Brescia crocevia dei veleni

31/07/2010





Scoperto lungo l’asse Lombardia-Campania un traffico illecito di rifiuti. Da Acerra partivano camion con sostanze pericolose, tossiche e nocive. Che tornavano al Sud carichi di mais contaminato. Un viaggio di andata e ritorno con carichi di natura diversa. Da Sud a Nord, rifiuti speciali provenienti dall’inceneritore A2A spa di Acerra destinati all’impianto di smaltimento e deposito di sostanze pericolose, tossiche e nocive gestito dalla Systema ambiente srl di Brescia (già Ecoservizi spa). Da Nord a Sud, invece, più di 80 quintali di mais con destinazione ultima gli allevamenti della Campania e del meridione. Questo quanto scoperto dai Nas (Nuclei anti-sofisticazione) di Brescia pedinando i camion diretti nel comprensorio bresciano. Le misure cautelari emesse dalla procura di Padova, titolare di un’inchiesta partita nel settore alimentare degli sfarinati, hanno portato al sequestro di 20 mezzi e a 22 denunciati con l’accusa di avvelenamento di sostanze alimentari e violazione alla normativa sullo smaltimento. Un sistema ben orchestrato quello messo in piedi dagli autotrasportatori della Ve.Ca sud autotrasporti srl di Maddaloni, in provincia di Caserta, incaricata dall’ex commissario di Governo per l’emergenza rifiuti campana alla mobilitazione delle scorie da incenerimento. Viaggi d’andata già pagati con soldi statali, quindi, per il trasporto regolare di rifiuti speciali e viaggi di ritorno rivenduti poi a prezzi concorrenziali.

La copertina di Terra del 3 agosto 2010Una sorta di “vuoto a vendere”, presumibilmente effettuato con la complicità di vari intermediari, all’oscuro della Systema ambiente srl e delle imprese che commercializzavano i mangimi. Inoltre, al momento, non sarebbe stata accertata nessuna implicazione diretta della ditta casertana che teneva a libro paga gli autotrasportatori, anche se i Nas hanno richiesto alla Camera di Commercio di Caserta la sospensione della licenza, fino alla conclusione delle indagini. Una volta scaricati i rifiuti tossici gli indagati provvedevano alla sostituzione della relativa segnaletica dello spostamento su gommato di merce pericolosa, ad un sommario lavaggio delle cisterne presso un impianto di Lonato e al nuovo carico di farina, mais e mangini per bestiame da macello e mungitura, pronti a contaminare la catena alimentare. Un rischio per l’ambiente e la salute confermato dalle prime analisi effettuate nelle cisterne adoperate: indiscussa la presenza di scorie, ceneri, metalli pesanti e reflui di ogni genere. Intanto si sta tentando di individuare tutte le strutture, principlamente campane – tra cui pastifici, caseifici e supermercati – a rischio mais contaminato.

Nel frattempo, a Brescia, in questi giorni sta montando un altro caso sollevato da un’interrogazione dai consiglieri comunali del Partito Democratico, protagonisti di un monitoraggio riguardante il conferimento di 10mila tonnellate di altri rifiuti campani presso l’inceneritore cittadino, gestito sempre dalla multiutility milanese A2A spa. I consiglieri denunciano la “provenienza di scorie di ignota natura, nonostante gli spergiuri della giunta leghista Paroli” e il via vai di “veicoli sui quali comparivano nomi di ditte tutt’altro che bresciane”, incluse la “Ve.Ca sud autotrasporti spa e la ditta F.lli Adiletta di Salerno, entrambe coinvolte in strane situazioni”. Un “termovalorizzatore” quello di Brescia da 800mila tonnellate l’anno fruttato nel 2006 al gestore circa 71milioni di euro, più volte elevato a modello di sostenibilità, nonostante la necessità di importare circa il 50% dei rifiuti da confluirvi, l’infrazione europea procurata all’Italia nel 2007 per violazione delle normative comunitarie inerenti la mancata valutazione d’impatto ambientale preliminare al progetto di una terza linea dell’impianto. Il tutto in una città che ha ospitato per decenni l’industria chimica Caffaro, produttrice di PCB e “dispensatrice” di diossina. Anche nel sangue dei residenti.

[Articolo di Pietro Dommarco tratto dal quotidiano Terra del 3 agosto 2010]

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