Lana caprina

L'inceneritore Fenice-Edf di MelfiI contenuti della recente lettera diffusa a mezzo stampa dal direttore dell’Arpab, Vincenzo Sigillito – in risposta ad un’interrogazione dell’onorevole radicale Zamparutti – servono esclusivamente ad alimentare “una questione di lana caprina”. In realtà, l’inquinamento provocato nel Vulture-Melfese dal malfunzionamento dell’inceneritore EDF-Fenice SpA meriterebbe maggiore attenzione e coerenza nelle esposizioni. Ad esempio, i dati relativi al monitoraggio effettuato dall’Arpab – avendo l’Agenzia in oggetto questo ruolo, per stessa ammissione del suo Direttore – non sono stati ancora resi noti, nonostante l’inquinamento da mercurio, in quantità superiori ai limiti consentiti dalla legge, continui a sussistere.

Basilicata, la salute è optional

La settimana scorsa il settimanale L’Espresso pubblicava un articolo dal titolo Fiat, il verde è optional, nel quale veniva riferito di un’inchiesta condotta dal Corpo Forestale dello Stato, che avrebbe portato ad emettere 10 avvisi di garanzia per dirigenti della società Fenice SpA, collegata all’attività dello stabilimento Fiat di Cassino. In risposta, i vertici dell’azienda torinese hanno immediatamente smentito, non la notizia in sè ed i reati imputabili ai coinvolti, ma bensì le loro responsabilità, precisando che Fenice non è più una SpA di proprietà della Fiat. Leggi tutto

Inceneritore Edf-Fenice SpA: Tiremm Innanz

La strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di persone”. Il concetto che il dr. Sigillito ha della funzione che ricopre in seno all’Arpab, emerge prepotentemente dalle sue dichiarazioni. Si può in una sola frase manifestare insofferenza e disprezzo nei confronti di una forza politica e al tempo stesso svelare il concetto che si ha della funzione pubblica ricoperta, disvelando un contesto? Sì può! Ed è quello che fa l’illustre il Direttore dell’Arpab. Dopo le dichiarazioni rilasciate dal Direttore, e riportate con puntualità dalla stampa, possiamo affermare che siamo di fronte ad una colossale operazione di depistaggio. Questa volta la Regione Basilicata saprà e vorrà chiedere le dimissioni di un Funzionario troppo funzionale, che ha azzerato la residua credibilità dell’Agenzia per la Protezione Ambientale? Forse no! Non accadrà, perché Sigillito è espressione del sistema che lo ha partorito. E’ espressione di un sistema che nega legalità, stato di diritto e diritto alla conoscenza. E cosa farà il Procuratore Arminio di fronte a dichiarazioni che in altri paesi avrebbero provocato l’intervento di Ministri e un’indignazione generalizzata? Il Direttore oggi afferma che l’Arpab non era tenuta a informare le istituzioni entro tempi determinati, rispetto all’inquinamento provocato da Fenice.

Il Direttore afferma che non ha informato per non creare allarmismi. A cosa sarebbe servito informare, si chiede Sigillito. Ed è da queste frasi che emerge il concetto che Vincenzo Sigillito ha della funzione che esercita. Egli, l’illustre Direttore, non è al servizio dei cittadini, non comprende il concetto di trasparenza. Nella cultura anglosassone coloro che rivestono cariche pubbliche vengono definiti pubblic servant; in Italia li chiamiamo funzionari. Nel sistema oligarchico-lottizzatorio-partitocratico, che produce l’illegalità diffusa denunciata dal Greco e dal Saet, il funzionario diventa funzionale. Ma funzionale a cosa?

Depistaggi e cortine fumogene. Questa mattina l’Arpab tenta addirittura di attribuire l’inquinamento da mercurio allo zuccherificio del Rendina, chiuso dal 2001. Forse Sigillito ha improvvisamente dimenticato i risultati della Conferenza di Servizio tenutasi a Melfi nel giugno del 2009. In quella sede fu dichiarato che l’inquinamento da mercurio proveniva da una “piccola” perdita verificatasi in una vasca dell’inceneritore. La piccola perdita faceva registrare, nel febbraio 2008, una presenza di mercurio 140 volte superiore ai limiti previsti dal D.Lgs 152/2006. L’Arpab sapeva in quel 2008 e nulla fece per informare sindaci e popolazione. Presidente De Filippo, tutto questo è normale?

Ma non basta. L’ottimo Sigillito si lascia andare anche a dichiarazioni degne del signor Lapalisse e dichiara che I Radicali non rappresentano “un’istituzione”. Per essere precisi, Il Direttore afferma quanto segue: “I Radicali fino a prova contraria non rappresentano un’istituzione per cui non sono tenuto a fornire loro i dati.”

Egregio Direttore, lei i dati dovrebbe fornirli a tutti, renderli disponibili e scaricabili sul sito dell’Arpab e fare in modo che siano facilmente interpretabili. Ed invece, dal 2002 non un solo dato sulle matrici acqua e terra del vulture-melfese è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia. Eppure, il concetto di trasparenza e di diritto alla conoscenza è sviscerato proprio in una delibera regionale del 1996, avente per oggetto la questione dei monitoraggi.

Ha proprio ragione Marco Pannella: “La strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di persone”. Dopo le ultime performance del Direttore non ci resta che ribadire la richiesta di dimissioni, che a questo punto appaiono urgenti. Su Fenice e su tutto il resto, nonostante tutto, per dirla con Sciesa, “Tiremm Innanz”. C’è solo da sperare che dietro l’angolo non ci sia qualche forca di regime a cui finiremo impiccati.

[di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni]

Fermare subito l’inceneritore dei veleni

In seguito al rinvio della Conferenza dei Servizi tenutasi a Melfi in data 7 ottobre 2009, convocata per esaminare i risultati della caratterizzazione dell’impianto Edf-Fenice S.p.A., l’unica cosa certa è il gravissimo protrarsi della situazione di inquinamento. L’aspetto che sconcerta oltremisura è l’apprendere come tutti siano a conoscenza che la contaminazione delle falde acquifere dell’area industriale di San Nicola di Melfi sia attribuibile ad un cattivo funzionamento dell’impianto di incenerimento Edf-Fenice S.p.A. senza che ne venga bloccata l’attività. Inoltre, se da un lato non convincono le rassicurazioni circa la risoluzione della contaminazione da mercurio – provocato dal forno a griglia per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani -, anche in mancanza di dati pubblici, dall’altro è tutt’altro che eliminato l’inquinamento provocato da diversi solventi cancerogeni, derivanti dall’incenerimento di rifiuti industriali nel forno rotante.

Ragion per cui, il presidente della Giunta regionale, Vito De Filippo, dovrebbe sospendere immediatamente l’attività dell’inceneritore, al di là delle decisioni che prenderà, si spera, la Procura di Melfi e il presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza, dovrebbe fermare ogni tipo di conferimento di rifiuti nella struttura di Melfi.

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