Lana caprina

31/05/2010





I contenuti della recente lettera diffusa a mezzo stampa dal direttore dell’Arpab, Vincenzo Sigillito – in risposta ad un’interrogazione dell’onorevole radicale Zamparutti – servono esclusivamente ad alimentare “una questione di lana caprina”. In realtà, l’inquinamento provocato nel Vulture-Melfese dal malfunzionamento dell’inceneritore EDF-Fenice SpA meriterebbe maggiore attenzione e coerenza nelle esposizioni. Ad esempio, i dati relativi al monitoraggio effettuato dall’Arpab – avendo l’Agenzia in oggetto questo ruolo, per stessa ammissione del suo Direttore – non sono stati ancora resi noti, nonostante l’inquinamento da mercurio, in quantità superiori ai limiti consentiti dalla legge, continui a sussistere. A darne notizia, infatti, è lo stesso Sigillito, rispondendo alle domande della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e continuando in un’opera ormai tediosa di tranquillizzazione. Al di là della pura operazione di “marketing del tutt’apposto”, al quale siamo ormai abituati, le responsabilità dell’intera vicenda ricadono equamente un po’ su tutti, non meno sull’Arpab, che pur essendo a conoscenza dell’inquinamento causato dall’inceneritore – per ammissione del coordinatore provinciale dell’Agenzia, Bruno Bove – non avrebbe provveduto a darne subito comunicazione agli Enti preposti, ma con un irresponsabile ritardo di oltre un anno – così come evidenziato dall’ex sindaco di Melfi Navazio, contravvenendo all’articolo 244 del Decreto Legislativo n.152/2006, il quale sancisce che “le pubbliche amministrazioni che nell’esercizio delle proprie funzioni individuano siti nei quali accertino che i livelli di contaminazione sono superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, ne danno comunicazione alla regione, alla provincia e al comune competenti” ed eludendo, contemporaneamente, la prescrizione n.21 stabilita dalla Valutazione d’impatto Ambientale n.1709 del 17 dicembre 1993, rilasciata a Fenice dal ministero dell’Ambiente di concerto con il ministero per i Beni e le Attività Culturali.

A questo punto, e se le risposte sono queste, il direttore Sigillito non deve dimettersi, ma tocca alla Regione Basilicata rimuoverlo dal suo incarico in quanto strettamente legato alla fine della legislatura regionale così come sancito dall’articolo 7 della Legge Regionale n.13/99, istitutiva dell’Arpab.

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