Histonium, l’inchiesta simbolo dell’infiltrazione mafiosa in Abruzzo
15 luglio 2009
Le inchieste Histonium e Histonium 2 segnano una svolta storica nella vicenda criminale d’Abruzzo. È l’aprile del 2007 quando la Procura della Repubblica di Vasto, cittadina situata sulla costa meridionale della regione, al confine col Molise, esegue un blitz contro un presunto sodalizio criminale dedito ad attività estorsive. È la prima volta, infatti, che nell’isola felice viene contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione. Per certi versi, il caso Histonium (l’inchiesta è divisa in due filoni, ma il filo conduttore è unico) rappresenterebbe il paradigma dell’infiltrazione mafiosa in terra d’Abruzzo. È noto che in Abruzzo la mafia sia un fenomeno sostanzialmente d’importazione, agevolata in primo luogo da una gestione non proprio oculata dei soggiorni obbligati di importanti esponenti dei clan meridionali. Al centro dell’organizzazione vastese vi sarebbe, infatti, la figura di Michele Pasqualone, calabrese di nascita ma da anni residente a Vasto per ragioni di giustizia, protagonista di una vita «costellata di atti giudiziari, processi, condanne e sospetti di appartenenza a onorate società», per dirla con le parole degli inquirenti. Sarebbe lui a tessere le fila, a fare da punto di riferimento per quella che da più parti è stata definita una vera e propria “cosca” dedita al racket, che utilizzava peraltro metodi tipici delle realtà mafiose: intimidazioni telefoniche, minacce varie alle vittime e alle autorità inquirenti, attentati dinamitardi verso gli imprenditori più restii a sottomettersi al giogo del sodalizio criminale, e persino il sospetto che la banda stesse per compiere un sequestro di persona a scopo di estorsione.
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