Il giornalismo perde un esempio di libertà

6 novembre 2007

Questa mattina, ad 87 anni, si è spento Enzo Biagi. La mia giovane età non mi permette di ricordarlo “a mestiere”, ma la mia vicinanza al mondo del giornalismo è anche merito suo: leggendo, rileggendo e studiando molti suoi fondi incisivi, graffianti, reali. Il decano dei giornalisti italiani, ricoverato nella Clinica Capitanio di Milano, da oltre una settimana lascia un’eredità pesante al mondo dell’informazione. Un vero esempio di libertà. Una libertà mai intaccata. Biagi alternava l’attività televisiva alla carta stampata. Nel 1961 con l’ingresso in Rai, diventa direttore del Telegiornale e inizia quel difficile rapporto con la politica che non lo ha mai abbandonato. Nel 1963 cura la nascita del telegiornale del secondo canale Rai. Nello stesso anno lancia RT, il primo settimanale della televisione italiana. Ma ben presto arrivarono critiche durissime soprattutto dal Psdi di Saragat e dalla destra, che accusò Biagi di essere un comunista. Nel 1963 fu quindi costretto a dimettersi. Ritorna quindi a La Stampa come inviato speciale, scrivendo anche per il Corriere della Sera e per il settimanale L’Europeo. La sua collaborazione con la Rai, riprende nel 1968 quando chiamato dall’allora direttore generale, Ettore Bernabei ritorna alla tv di Stato, per realizzare programmi di approfondimento giornalistico. Tra i più seguiti e innovativi: “Dicono di lei” (1969), una serie di interviste a personaggi famosi, tramite frasi, aforismi, aneddotti sulle loro personalità e “Terza B, facciamo l’appello” (1971). Sempre nel 1971 fu nominato direttore del Resto del Carlino con l’obiettivo di trasformarlo in un quotidiano nazionale. Il 30 giugno del 1972 fu allontanato dalla direzione del Resto del Carlino e tornò quindi al Corriere della Sera. Nel 1975, pur senza lasciare il Corriere, collaborò con l’amico Indro Montanelli alla creazione del Giornale. E’ chiaro che in queste poche righe non è possibile racchiudere una vita umana e professionale straordinaria. Voglio ricordarlo linkando uno dei suoi ultimi articoli pubblicato sulle pagine de Il Corriere della Sera, scritto in occasione del suo ritorno in Tv, dopo la sciagurata “cacciata” berlusconiana.
Buona lettura de La mia Italia che non si arrende.

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Commenti

3 commenti per l'articolo “Il giornalismo perde un esempio di libertà”

  1. astronik
    6 novembre 2007 | 23:21

    Grandissimo giornalista Enzo Biagi, il mio preferito. Eccezionale anche come scrittore, ho ancora sugli scaffali alcuni suoi libri. Per alcuni anni a Natale ho ricevuto in regalo i libri di Biagi, mia moglie conoscendo la mia adorazione per lui, non mi faceva mancare il graditissimo regalo.
    Una penna fluida, un linguaggio semplicissimo, immediato, efficace. Mi mancherà molto.
    E non smetterò di augurare le peggiori sciagure a quel energumeno che qualche anno ha governato l’Italia appropriandosi del nome per sua coalizione (Casa della libertà), ed usurpando il significato della parola LIBERTA’ ha perpetrato uno dei più scandalosi atti di censura in Italia degni del regime fascista che il buon Biagi in gioventù ha combattuto. Per 5 lunghi anni gli italiani sono stati privati dell’incommensurabile bravura di Enzo Biagi. Una delle tante vergogne di questa nazione…..
    Hai fatto bene Pietro a ricordarci i meriti di questo grande uomo.

  2. Viler
    9 novembre 2007 | 16:31

    Va via un dei più grandi giornalisti della ns epoca. Ricordo quando Berlusconi lo mandò via dalla Rai, perchè ritenuto scomodo..

  3. Nicola Monteleone
    9 novembre 2007 | 17:37

    Con Biagi muore un eccellente giornalista in un paese sempre più mediocre…

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