Altro che sceneggiata napoletana
Il sistema dei rifiuti in Basilicata, al di là di ogni peggiore aspettativa, sta degenerando verso l’impiantistica, parallelamente al proliferare delle discariche, frutto di una politica regionale fondata sulle false emergenze e sul conseguente “tour della monnezza”. La storia attuale racconta di un sindaco, quello di Palazzo San Gervasio, che a mezzo stampa ha fatto sapere di non poter più sostenere il costo di conferimento dei rifiuti nella discarica venosina di Notarchirico, dopo il blocco regionale al trasporto dei rifiuti nella discarica di Genzano di Lucania, che vive altre problematiche. A detta di Federico Pagano – presso la piattaforma di Venosa viene praticato un costo insostenibile per tonnellata, pari a 120 €, senza contare il costo già pagato per incenerire la raccolta del multi-materiale presso l’inceneritore Fenice Spa.
Il primo cittadino di Palazzo San Gervasio contesta alla Regione Basilicata il fatto di aver applicato i classici “due pesi due misure” nell’utilizzo delle royalty del petrolio per la risoluzione del problema dei rifiuti, elargite esclusivamente ai comuni della Val d’Agri. Questo scenario – come voci comunali sembrano confermare con sempre più insistenza – potrebbe portare ad un progetto per la realizzazione di un inceneritore nel comune in oggetto, proposto da una ancora non nota società del nord. Il sindaco ha smentito, l’opposizione ha smentito la smentita del sindaco. Ma se questo fosse vero, ancora una volta si punterebbe all’incenerimento dei rifiuti, che non sembra essere la soluzione più idonea per abbassare la “tassa sulla monnezza”. Vedasi inceneritore Fenice e problemi ambientali connessi.
È sempre più evidente come si stia tentando di risolvere il problema rifiuti in Basilicata ripetendo gli stessi errori ed il medesimo “ricatto” vissuto nella vicina regione Campania, dove il Sindaco di Napoli ha tenuto ferma la raccolta differenziata e ben 7000 dipendenti e relativi mezzi adibiti a questo tipo di gestione, favorendo appunto l’impiantistica degli inceneritori e le ecoballe, cannibalizzando la figura del pubblico amministratore a sottomesso e sottoposto alle logiche del business dei rifiuti. L’intera classe politica regionale operando, quindi, il medesimo “ricatto” finge di non conoscere il disastro ambientale già provocato dal termodistruttore Edf-Fiat Fenice SpA nell’area di San Nicola di Melfi il cui inquinamento, in 10 anni, ha prodotto patologie tumorali ed impatti sull’ambiente e le falde idriche comprese in un vasto territorio a nord di una regione, destinata a mega pattumiera, con la realizzazione di mega discariche, inceneritori di rifiuti, cementifici e centrali a biomasse alimentati dalla monnezza prodotta anche altrove. Il rischio è quello di incentivare un business sui rifiuti che fa gola alla malavita organizzata.
© RIPRODUZIONE VIETATA
Nessun commento