Film Connection
L’assessore all’Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità della Regione Basilicata, Vincenzo Santochirico, ha deciso di candidare “Rifiuti Connection” (andata in onda mercoledì 25 novembre 2009 su Current Tv) – seppur a malincuore – tra i lungometraggi della film commission lucana. Il vice-presidente della Giunta regionale, sul proprio profilo di Facebook, nel dare un giudizio sull’inchiesta ha scritto che “…i “film” sono diversi dalla realtà. Descrivere la Basilicata come un’enorme pattumiera, preda di mafie e di malaffare, fa torto alla realtà oggettiva, che ognuno può constatare vivendola e percorrendola quotidianamente, e all’intelligenza di tanti lucani che si adoperano per tutelarla e svilupparla”. Finalmente l’assessore ha fatto bene a parlare, perchè mi dà modo di sottolineare come non c’è niente di più oggettivo di quelle riprese televisive che hanno permesso di mostrare a livello nazionale i rifiuti interrati nell’area industriale di Tito scalo, vero e proprio scandalo a cielo aperto, sui quali però si continua a tacere, a spregio dell’ambiente e della salute di quei cittadini lucani dotati certamente di intelligenza, grazie alla quale sono in grado di distinguere anche tra tutela e devastazione, tra sviluppo e menefreghismo.
Sulle potenzialità e sulla bellezza della nostra terra – ancora in gran parte integra – nessuno ha dei dubbi. Ma, purtroppo, c’è un’altra parte della nostra regione, e non un’altra Basilicata ma la Basilicata, che presenta enormi criticità, molte delle quali provocate proprio da quella “propaganda” della sostenibilità che di sostenibile ha soltanto interessi e business di multinazionali e lobby, nonché di quei poteri forti che si intrecciano spesso con la “politica del fare”.
Caro assessore chi ha lavorato a Rifiuti Connection, Le assicuro, avrebbe preferito girare un servizio per National Geographic o un documentario turistico, certo non un’inchiesta giornalistica che rappresenta soltanto un piccolo contributo a quella causa sostenuta da chi da anni e senza risposta alcuna, denuncia le contraddizioni lucane. Anche io ho girato e vissuto la Basilicata quotidianamente e, anche se da un anno a questa parte l’ho fatto un po’ meno, non posso certo negare gli enormi peggioramenti in atto. Non abbiamo usato soltanto i rifiuti interrati a Tito scalo o il traffico di rifiuti leciti ed illeciti di provenienza extraregionale per allestire il nostro set cinematografico, ma ci siamo avvalsi di altro, documenti, delibere e testimonianze che andrebbero smentiti con più serietà. La nostra “isola felice” non ci delude mai con il rumore metallico delle trivelle petrolifere nei parchi nazionali e nei centri abitati, con l’odore oleoso del greggio appena estratto, con quello annaspante dell’aria nei pressi del centro oli di Viggiano, con le nuvole grigie sui cementifici e gli inceneritori, con l’assenza di monitoraggi, con il profumo della trielina, con le acque di falda color rosso vermiglio, con l’aspetto a tratti torbido degli storici fiumi, con le pale eoliche che a ritmo lento vorticano vicinissime alle abitazioni, con gli scarichi industriali selvaggi e baldanzosi, con le “parche” compensazioni ambientali, con il silenzio istituzionale. Poesia del sostenibile.
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