodo, affibbierei in ugual misura quell’espressione a chi continua a non parlare d’altro. Sono un antiberlusconiano, da sempre, ma penso che si farebbe meglio a scrivere di cose più serie che interessano ad un Paese in piena crisi economica. La stampa, in questo modo, non fa altro che distogliere l’opinione pubblica sui problemi reali. A quando una bella inchiesta o un editoriale tosto su quello che non funziona nella politica berlusconiana?

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