Il cuore rivelatore
Voglio fare una “marketta”. Voglio farla ad un mio amico, regista di professione. Andrea Cantisani (nella foto) qualche anno fa ha deciso di avviare un progetto ben preciso: mettere su uno studio di video-produzioni con i fondi del prestito d’onore. Ed ha deciso di farla nell’area Sud della Basilicata. Una vera scommessa. Dei tanti cortometraggi, apprezzati e premiati, ho seguito la realizzazione de “Il cuore rivelatore”, tratto da un racconto di Edgar Allan Poe. Di seguito vi presento una mia recensione.
Recensione
“Con la dicitura finale: “liberamente tratto da Il cuore rivelatore di Edgar Allan Poe” Andrea Cantisani ci mette del suo senza mezzi termini, si salva [...bonariamente...], si caratterizza, si descrive. L’uso dell’avverbio “liberamente” dà all’insieme cinematografico un significato di personalizzazione netta e distinta dal resto. La prima intuizione, conscia e/o inconscia che sia, è il ribaltamento del punto di vista, da maschile a femminile. Nel racconto di Poe sia le due vittime [uccisore e ucciso] sia i due funzionari sono di sesso maschile; nel cortometraggio, invece, c’è una supremazia femminile che muta la visione della storia e rende le interpretazioni emotive più complicate, così come il decorso narrativo ancor più perversamente affascinante agghiacciante sorprendente. Anche l’alter ego dei funzionari – impersonificati da due pettegole [poi vecchie puttane] e conoscenti della vittima che uccide [quella che dobbiamo chiamare assassina nell'ambito delle convenzioni oggettive] – assume una valenza determinante nella ri-scrittura de “Il cuore rivelatore” e crea quasi un clima di comprensione intorno al crudele ammazzamento, prima di sfociare nella comprensibile paura. Una possibile, ma comunque inspiegabile, comprensione dovuta ad una riduzione delle distanze culturali tra i protagonisti, ad un cambio di prospettive antropologiche: è sicuramente diversa la relazione, il rapporto, la confidenza, il costume che lega l’uomo di edgar allan poe ai funzionari da quella che lega la donna di andrea cantisani alle pettegole. Il protagonista/la protagonista non è nient’altro che una maledizione; un demone dostoevskijano [che non è solo l'allucinazione d'un pazzo, ma che è l'ombra amplificata di quel male che la condizione umana reca in sé come marchio insopprimibile]; un’ossessione che sfocia da sentimenti già umani esasperati. Una forma di pazzia che nell’epilogo si scontra con il senso di un senso di colpa pulsante. per il giovane regista il compito più difficile – superato anche con le continue metamorfosi [non kafkiane] della macchina da presa che diventa fotografia d’autore e postmoderna diapositiva – è stato l’azione di presentare in un attimo una “foresta baudelairiana di simboli” e aggiungerei di dettagli, in una ricerca non spasmodica nè ossessiva ma naturale. “
Per ulteriori informazioni su Andrea:
http://www.dacvideoproduzioni.com/
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